Non basta dire “gioca responsabilmente”, occorre costruire comunità che prevengano l’azzardo

A Potenza il Parlamentare Stefano Vaccari, autore del libro “Non è un gioco. È azzardo”, rilancia il ruolo di istituzioni, associazioni e cittadini: «La prevenzione nasce dalle relazioni».

“Non è un gioco, è azzardo”. Non è soltanto il titolo del libro del parlamentare Stefano Vaccari, presentato a Potenza nella sede dell’Associazione Insieme ETS, insieme ad APS Famiglie Fuori Gioco, capofila del progetto “Il filo della ragnatela”. È soprattutto un cambio di prospettiva. Perché chiamare le cose con il loro nome è il primo passo per affrontarle.
I numeri aiutano a comprendere la portata del fenomeno. In Italia nel 2025 sono stati “giocati” 165 miliardi di euro, con una previsione di circa 190 miliardi nel 2026: una crescita alimentata soprattutto dall’espansione delle piattaforme digitali, sempre accessibili, sempre disponibili.

Ma i numeri, ancorché enormi, da soli non raccontano tutto. Dietro l’azzardo ci sono persone.
Vaccari invita ad abbandonare una narrazione che tende a normalizzare il fenomeno. «Il termine “gioco” richiama il divertimento, l’infanzia, la socialità. L’azzardo, invece, è altro: è un sistema che può trasformare la speranza di vincere in dipendenza, indebitamento e isolamento sociale. Secondo i dati richiamati nel libro, il fenomeno coinvolge circa un milione e mezzo di persone e ha ripercussioni sulle loro famiglie, spesso costrette a confrontarsi con usura, fragilità economica e perdita delle relazioni. No, tutto questo non è e non può essere un gioco».

A preoccupare è anche l’abbassamento dell’età di accesso all’azzardo: «Smartphone e piattaforme online rendono sempre più facile aggirare i divieti, tanto che centinaia di migliaia di minorenni risultano aver giocato illegalmente su siti non autorizzati».


Un problema che riguarda tutta la società


L’incontro ha affrontato anche uno degli aspetti meno conosciuti del fenomeno: l’intreccio tra gioco d’azzardo, interessi economici e criminalità organizzata. Secondo Vaccari, l’enorme flusso di denaro che attraversa il settore rappresenta un’opportunità per il riciclaggio e per le infiltrazioni mafiose, mentre lo Stato vive una contraddizione evidente: finanzia servizi di cura e prevenzione, ma allo stesso tempo trae importanti entrate fiscali dal comparto dell’azzardo. Una contraddizione che apre interrogativi politici ed etici, ma che non può diventare un alibi per rinunciare ad agire.




La prevenzione non comincia nelle sale gioco


Il passaggio più interessante dell’incontro, però, non riguarda la denuncia ma le possibili soluzioni.
Per l’autore del volume la risposta passa da una riduzione dell’offerta di gioco, dal ripristino di strumenti di monitoraggio come l’Osservatorio nazionale sul gioco d’azzardo e da una maggiore trasparenza dei dati, indispensabili per comprendere l’evoluzione del fenomeno e intervenire in modo mirato. Ma esiste anche un’altra prevenzione. Quella che nasce nei territori.
Informare, spiegare i meccanismi psicologici dell’azzardo, creare occasioni di incontro, promuovere cultura, sport, volontariato e partecipazione significa offrire soprattutto ai giovani alternative concrete. Perché una comunità ricca di relazioni è anche una comunità più resistente alle dipendenze.


Il valore delle reti


È qui che si inserisce l’esperienza del progetto “Il filo della ragnatela”, sostenuto dalla Fondazione con il Sud. Incontri nelle scuole, educativa di strada, Open Day, laboratori, incontri pubblici: attività diverse accomunate da un’idea semplice, ma potente. La prevenzione non si costruisce soltanto nei servizi sanitari; si costruisce nelle piazze, nelle associazioni, nelle famiglie, nei centri giovanili, nei luoghi dove le persone si incontrano ogni giorno. Non a caso Vaccari ha sottolineato il valore della collaborazione tra istituzioni e Terzo settore, ricordando come proprio queste reti abbiano rappresentato negli anni uno degli strumenti più efficaci per affrontare il fenomeno.



Costruire una cultura diversa

Forse la sfida più grande è proprio questa: smettere di considerare l’azzardo come una scelta individuale e riconoscerlo come una questione collettiva. Perché ogni ragazzo che trova uno spazio di ascolto, ogni famiglia che incontra un’associazione, ogni volontario che decide di dedicare tempo alla propria comunità contribuisce a costruire quella “ragnatela positiva” evocata dal progetto.
Una rete fatta di persone, prima ancora che di servizi; ed è da queste reti che può nascere la forma più efficace di prevenzione: una cultura capace di restituire al gioco il suo significato originario – relazione, creatività, condivisione – e di togliere terreno all’azzardo prima che diventi dipendenza.

Vito Verrastro

Vito Verrastro

Giornalista freelance e manager della comunicazione di Potenza. Nel 2012 ha creato il format Lavoradio e fondato l’evento Jobbing Fest, premiato nel 2014 come uno dei tre migliori progetti italiani in tema di inclusione sociale dal Sodalitas Social Award. Autore del libro di successo Generazione Boomerang in cui sono raccolte storie di vincente e consapevole ritorno da parte di expat italiani.

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