Disaffezione dalle reti: un segnale di maturità collettiva

Per oltre un decennio le reti sociali online hanno rappresentato il luogo simbolico della connessione globale: spazi virtuali in cui raccontarsi, informarsi, costruire identità e intrecciare relazioni. Oggi, però, qualcosa sembra incrinarsi. Un numero crescente di individui dichiara di dedicare meno tempo alle piattaforme, di provare fastidio invece che piacere nello scrolling continuo, di avvertire il bisogno di una distanza più sana. Non si tratta solo di una moda passeggera o di un improvviso rigetto tecnologico, ma di un cambiamento più profondo nel rapporto tra cittadini e ambienti digitali.

La sensazione diffusa è quella di una stanchezza emotiva e cognitiva: un sovraccarico di immagini, messaggi, confronti e stimoli che non sempre arricchiscono, ma spesso logorano. In questo contesto, la riduzione della presenza online non appare come una rinuncia, bensì come una forma di autodifesa consapevole.

Un fenomeno mondiale

È particolarmente interessante, a questo proposito, l’articolo “Siamo stufi dei social media? ‘Ho iniziato a soffrire di invidia e insoddisfazione della mia vita’. Autodifesa e noia: cosa sta succedendo”, scritto da Alice Scaglioni per il Corriere della Sera, che analizza dati, ricerche scientifiche e testimonianze dirette per raccontare un fenomeno ormai globale.

Secondo l’analisi citata dal Corriere della Sera, condotta dalla società Gwi per il Financial Times, “il tempo che trascorriamo sui social media ha raggiunto il picco nel 2022 e da allora è in costante discesa”. Nei Paesi più avanzati, gli adulti sopra i 16 anni trascorrono oggi “in media due ore e 20 minuti al giorno” sulle principali piattaforme, con una flessione del 10% rispetto a due anni prima. Un dato che, di per sé, segna una rottura rispetto alla crescita ininterrotta che aveva caratterizzato la fase precedente.

Queste cifre acquistano ulteriore significato se affiancate alle esperienze personali. Nel pezzo emergono le voci di lettrici e lettori che spiegano le ragioni di questa presa di distanza: “Ho iniziato a soffrire di invidia e insoddisfazione della mia vita”; “Aprire i social era diventata quasi un’abitudine, anche in compagnia di persone a me care”. Racconti che mostrano come la frequentazione degli spazi digitali, da gesto spontaneo e ricreativo, si sia trasformata per molti in un automatismo difficile da governare.


Francesco Pira

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Sociologo saggista e giornalista, è professore associato di Giornalismo Web e Comunicazione Strategica presso il Dipartimento di Civiltà Antiche e Moderne dell’Università degli Studi di Messina, dove è Direttore del Master in “Esperto della Comunicazione Digitale” e Delegato del Rettore alla Comunicazione. 

Le sue riflessioni toccano temi importanti per la nostra società: il mondo digitale, i giovani, l’informazione.


Un’attenzione alla salute mentale

L’analisi si approfondisce quando vengono richiamati diversi studi che evidenziano una correlazione tra l’esposizione intensiva ai social network e l’aumento di problematiche legate alla salute mentale. Viene citata, ad esempio, la ricerca Social Media and Mental Health dell’American Economic Review, secondo cui l’arrivo di Facebook nei college ha determinato “un aumento del 7% della depressione grave negli studenti e del 20% dei disturbi d’ansia”. Ancora più rilevante è la ricerca interna di Meta del 2020, rimasta nascosta per anni, che mostrava come “le persone che hanno smesso di utilizzare Facebook per una settimana hanno riportato una diminuzione dei sentimenti di depressione, ansia, solitudine e confronto sociale”.

A commentare questi risultati è la psichiatra e psicoterapeuta Tiziana Corteccioni, che nell’articolo afferma: “I social causano una grande dipendenza perché generano dopamina in chi li usa”. Non si tratterebbe più di una fruizione ludica, ma di un vero e proprio strumento di regolazione emotiva, “paragonabile a qualsiasi altra dipendenza”.

