Dal Marocco al Madagascar, dall’Asia all’America Latina, le nuove generazioni trasformano il le proteste in partecipazione: simboli condivisi, rivendicazioni che uniscono diritti sociali, trasparenza e giustizia.
Da un angolo all’altro del pianeta stanno cambiando i suoni delle piazze. Si vedono volti giovani – la Generazione Z – che parlano linguaggi nuovi e trasformano il malessere quotidiano in una richiesta collettiva di giustizia, servizi, futuro. Nel Maghreb, in Africa orientale, in Asia, in America Latina, fino ai Balcani, affiora la stessa corrente: un’energia che non vuole limitarsi a dire “no”, ma a partecipare, incidere, proporre.
Marocco e l’ombra dei Mondiali 2030
In Marocco, un’ondata di proteste giovanili sta scuotendo il Paese: da Rabat a Casablanca, da Marrakech a Tangeri, giovani appartenenti alla generazione Z (i nati tra il 1997 e il 2010) stanno scendendo in piazza per chiedere un cambiamento reale nel welfare, nella sanità, nell’istruzione e nella distribuzione delle risorse pubbliche. Il movimento che ha catalizzato le proteste si auto-organizza sotto il nome di Gen Z 212 (il “212” richiama il prefisso del Paese), una rete senza leader, in gran parte digitale, nata spontaneamente e senza legami ufficiali con partiti o sindacati. L’innesco dello scontento è stato un tragico episodio verificatosi nel sud del Paese: l’ospedale regionale di Agadir ha registrato la morte di diverse donne in sala parto-cesareo, un fatto che ha fatto emergere, secondo i manifestanti, le carenze strutturali del sistema sanitario pubblico.
Da qui la richiesta: «Vogliamo ospedali, non solo stadi», «sanità e istruzione al primo posto».
In Marocco la disoccupazione giovanili supera il 35%
Le critiche principali riguardano: la disoccupazione giovanile molto elevata (oltre il 35 % tra i giovani secondo alcune fonti ufficiali), il divario tra regioni urbane e rurali, la percezione di investimenti prioritari verso infrastrutture spettacolari, come la candidatura congiunta per ospitare la FIFA World Cup 2030 insieme a Spagna e Portogallo, invece che verso i diritti fondamentali: salute, casa, lavoro, istruzione.
Gen Z 212 è decentralizzato: non esistono capi visibili, ma piuttosto una mobilitazione digitale su piattaforme come TikTok, Instagram e Discord. Le richieste includono un aumento delle risorse per la sanità e l’istruzione, l’adozione di politiche reali per l’occupazione, una maggiore equità territoriale, un piano serio contro la corruzione e una revisione della priorità data agli eventi “mega-infrastrutturali”. Va precisato: non tutti i manifestanti esplicitamente pongono come primo obiettivo la cancellazione del Mondiale 2030. Più spesso ribadiscono che, se l’evento si farà, vogliono che sia accompagnato da un reale salto in avanti nei servizi pubblici.
Le risposte delle autorità marocchine
Le autorità marocchine hanno risposto in vari modi. Da un lato, si sono attivati alcuni meccanismi di dialogo: il ministro della Salute è stato convocato in Parlamento per chiarire le condizioni delle strutture sanitarie, e alcuni dirigenti locali sono stati rimossi. Dall’altro lato, la repressione non è mancata: almeno tre morti sono state ufficialmente riconosciute durante gli scontri fra manifestanti e forze dell’ordine nella regione di Agadir/Souss-Massa, e sono state arrestate centinaia di persone.
In parallelo, il Palazzo reale ha annunciato l’aumento del budget per sanità e istruzione per il 2026: circa 140 miliardi di dirham (circa 15 miliardi di dollari) con un aumento di circa il 16 % rispetto all’anno precedente. Lo scorso ottobre, è stato firmato anche un accordo per rafforzare i meccanismi anticorruzione fra diversi organismi dello Stato.
Ci sono alcune contraddizioni che meritano di essere evidenziate: il governo afferma che l’evento 2030 sarà “socialmente inclusivo” e sostenibile, e che le infrastrutture possono diventare leva di trasformazione. Tuttavia, per molti manifestanti la fiducia è ormai al minimo: anni di promesse non mantenute, investimenti in stadi e infrastrutture visibili, mentre scuole e ospedali languono, hanno eroso la legittimità dello Stato. Non tutti i dati, inoltre, sono coerenti: si parla di tasso di disoccupazione giovanile al 35,8 % in alcune fonti, in altre viene indicato un dato ufficiale del 12,8 % complessivo. Ciò evidenzia il problema della trasparenza statistica e della percezione della realtà da parte dei giovani.
La risposta governativa, pur veloce in termini dichiarativi, nelle pratiche appare ancora insufficiente agli occhi dei manifestanti: l’annunciato budget maggiore è un segnale, ma la qualità della spesa, il riscontro nei territori e il tempo di attuazione restano oggetto di forte critica.
