Verde urbano e rischio sismico: a Perugia li monitora il progetto GAIA
Il progetto GAIA punta a trasformare informazioni continue in nuovi servizi per tecnici e cittadini, tra cui la gestione del verde urbano e del rischio sismico. L’assessore comunale alla Transizione digitale, Andrea Stafisso, spiega cosa cambia
Prevenire è meglio che curare, diceva lo slogan di una vecchia pubblicità. E nel 2026, per farlo davvero, i dati sono fondamentali. Lo conferma l’esperienza del Comune di Perugia, che col progetto GAIA (Green Areas and seIsmic observAtories) punta a integrare gestione del verde urbano e monitoraggio del rischio sismico in un sistema unico, fondato proprio sui dati, grazie a una governance pubblico-privata che si è rivelata particolarmente efficace. Lo spiega a News48 Andrea Stafisso, assessore alla Transizione digitale, smart city e innovazione tecnologica del Comune umbro, partendo dall’importanza del dato e dal bisogno di avere delle fonti che “consentano di acquisirlo real time, quindi in modo aggiornato e continuativo e non una tantum”.
Un patrimonio fragile
Ma dove nasce questa necessità? Il punto di partenza di GAIA, che si inserisce in un progetto più ampio che comprende anche il gemello digitale di Perugia, è un problema comune a molte città italiane. Il patrimonio pubblico è esteso, fragile, distribuito su edifici, scuole, ponti, alberature, parchi e aree esposte a instabilità strutturali e ambientali. Le verifiche tradizionali restano necessarie, ma non sempre bastano a intercettare fenomeni dinamici come vibrazioni, inclinazioni, oscillazioni, spostamenti, cambiamenti legati al vento, al terreno o al comportamento degli edifici o delle piante. Soprattutto, non possono farlo in maniera continua, momento per momento.
Cosa che invece può garantire la sensoristica, “fondamentale per acquisire informazioni aggiornate che a loro volta sono le uniche che possano sostenere dei servizi”, abilitando “il passaggio da città smart a città ‘sensible’, cioè sensibile”.
Si tratta di un passaggio rilevante: una città smart può usare dati raccolti periodicamente; una città sensibile, invece, acquisisce informazioni runtime attraverso, appunto, la sensoristica. Questi dati alimentano un ‘data lake’, un contenitore centrale, e un gemello digitale attraverso cui vengono elaborate informazioni per amministratori e cittadini. Monitorando costantemente lo stato del territorio, come la stabilità degli alberi o la sicurezza sismica, è così possibile prevenire le criticità e offrire servizi ad alto valore aggiunto, realmente efficaci.
Cos’è GAIA
Da qui si sviluppa il progetto GAIA, finanziato dalla Regione Umbria nell’ambito del POR FESR 2021-2027 e gestito da Sviluppumbria: una rete di sensori wireless autoalimentati e a basso impatto, tra cui accelerometri, capaci di rilevare vibrazioni, inclinazioni e spostamenti. Questi dati vengono elaborati attraverso una piattaforma DSS – un sistema di supporto alle decisioni -, basata su cloud e algoritmi predittivi e integrata con il gemello digitale della città.
Il Comune, infatti, dal 2023 si è dotato di un digital twin, il cui senso reale, spiega Stafisso, “non sta nell’essere una riproduzione 3D, cosa per la quale Google Maps è molto più efficiente, ma nei dati e nel modello dati che ci sta sotto, dunque le informazioni che possono essere rielaborate”.
Dal modello, infatti, si ricavano “tutta una serie di dashboard della città, cruscotti, modelli predittivi. L’idea di fondo è quella di avere sempre più sensoristica sul territorio, raccogliere dati che vadano in un unico posto, cioè il nostro data lake della piattaforma di smart city, in modo tale da creare servizi per i cittadini”.
Stafisso fa degli esempi concreti: un’app sui parcheggi funziona solo se sa in tempo reale, “e non una volta al giorno”, quanti posti sono disponibili nei parcheggi multipiano o a pagamento della città; la gestione delle Ztl, “ad esempio in caso di manifestazioni”, ha bisogno di conoscere momento per momento la situazione del traffico. Il punto è il dato “runtime, perché nel mondo in cui viviamo oggi se l’informazione è obsoleta, vecchia, statica, non ci faccio niente”, sottolinea l’assessore.
I due osservatori: sismico e verde urbano
GAIA porta questa logica anche sulla gestione degli alberi e degli edifici scolastici, andandosi a integrare nel gemello digitale e alimentando due osservatori: OSU, l’osservatorio sismico urbano, e OVU, l’osservatorio sul verde urbano.
Per quanto riguarda le scuole, al momento gli accelerometri sono stati posizionati su tre plessi per raccogliere dati su vibrazioni e oscillazioni degli edifici. Il monitoraggio non sostituisce le verifiche strutturali, ma aggiunge un livello di conoscenza continua utile per predisporre controlli o far scattare le procedure di alert.
