Basilicata: un progetto per fermare la fuga dei giovani

L’obiettivo è creare un’attrattività strutturale che faccia leva su innovazione gestionale, formazione mirata e alleanze strategiche tra sistema produttivo e mondo della conoscenza

La Basilicata, come molte regioni del Mezzogiorno, si trova ad affrontare una sfida demografica ed economica che rischia di compromettere il proprio sviluppo a lungo termine: la fuga dei giovani talenti. Negli ultimi 5 anni, secondo il Rapporto Svimez 2025, circa 4.000 laureati sono emigrati altrove in cerca di opportunità e prospettive più solide, lasciando un vuoto sia in termini di capitale umano sia nella capacità innovativa delle imprese locali. E il futuro non è meno preoccupante: entro il 2050 la popolazione crollerà del 22,5%, segnando il secondo maggior calo italiano dopo quello della Sardegna. 

Questo fenomeno crea un vero e proprio cortocircuito territoriale: meno giovani significa meno competenze da mettere a disposizione del sistema produttivo; meno competenze significa che molte piccole e medie imprese lucane faticano a innovare e a sviluppare nuove opportunità di crescita, come evidenzia il presidente di Federmanager Basilicata, Luigi Prisco, lamentando che molte imprese restino ancorate a modelli gestionali tradizionali e poco attrattivi per i professionisti emergenti. 

Una sperimentazione che parte dai dati e dalle persone

Proprio per reagire a questa emergenza strutturale, è stato lanciato “Basilicata: Reshoring Talents – Il ritorno dei talenti”, un progetto di ricerca-azione promosso da Fondirigenti con Federmanager Basilicata e Confindustria Basilicata, realizzato da Basilicata Press e Federmanager Academy. L’iniziativa non si limita a registrare numeri, ma parte da un’analisi approfondita dei flussi migratori e da interviste qualitative a imprenditori, manager, opinion leader e giovani, sia residenti che fuori regione o all’estero. L’obiettivo è capirne bisogni, motivazioni e aspettative per costruire percorsi formativi e modelli gestionali innovativi che rendano davvero le PMI lucane attrattive per i talenti

Il progetto punta a far emergere non solo quello che non va, ma ciò che può essere potenziato: competenze richieste, opportunità concrete, condizioni che favoriscano l’inserimento di giovani qualificati in imprese locali competitive e orientate al futuro. 

Da problem solving a futuro sostenibile: una via lucana

Questa sperimentazione rappresenta una risposta concreta al problema della fuga dei talenti, ma può diventare anche un modello replicabile di sviluppo territoriale basato su tre leve chiave:

1) Trasformare le PMI in ambienti attrattivi

Non basta creare posti di lavoro: è necessario che le PMI (piccole medie imprese) siano luoghi dove si valorizzino competenze, si promuovano percorsi di crescita e si costruiscano carriere. Modelli gestionali più inclusivi, piani di formazione continua e strategie di gestione del capitale umano possono fare la differenza.

2) Costruire un ecosistema integrato

Il progetto punta a creare una collaborazione stabile tra istituzioni, università e imprese, così da favorire programmi di employer branding territoriale, stage di qualità, percorsi duali scuola-lavoro e forme di incubazione d’impresa. Queste azioni aiutano a trattenere i giovani con competenze specifiche e a rendere la Basilicata un luogo di opportunità.

3) Valorizzare competenze e reti globali

Intervistare talenti residenti all’estero serve a capire cosa li ha attratti altrove e cosa potrebbe convincerli a tornare. Questo scambio di conoscenze può aiutare a definire standard competitivi nel mercato del lavoro locale e ad allineare la formazione alle esigenze reali del tessuto produttivo.


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Vito è co-fondatore del Constructive Network e di Lavoradio. Giornalista e comunicatore, si occupa di osservare e raccontare il mondo del lavoro con un occhio sempre puntato sulla comunicazione e l’informazione.


Una direzione chiara: investire sul capitale umano

Il progetto Reshoring Talents non si limita ad analizzare un fenomeno noto da tempo: porta dentro la Basilicata una prospettiva nuova, quella dell’attrattività strutturale, facendo leva su innovazione gestionale, formazione mirata e alleanze strategiche tra sistema produttivo e mondo della conoscenza.

In un momento storico in cui molte regioni italiane competono per trattenere i talenti e attrarne di nuovi, questa sperimentazione lucana può essere un esempio di come trasformare il problema della fuga in un’opportunità di rinascita socio-economica. 

Per il presidente di Confindustria Basilicata, Francesco Somma, «il diretto coinvolgimento delle imprese è un fattore strategico di questo progetto che rappresenta, finalmente, un’azione concreta per superare il disallineamento tra domanda e offerta di competenze, contribuire a frenare il depauperamento del territorio di preziose risorse umane, e favorire la crescita e l’innovazione del sistema produttivo lucano». 

«La fuga dei talenti dal Mezzogiorno non è un destino inevitabile – aggiunge Marco Bodini, presidente di FondirigentiCon “Basilicata: Reshoring Talents” vogliamo individuare le competenze utili a manager e imprenditori per rendere le PMI attrattive e competitive, capaci di trattenere e richiamare i giovani più qualificati. Solo investendo sul capitale manageriale possiamo invertire la rotta e trasformare le imprese in generatori di opportunità per le nuove generazioni».

Ci credono, eccome, nella community che oggi raccoglie oltre quattrocento “Ritornati”, movimento nato dal bisogno di ritrovare un senso di comunità e da due trentenni, Luca Tamburrino e Michele Vivilecchia, come ha evidenziato recentemente la collega Isa Grassano sul settimanale Intimità. Un’analisi di casi-simbolo, un fermento – quello del Ritorno al Sud – caratterizzato dal desiderio di sentirsi parte di qualcosa, fare la differenza e restituire: quello che gli inglesi chiamano il “giving back”, che trapelava anche nelle pagine di “Generazione Boomerang”, libro da me stesso scritto per Rubbettino Editore.

Era il 2018 e s’immaginava una nuova geografia possibile: quella degli expat che fanno successo all’estero e poi decidono di ritornare in Italia e al Sud. All’epoca era solo una fantasia, oggi inizia a diventare realtà, soprattutto se il sistema produttivo offrirà loro reali opportunità e l’intero ecosistema pubblico e privato farà quadrato per scovarli, valorizzarli e dar loro l’opportunità di un futuro non necessariamente lontano da casa. 

Vito Verrastro

Vito Verrastro

Giornalista freelance e manager della comunicazione di Potenza. Nel 2012 ha creato il format Lavoradio e fondato l’evento Jobbing Fest, premiato nel 2014 come uno dei tre migliori progetti italiani in tema di inclusione sociale dal Sodalitas Social Award. Autore del libro di successo Generazione Boomerang in cui sono raccolte storie di vincente e consapevole ritorno da parte di expat italiani.

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