Infine, la questione della co-organizzazione del Mondiale 2030 rimane un terreno di tensione: se da un lato il governo vuole legittimarsi con progetti internazionali di prestigio, dall’altro i giovani denunciano che tali progetti stanno distogliendo risorse da bisogni fondamentali.

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Mariangela è co-fondatrice del Constructive Network e ideatrice del progetto Giornalismo a Scuola. Per News48 racconta il mondo del gender gap, dei giovani e della scuola.
Madagascar, Gen Z Mada: dall’acqua che manca alla crisi politica
Le proteste in Madagascar, esplose il 25 settembre 2025, sono partite come reazione popolare alle ricorrenti interruzioni di acqua ed elettricità che hanno colpito Antananarivo e altre città. In pochi giorni la mobilitazione si è allargata: dal disagio materiale, cioè la carenza di servizi essenziali, è nata una protesta più ampia contro il carovita, la cattiva gestione pubblica e la percepita corruzione delle élite. Il movimento che si è imposto all’attenzione mediatica si è autodefinito «Gen Z Mada»: una costellazione giovanile, priva di leadership formale, che ha saputo organizzarsi attraverso i social media. I simboli scelti, tra cui la bandiera con il teschio con il cappello di paglia ispirata al manga One Piece, sono gli stessi già adottati da altri movimenti «Gen Z» nel mondo: servono a rendere immediatamente riconoscibile la protesta e a evocare una cultura giovanile globale.
Negli sviluppi più salienti si osservano tre passaggi fondamentali (e qualche contraddizione da tenere a mente):
- Escalation urbana e risposta dello Stato. Le manifestazioni hanno prodotto scontri, atti di vandalismo e saccheggi in alcuni centri; le autorità hanno imposto coprifuoco e usato gas lacrimogeni e proiettili di gomma per disperdere le piazze. Il governo ha annunciato misure immediate (licenziamento di ministri responsabili per i servizi energetici, promesse di nuovi provvedimenti), ma la tensione non si è allentata. Su questo punto le cronache concordano sul fatto che il primo focolaio è stato la protesta per le forniture idriche ed elettriche, poi degenerata in rivendicazioni politiche più ampie.
- L’ingresso dell’esercito in una fase ambigua. In una giornata che è diventata simbolica, decine di soldati, in particolare appartenenti all’unità d’élite CAPSAT, sono usciti dalle caserme e sono comparsi fianco a fianco con i manifestanti, scortandoli verso la piazza storica del May 13, fino ad allora interdetta. Video e reportage hanno mostrato soldati che, in alcune occasioni, si sono rifiutati di sparare contro i civili e hanno incoraggiato altri colleghi a «sostenere il popolo». Questi fatti sono confermati da reportage sul campo (Al Jazeera).
- Da protesta a crisi istituzionale. Dopo giorni di scontri e di pressione pubblica, il presidente ha prima annunciato lo scioglimento del governo; successivamente la crisi si è trasformata in una rottura costituzionale più profonda: membri dell’esercito hanno compiuto una mossa che molti osservatori definiscono una presa di potere e il presidente è finito sotto forte pressione politica, fino alle notizie successive che parlano di impeachment e di fuga del capo dello Stato e dell’instaurazione di un governo transitorio guidato dai militari. Le agenzie internazionali riportano che il paese è entrato in una fase di transizione dominata dalle forze armate.
L’Asia
Anche l’Asia è attraversata da un’ondata di mobilitazioni giovanili che, pur differenziandosi per contesto e obiettivi concreti, condivide caratteristiche comuni: uso massiccio dei social, orizzontalità organizzativa, slogan che mescolano diritti materiali e richieste di democrazia, e simboli globali che permettono di riconoscersi a distanza.
Nepal: anticorruzione, libertà digitale e crisi politica
In Nepal, proteste guidate soprattutto da giovani hanno preso forza contro la corruzione e contro leggi e pratiche percepite come limitative della libertà di espressione online. Anche queste mobilitazioni sono senza una leadership formale, molto radicate nel digitale (Discord, Telegram e simili sono stati strumenti organizzativi) e hanno costretto un cambiamento politico rapido: fra misure di repressione iniziali e un’ondata di contestazione, è stata annunciata la dissoluzione del parlamento e la graduale apertura a nuove consultazioni elettorali. Le cronache sottolineano sia la durezza della repressione (intervento dei militari) sia la capacità dei giovani di trasformare indignazione digitale in pressione politica reale.
