Il coraggio di alzare la mano: ritrovare la relazione nell’era dei chatbot

C’è un gesto semplice che sta scomparendo dalle nostre aule: la mano alzata. Quel movimento timido o sicuro con cui uno studente ammette davanti ai compagni di non aver capito, chiedendo all’insegnante di ripetere: un’azione che esprime fiducia, coraggio e il desiderio di comprendere insieme. Oggi questa abitudine è quasi svanita, e l’interrogativo ha trovato una nuova destinazione: uno schermo. La questione merita attenzione, perché dietro un dato apparentemente tecnico si nasconde una trasformazione significativa del rapporto tra i giovani, la conoscenza e le persone che dovrebbero accompagnarli.

Chi chiede aiuto e a chi lo chiede

Ho trovato davvero interessante l’articolo pubblicato su Avvenire e scritto da Davide Imeneo, dal titolo “L’effetto dell’Ai in classe: nessuno alza più la mano”, perché evidenzia un vero e proprio cambiamento. La risposta alla crisi delle relazioni emerge chiaramente dai numeri: “appena l’8% degli studenti chiede un chiarimento al professore, mentre due su tre (66,6%) aprono un chatbot e chiedono di essere aiutati a capire”.

Il dato proviene da tre sondaggi lampo della community di Studenti.it, “circa 1.500 risposte, campione autoselezionato, da leggere più come indizio che come statistica scientificamente dedotta”. Preziose anche le alternative: “Se il 66,6% si rivolge all’Ai, il 12,8% si rivolge a un adulto di fiducia o a un tutor privato, il 12,6% ai compagni”, e solo alla fine “arriva anche l’insegnante”.

L’articolo riesce a cogliere l’essenza di questa trasformazione. “La mano alzata era già rara prima dei chatbot, perché chiedere è sempre costato caro: dichiarare davanti a venticinque coetanei di non aver capito ha un prezzo”. L’intelligenza artificiale ha reso quel silenzio “una zona di comfort”, liberando gli studenti dall’imbarazzo di doversi esporre. E qui sta il punto decisivo: “Una classe in cui nessuno chiede è una classe in cui il docente perde uno dei principali feedback”.

Una nuova solitudine piena di connessioni

Accanto a questa dimensione scolastica, ne emerge una più intima, rivelata dall’indagine “Io e l’Intelligenza Artificiale” (Indire e Festival dell’Innovazione Scolastica, 5.342 studenti delle secondarie, presentata il 14 settembre in Senato): il “94% usa strumenti di IA”, e “il 53% l’ha usata almeno una volta per sfogarsi o per affrontare un problema personale”, con particolare incidenza “tra le ragazze e i preadolescenti”. I ragazzi scelgono lo schermo per confidarsi e cercare risposte alle proprie paure per una ragione precisa: la macchina offre l’illusione di un porto sicuro, garantendo assenza di giudizio e risposte immediate.

Quella dei più giovani è una solitudine nuova, fatta di tantissime connessioni digitali ma di pochissimi rapporti reali.

La voce dei sociologi

Luciano Floridi, filosofo dell’informazione, ha parlato di onlife, una condizione in cui la distanza tra reale e digitale si è dissolta. Zygmunt Bauman, sociologo polacco, ha descritto la modernità liquida come un tempo in cui i legami si fanno fragili e sostituibili. Sherry Turkle, sociologa statunitense, ha osservato che le macchine conversazionali offrono l’illusione di compagnia e finiscono per allontanare l’attenzione dagli esseri umani.
Anthony Giddens, sociologo britannico, ha mostrato come la fiducia nei sistemi esperti sorregga la vita moderna, salvo incrinarsi quando quegli stessi sistemi diventano opachi. E il sociologo Mauro Magatti, durante la presentazione della ricerca, ha offerto una metafora efficace: l’IA “è un farmaco: può essere insieme cura e veleno”.

Le opportunità dell’intelligenza artificiale sono reali. Offre spiegazioni personalizzate, sostegno nello studio, percorsi cuciti sulle difficoltà di ciascuno, e i ragazzi lo dimostrano: “il 44% teme che affidarsi agli algoritmi porti a pensare meno con la propria testa, il 26% indica la perdita del senso critico”, mentre “il 54% chiede che l’IA resti sempre sotto il controllo umano”. Sono dati che testimoniano una consapevolezza sorprendente. I pericoli, però, restano concreti: lo studio su “27.000 studenti cinesi” mostra che l’IA “migliora i compiti a casa e peggiora i compiti in classe”. La scorciatoia premia chi la usa come potenziamento e penalizza chi si arrende davanti a un quesito.

Cosa si può perdere

Eppure, il vero rischio si nasconde altrove: nell’affidare all’intelligenza artificiale le proprie confidenze, le proprie paure, i propri smarrimenti. Quando un ragazzo sceglie la macchina per sfogarsi, perde l’occasione di essere ascoltato davvero, di ricevere uno sguardo, di sentire una voce. Questa apparente comodità, alla lunga, finisce per isolare. Al contrario, il dialogo con un adulto è faticoso, imperfetto, e proprio per questo formativo.