Alcune ricerche, come Windows of developmental sensitivity to social media, mostrano che esistono “finestre biologiche specifiche” in cui il cervello risulta più vulnerabile agli effetti delle piattaforme, soprattutto durante l’adolescenza. Non è un caso che Paesi come l’Australia abbiano deciso di vietare l’accesso ai social ai minori di 16 anni. Una scelta che apre interrogativi etici e politici, ma che segnala una crescente consapevolezza diffusa.

Il ciclo delle innovazioni tecnologiche

Quanto descritto non sorprende, se lo si osserva in una prospettiva più ampia. Ogni grande innovazione tecnologica attraversa fasi cicliche: entusiasmo iniziale, diffusione di massa, saturazione e, infine, rinegoziazione del suo significato sociale. I social media sembrano oggi collocarsi proprio in quest’ultima fase.

Il testo del Corriere coglie bene questo passaggio quando riporta la frase di un lettore: “Un tempo i social connettevano persone a distanza, ormai sono solo vetrine”. Le piattaforme, nate per favorire relazioni, si sono progressivamente trasformate in spazi commerciali, dominati da influencer, brand e contenuti ottimizzati per l’algoritmo. Come rileva il report di We Are Social citato nell’articolo, una parte consistente degli utenti accede a questi ambienti per “trovare prodotti da comprare” o “vedere contenuti dai brand preferiti”.

Questo slittamento ha impatti importanti sull’identità. Il sociologo Erving Goffman parlava della vita sociale come di una “rappresentazione”: negli ecosistemi digitali, però, questa messa in scena diventa permanente, misurabile e giudicabile. Like, commenti e visualizzazioni funzionano come indicatori di valore simbolico. Non stupisce, quindi, che molti utenti sperimentino quella che il giornalista Kyle Chayka, sul New Yorker, definisce social ennui: una noia esistenziale fatta di “disorientamento, imbarazzo e disagio”.

E se fosse un processo di maturazione?

La perdita di spontaneità, l’omologazione estetica, il confronto costante con “vite perfette, vacanze da sogno e stili di vita irraggiungibili” producono un senso diffuso di inadeguatezza. Di fronte a questo scenario, diminuire la presenza online diventa un atto di resistenza culturale.

Ed è qui che emerge l’aspetto più significativo di questa tendenza. Il calo dell’utilizzo dei social non va interpretato solo come rifiuto, ma come maturazione. Come suggerisce l’articolo, “non stiamo abbandonando i social, ma siamo sulla soglia di una maturazione collettiva”. Le persone non rinunciano alla connessione, ma iniziano a interrogarsi su come e perché farne uso.

Si tratta di una rinegoziazione dei confini tra pubblico e privato, tra online e offline, tra visibilità e autenticità. Ridurre il tempo trascorso sulle piattaforme significa spesso recuperare altre dimensioni dell’esperienza: relazioni faccia a faccia, silenzio, attenzione prolungata, creatività non mediata dagli algoritmi. Anche il tema della privacy, citato da Tiziana Corteccioni (“l’idea che si possa fare business con la nostra privacy non è qualcosa che ci fa piacere”), indica una maggiore consapevolezza degli utenti. Il cittadino digitale non è più soltanto un consumatore passivo, ma un soggetto critico.

Forse non smetteremo di scorrere i feed, ma impareremo a farlo meno e meglio. E in questa scelta quotidiana, apparentemente individuale, si gioca una trasformazione condivisa che riguarda il nostro benessere, la qualità delle relazioni e il modo in cui vogliamo abitare il mondo digitale.