Ladakh (India): domande di status costituzionale e margini di conflitto
Nella regione del Ladakh si sono tenute manifestazioni richieste principalmente da giovani che chiedono maggiore autonomia, riconoscimenti costituzionali e tutele per l’accesso al lavoro locale. Le proteste nascono in buona parte da una percezione di tradimento rispetto alle promesse dello Stato centrale dopo il rilancio amministrativo della regione nel 2019. Gli scontri con la polizia hanno provocato morti e decine di feriti in alcuni episodi, e la situazione rimane tesa con richieste che riguardano soprattutto lo status politico-amministrativo e i posti di lavoro riservati ai residenti.
Filippine: trasparenza sui fondi contro le inondazioni e reazione popolare
Nelle Filippine la mobilitazione, invece, è esplosa attorno a scandali sulla gestione di fondi pubblici destinati a opere contro le inondazioni mai completate o realizzate con anomalie. Migliaia di persone sono scese in piazza, accusando autorità e imprenditori di appropriazione indebita. Le manifestazioni hanno prodotto azioni di massa vicino al palazzo presidenziale e richieste di indagini indipendenti. La protesta ha mostrato quanto il tema «trasparenza nella spesa pubblica per infrastrutture vitali» possa trasformarsi rapidamente in un movimento di massa quando tocca la sicurezza materiale dei cittadini.
Argentina: il movimento femminista resta centrale, con i giovani in prima fila
In Argentina il movimento «Ni Una Menos» continua a essere un riferimento politico e simbolico: i giovani sono spesso protagonisti nelle manifestazioni contro la violenza di genere e a favore dei diritti sociali più ampi. Negli ultimi anni la mobilitazione ha mantenuto viva l’attenzione pubblica su femminicidi, sulle politiche di prevenzione e tutela e su questioni correlate di giustizia sociale, mostrando una capacità duratura di pressione civile. Le ricorrenze e le nuove ondate rimarcano una continuità storica più che una semplice serie di proteste episodiche.
Serbia: da tragedia locale a grande movimento anticorruzione
In Serbia le proteste sono esplose dopo una tragedia (il crollo/cedimento di una pensilina in una stazione che ha causato vittime) che molti hanno ricondotto a negligenza e corruzione. Gli studenti si sono asserragliati nelle università e, insieme ai cittadini, hanno trasformato il dolore in mobilitazione nazionale chiedendo verità, responsabilità e riforme della giustizia. Le piazze di Belgrado e di altre città hanno registrato partecipazioni di massa e una capacità organizzativa che ha sorpreso osservatori e analisti. Il movimento ha portato a dimissioni politiche locali e a promesse di indagini, ma resta il nodo della capacità di tradurre mobilitazione sociale in cambiamento istituzionale stabile.
Indonesia: proteste studentesche e richieste di giustizia sociale
In Indonesia le mobilitazioni sono state spesso studentesche e incentrate su temi di giustizia sociale, salari dei parlamentari, riforme istituzionali e lotta alla corruzione. Ci sono stati scontri con le forze dell’ordine che hanno messo in luce un malessere diffuso verso élite percepite come distanti e autoreferenziali. Questo contesto è parte di un più ampio fermento in cui la gioventù reclama spazio politico e controllo sulle scelte pubbliche.
Un simbolo transnazionale: la bandiera “One Piece”
Un elemento ricorrente e verificabile nelle cronache di queste piazze è l’uso simbolico della bandiera-teschio ispirata al manga One Piece (il cosiddetto Jolly Roger con il cappello di paglia). Diverse inchieste e reportage internazionali hanno osservato la sua presenza, soprattutto nelle manifestazioni giovanili nelle Filippine, in alcune piazze del Sud e Sud-Est asiatico e in movimenti Gen-Z, dove è usata come simbolo di ribellione, rottura delle gerarchie e affiliazione a una cultura popolare globale. La diffusione del simbolo non significa organizzazione unica: indica piuttosto una «lingua visiva» comune fra proteste distinte.
Oltre la rabbia: la proposta costruttiva della Generazione Z
Analizzare queste proteste solo come espressioni di rabbia sarebbe un errore. Al contrario, rappresentano un laboratorio di cittadinanza attiva che sta sperimentando nuove forme di partecipazione. La richiesta fondamentale è una: essere ascoltati e coinvolti nelle decisioni che determineranno il loro futuro. Le soluzioni proposte passano attraverso la lotta alla corruzione, la richiesta di investimenti nell’istruzione e nella sanità pubblica, l’adozione di serie politiche di contrasto al cambiamento climatico e la difesa dei diritti civili e sociali per tutti. Chiedono una politica che torni a servire i cittadini, non a servirsi di loro. Ignorare questa spinta al cambiamento non è solo miope, ma rischioso. Queste mobilitazioni ci ricordano una verità fondamentale: la politica ha il dovere di anticipare il cambiamento, non di ostacolarlo, e la spinta che arriva da questa nuova generazione non è una minaccia, ma una straordinaria opportunità per costruire un mondo più giusto.
Generazione Z in prima linea: la spinta che rimette in moto il futuro
di Mariangela Campo

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