Nel caso del verde urbano, Perugia partiva da un censimento già realizzato, con decine di migliaia di alberi mappati. Mancava però il monitoraggio continuo dello stato delle piante. Con GAIA, racconta Stafisso, sono stati scelti alberi rilevanti, “anche monumentali e anche in aree oggetto di frane vicine al centro storico, sui quali sono stati installati sensori ‘tree talker’ molto avanzati”, che misurano “l’inclinazione, i movimenti, le oscillazioni e altri dati utili a tenere sotto controllo anche la zona dove si collocano”, spiega l’assessore.
“In alcune circostanze abbiamo anche inserito nei pressi una stazione di rilevazione meteorologica”, in modo da capire quando un movimento è inconsueto. “Ad esempio, recentemente ci sono state diverse giornate molto ventose e abbiamo effettivamente rilevato dei movimenti importanti degli alberi, che si spiegavano con il vento. Eventuali osservazioni di ulteriori anomalie chiaramente poi richiedono di andare sul luogo”, continua.
I robot terrestri
Oltre alla sensoristica, nel corso del progetto sono stati utilizzati anche dei robot terrestri per mappare una delle principali aree verdi attrezzate della città. Dotati di tecnologia lidar e altri strumenti, questi mezzi hanno rilevato specie arboree e condizioni del patrimonio vegetale presenti nella zona. Non si tratta della parte centrale degli osservatori, sottolinea Stafisso, ma di una sperimentazione collegata alla ricerca universitaria che però mostra una direzione più ampia: usare tecnologie mobili e fisse per aggiornare la conoscenza del territorio.
Che decisioni aiuta a prendere GAIA?
Il valore di GAIA sta nella possibilità di orientare decisioni concrete. Quali? L’assessore spiega che “la principale è la manutenzione straordinaria del verde”, soprattutto su alberi storici o in condizioni non evidenti a occhio nudo. Stafisso fa riferimento alla “morte silente” delle piante: situazioni in cui il rischio non emerge subito, ma può portare a crolli improvvisi. Sul verde, sottolinea, un intervento “è una cosa frequente. Sulle scuole, è un monitoraggio di maggiore sicurezza”, che consente di attivare controlli tecnici se il sistema dovesse segnalare dati anomali.
I limiti del progetto
Oltre ai vantaggi, il progetto ha qualche limite? Intanto, la sensoristica ha costi rilevanti e non può essere estesa senza nuove risorse. “Questo era un progetto sperimentale fatto con l’università, quindi finanziato dalla ricerca, ma per sviluppare ulteriormente la rete di sensori ci vogliono delle risorse abbastanza importanti, tipo fondi europei, Agenda urbana, eccetera”, specifica l’assessore.
Anche l’installazione fisica ha presentato delle complessità, soprattutto sugli alberi o in aree difficili. Ma “le principali criticità – spiega Stafisso – sono state nell’analisi e nella gestione dell’enorme mole di dati”: scegliere quali informazioni servono, come analizzarle, quali indicatori costruire, come renderle comprensibili ai tecnici e anche ai cittadini.
Un modello di governance condivisa
Un altro aspetto interessante del progetto è che propone un modello di governance condivisa tra pubblico, università e imprese. GAIA, infatti, coinvolge Comune di Perugia, Università degli Studi di Perugia e imprese innovative del territorio (TeamDev Ecosystem e Wisepower). “L’ente acquisisce il servizio, l’università fa ricerca perché raccoglie dati, le aziende del luogo maturano un’esperienza sul campo. È un modello collaborativo e vincente per tutti, e oggi come oggi secondo me è assolutamente imprescindibile”, chiarisce l’assessore. Anche perché, “se ben governato, porta a stimolarsi reciprocamente”. Purché “gli interessi vengano fatti convergere”, avvisa Stafisso. E qui sta la difficoltà, evidenzia, specificando che il caso di GAIA “è stato un modello virtuoso”.
Un modello replicabile?
Visto il successo del progetto, si può pensare di replicarlo in altri centri urbani? Per l’assessore c’è un punto di partenza, ovvero la cosa che “molto spesso, a mio avviso, manca ai Comuni”: avere l’infrastruttura, “un luogo unico in cui arrivano tutti i dati”.
Il nodo fondamentale per il Comune di Perugia, spiega, era proprio mettere in piedi l’architettura di gestione dei dati. “Fatto questo, l’installazione del sensore paradossalmente è la parte più facile”, e “la possibilità di sviluppare sensoristica sulla mobilità, i semafori, le luci, il verde, si trova. Ad esempio, il canale di Agenda urbana è uno strumento efficace in tal senso perché prevede una linea di finanziamento” per questi temi.
La replicabilità, quindi, non passa dall’acquisto di sensori, ma dalla decisione, a monte, di costruire un punto unico in cui i dati confluiscono e possono essere rielaborati. Senza quel contenitore, ogni sensore resta un’informazione isolata; con quello, anche poche installazioni iniziano a produrre servizi.
Proprio sfruttando la prossima programmazione di Agenda urbana, Perugia intende proseguire su questa strada, puntando ad ampliare la rete di sensori, a razionalizzare il data entry e a migliorare l’accessibilità delle informazioni. Alcuni dati resteranno destinati agli agronomi e ai tecnici; altri potranno essere tradotti in indicatori utili per i cittadini.

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