Francesco Pira

Francesco Pira

Siciliano che ama definirsi nordafricano perché è cresciuto ed ama tantissimo la sua città d’origine Licata, in provincia di Agrigento. Professore Associato di Sociologia dei processi culturali e comunicativi e insegna Teorie e Tecniche del giornalismo digitale, Social Media e Comunicazione d’Impresa, Giornalismo Sportivo nel Corso di Laurea Triennale e Giornalismo Digitale nel Corso di Laurea Magistrale presso il Dipartimento di Civiltà Antiche e Moderne, e Tecniche Comunicative in Sanità Pubblica nel Corso di Laurea in Tecniche della Riabilitazione Psichiatrica presso il Dipartimento Dipartimento di Scienze Biomediche, Odontoiatriche e delle Immagini Morfologiche e Funzionali, BIOMORF dell’Università degli Studi di Messina. E’ stato nominato nel 2025 componente del Comitato Scientifico dell’Intergruppo Parlamentare sul Digitale presieduto dall’on. Naike Gruppioni. Sempre nel 2025 è entrato a far parte di un gruppo per un importante progetto di ricerca sulla Famiglia Digitale del Centro de Investigation Social Applicada dell’Università di Malaga (Spagna). A marzo 2024 è stato nominato Presidente della branch Comunicazione Media e Informazione dii Confassociazioni, di cui era stato Vice Presidente e dal giugno 2020 è Presidente anche dell’Osservatorio Nazionale sulle Fake News. Insegna in Master universitari e in corsi destinati a docenti e dipendenti pubblici. E‘ componente del Collegio dei Docenti del Dottorato in Scienze Politiche dell‘omonimo Dipartimento dell’Università di Messina. Collabora come Docente del Corso di Corporate Communication del Corso di Baccalaureato in Advertising e Marketing dell’Istituto Universitario Salesiano di Venezia e Verona aggregato all’Università Pontificia Salesiana. E’ Visiting professor presso l’Università Re Juan Carlos di Madrid in Spagna e Docente Erasmus presso l’Università Marie Curie di Lublino in Polonia. Membro del Comitato Accademico del Observatorio Euromediterráneo de Democracia y Espacio Público de la Universidad Rey Juan Carlos (Madrid). E’ stato Coordinatore e Responsabile Scientifico per l’Italia, fino al giugno 2023, del Progetto OIR, sulla didattica inclusiva – Erasmus + (Open Innovative Resources) finanziato dall’Unione Europea che vede insieme le Università di Lublino (Polonia), Oviedo (Spagna) e Messina. Visiting Marie Curie Staff Member presso il Center for Social Science, Tiblisi (Georgia), nell'ambito del Progetto SHADOW (MSCA-RISE call H2020-MSCA-RISE-2017. E‘ stato Direttore del Master in Esperto della Comunicazione Digitale nelle PA e nell’Impresa. Saggista è autore di oltre 80 tra monografie, contributi in volumi e articoli scientifici (in italiano, inglese e spagnolo). . È condirettore della rivista Addiction & Social Media Communication e fa parte del comitato scientifico di riviste scientifiche e convegni, in Italia e all'estero. Nel giugno 2008 per l’attività di ricerca e saggistica è stato insignito dal Capo dello Stato, on. Giorgio Napolitano, dell’onorificenza di Cavaliere dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana. Nel corso della sua carriera gli sono stati conferiti numerosi riconoscimenti. Ha intrapreso una battaglia personale con il bullismo, il cyberbullismo, il sexting, le fake news e la violenza sulle donne. Su questi temi ha svolto ricerche e tenuto seminari in Italia e all’Estero per studenti, docenti e genitori. Il quotidiano Avvenire l’ha definito uno dei maggiori analisti italiani del fenomeno Fake News. E stato dall’ottobre 2023 al febbraio 2025 Garante dei Diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza del Comune di Realmonte (Agrigento) ed è attualmente Presidente della Commissione Toponomastica del Comune di Licata (Agrigento). Giornalista scrive tutte le domeniche la rubrica PIRATERIE nelle pagine culturali del quotidiano La Sicilia e firma il Video Editoriale settimanale sul giornale on line Scrivo Libero. Collabora con la rivista I LOVE SICILIA, il quotidiano statunitense IL NEWYORKESE, e con le testate News 48, Lo Spessore e Voce dello Jonio e i blog Il Salto della Quaglia e Il Gustosino. E' opinionista per il portale nazionale dell'UCSI (Unione Cattolica Stampa Italiana) e dell'emittente nazionale Cusano Tv con interventi puntuali nel corso della trasmissione Psiche Criminale.

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