Generazione Z in prima linea: la spinta che rimette in moto il futuro
Dai social alle piazze, i più giovani trasformano il malcontento in proposta: realisti, digitali, attenti ai diritti e al Pianeta, chiedono un cambiamento che parta da autenticità, responsabilità e partecipazione civile.
Chi li ha etichettati come apatici, ripiegati sugli schermi dei loro smartphone, passivi, dovrà ricredersi. La Generazione Z – composta dai nati tra la metà degli anni ’90 (1997) e il 2010 – sta dimostrando con forza di essere tutto fuorché disinteressata alla vita civile e alla politica.
Da un capo all’altro del mondo, una nuova stagione di mobilitazioni giovanili sta occupando le piazze, unendo istanze locali a una visione globale. Non si tratta, però, di una semplice riedizione delle proteste del passato. Cambiano i linguaggi, gli strumenti e, soprattutto, l’approccio: non solo denuncia, ma una spinta costruttiva verso un futuro diverso. Questi movimenti, spesso senza leader e organizzati orizzontalmente tramite social network, non si limitano a dire “no”, ma avanzano richieste precise per una società più equa, sostenibile e trasparente. Ma chi sono questi giovani? I sociologi hanno tracciato un quadro delle loro caratteristiche principali: vediamo quali sono.
Nativi digitali
Questa generazione è dotata di una spiccata autonomia nell’esprimere opinioni e nel partecipare alla vita familiare e comunitaria. Autonomia che si spiega soprattutto con il fatto che questi giovani sono nati in un periodo in cui la tecnologia digitale, Internet e i social media sono parte integrante dell’esistenza quotidiana. In particolare, l’idea centrale è che per la Generazione Z la tecnologia non sia semplicemente uno strumento, bensì “parte della vita” stessa: lo smartphone, Internet, i dispositivi personali non vengono vissuti come elementi esterni ma come estensioni della loro esperienza.
Il realismo della Gen Z
La generazione Z sta crescendo in un contesto storico e sociale segnato da incertezze economiche, precarietà, cambiamenti rapidi e una forte presenza del digitale. Da questo contesto emerge un atteggiamento realistico: i giovani di questa generazione hanno una visione chiara del futuro, sanno cosa vogliono e cosa si aspettano dalla loro vita. Si presentano al mondo, infatti, come persone convinte delle loro posizioni, ferme e decise nella loro visione della vita futura, che puntano a valori quasi “antichi”: infatti vogliono raggiungere entro i 30 anni una sicurezza economica e familiare che ormai si pensava non appartenesse più ai giovani del mondo occidentale.
L’autenticità delle relazioni
La ricerca della sicurezza e della stabilità la riscontriamo anche nella voglia di avere rapporti umani autentici, pur essendo immersi nella tecnologia fin dalla nascita, questi giovani cercano relazioni che non siano esclusivamente virtuali, ma concrete e significative. Internet e la tecnologia per loro sono una parte fondamentale della vita sin dalla nascita, quasi come se fossero parte integrante del loro corpo, a causa proprio di questo essi ora vanno alla ricerca della realtà nei rapporti. La prospettiva realistica si manifesta anche nell’atteggiamento verso l’errore e il fallimento: per la generazione Z sbagliare è considerato normale. Ciò denota una consapevolezza e una responsabilità individuali rispetto al proprio percorso di vita.

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Mariangela è co-fondatrice del Constructive Network e ideatrice del progetto Giornalismo a Scuola. Per News48 racconta il mondo del gender gap, dei giovani e della scuola.
L’impegno sociale e ecologico
La generazione Z è sensibile ai temi dell’ambiente e del Pianeta, teme il riscaldamento globale, avverte la propria responsabilità nei confronti delle generazioni future e appare attiva anche sulle questioni di disuguaglianza, uguaglianza e diritti. In particolare, sul fronte dei diritti si rileva che per questi giovani la sessualità, l’identità di genere e la parità fra generi sono vissuti come parte naturale della vita: la generazione Z cresce in un mondo in cui i diritti sono sempre più considerati normalizzati e dunque non percepisce barriere o segmentazioni rigide quanto le generazioni precedenti. Infine, è orientata all’economia personale e pertanto considera la possibilità di avere un buon lavoro e una buona retribuzione non solo utile, ma necessaria per definire il proprio successo. In questo senso, emergono tendenze verso l’imprenditorialità, la costruzione di attività proprie coerenti con passioni e interessi personali. (Fonte: Maria Virginia Ravella, Analisi sociologica della Generazione Z, 2018/2019).
Le radici della protesta della Gen Z: un mondo interconnesso e diseguale
La Gen Z è quindi la prima generazione cresciuta in un mondo completamente digitalizzato. Questo ha creato una consapevolezza globalizzata dei problemi, dalla crisi climatica alle disuguaglianze economiche, ma anche un senso di precarietà diffuso. La frustrazione nasce dal vedere classi dirigenti percepite come distanti, corrotte e incapaci di fornire risposte adeguate.
Le cause scatenanti delle proteste sono diverse, ma i denominatori comuni sono ricorrenti: il deterioramento dei servizi pubblici come sanità e istruzione, la corruzione, la mancanza di opportunità lavorative e la richiesta di maggiore giustizia sociale e ambientale.
È una generazione che, avendo accesso a un’informazione senza filtri, non accetta più narrazioni di comodo e pretende un cambiamento reale.
La solidarietà globale: la causa palestinese e l’attivismo italiano
Questa spinta globale trova un forte collante nella solidarietà internazionale. Le manifestazioni di piazza per Gaza, che hanno visto una partecipazione massiccia e sentita anche in Italia, ne sono l’esempio più lampante. Studenti, collettivi e giovani cittadini si sono mobilitati in Italia, non solo per denunciare il dramma umanitario, ma per chiedere alla politica estera del proprio paese una presa di posizione netta a favore dei diritti umani. In questo contesto si inserisce l’iniziativa della “Global Sumud Flotilla”, una missione umanitaria supportata da una vasta rete di attivisti, anche italiani, che ha cercato di rompere l’assedio navale di Gaza. Queste azioni dimostrano come la Gen Z non percepisca i confini nazionali come una barriera alla solidarietà e all’impegno politico, utilizzando gli strumenti digitali per coordinare un’azione che è al tempo stesso locale e globale.
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di Mariangela Campo

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