Come uscirne, allora? Una via d’uscita concreta c’è, e richiede un’alleanza condivisa. Per prima cosa, le scuole devono trasformarsi in spazi di ascolto in cui fare domande sia naturale: un’azione da valorizzare e mai un motivo di imbarazzo, dove gli educatori insegnino a usare l’intelligenza artificiale come un semplice strumento, mostrando chiaramente ciò che sa fare e ciò che, invece, resta un compito esclusivamente umano. Al tempo stesso, le famiglie sono chiamate a custodire il dialogo quotidiano, quel tempo reale fatto di parole semplici in cui i ragazzi possano sentirsi accolti oltre la barriera degli schermi. È così che la scuola può riscoprire il valore del confronto aperto e dello scambio in aula, permettendo all’intera comunità di restituire prestigio alla relazione, alla lentezza e alla cura dell’altro.

L’articolo di Davide Imeneo su Avvenire si chiude con un monito chiaro: “per salvare l’umanità delle relazioni educative ai tempi dell’intelligenza artificiale, dovremo salvare le domande”.
È un invito che riguarda tutti. Salvare gli interrogativi significa custodire il coraggio di chiedere, la pazienza di ascoltare, la bellezza di scoprire insieme. Significa ricordare che una macchina offre risposte, mentre un essere umano dona presenza. In un’epoca che premia la velocità, la vera ricchezza consiste nel tornare a guardarsi negli occhi e a domandare, con fiducia, a qualcuno che ci sta davanti.


Francesco Pira

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Sociologo saggista e giornalista, è professore associato di Giornalismo Web e Comunicazione Strategica presso il Dipartimento di Civiltà Antiche e Moderne dell’Università degli Studi di Messina, dove è Direttore del Master in “Esperto della Comunicazione Digitale” e Delegato del Rettore alla Comunicazione. 

Le sue riflessioni toccano temi importanti per la nostra società: il mondo digitale, i giovani, l’informazione.

Francesco Pira

Francesco Pira

Siciliano che ama definirsi nordafricano perché è cresciuto ed ama tantissimo la sua città d’origine Licata, in provincia di Agrigento. Professore Associato di Sociologia dei processi culturali e comunicativi e insegna Teorie e Tecniche del giornalismo digitale, Social Media e Comunicazione d’Impresa, Giornalismo Sportivo nel Corso di Laurea Triennale e Giornalismo Digitale nel Corso di Laurea Magistrale presso il Dipartimento di Civiltà Antiche e Moderne, e Tecniche Comunicative in Sanità Pubblica nel Corso di Laurea in Tecniche della Riabilitazione Psichiatrica presso il Dipartimento Dipartimento di Scienze Biomediche, Odontoiatriche e delle Immagini Morfologiche e Funzionali, BIOMORF dell’Università degli Studi di Messina. E’ stato nominato nel 2025 componente del Comitato Scientifico dell’Intergruppo Parlamentare sul Digitale presieduto dall’on. Naike Gruppioni. Sempre nel 2025 è entrato a far parte di un gruppo per un importante progetto di ricerca sulla Famiglia Digitale del Centro de Investigation Social Applicada dell’Università di Malaga (Spagna). A marzo 2024 è stato nominato Presidente della branch Comunicazione Media e Informazione dii Confassociazioni, di cui era stato Vice Presidente e dal giugno 2020 è Presidente anche dell’Osservatorio Nazionale sulle Fake News. Insegna in Master universitari e in corsi destinati a docenti e dipendenti pubblici. E‘ componente del Collegio dei Docenti del Dottorato in Scienze Politiche dell‘omonimo Dipartimento dell’Università di Messina. Collabora come Docente del Corso di Corporate Communication del Corso di Baccalaureato in Advertising e Marketing dell’Istituto Universitario Salesiano di Venezia e Verona aggregato all’Università Pontificia Salesiana. E’ Visiting professor presso l’Università Re Juan Carlos di Madrid in Spagna e Docente Erasmus presso l’Università Marie Curie di Lublino in Polonia. Membro del Comitato Accademico del Observatorio Euromediterráneo de Democracia y Espacio Público de la Universidad Rey Juan Carlos (Madrid). E’ stato Coordinatore e Responsabile Scientifico per l’Italia, fino al giugno 2023, del Progetto OIR, sulla didattica inclusiva – Erasmus + (Open Innovative Resources) finanziato dall’Unione Europea che vede insieme le Università di Lublino (Polonia), Oviedo (Spagna) e Messina. Visiting Marie Curie Staff Member presso il Center for Social Science, Tiblisi (Georgia), nell'ambito del Progetto SHADOW (MSCA-RISE call H2020-MSCA-RISE-2017. E‘ stato Direttore del Master in Esperto della Comunicazione Digitale nelle PA e nell’Impresa. Saggista è autore di oltre 80 tra monografie, contributi in volumi e articoli scientifici (in italiano, inglese e spagnolo). . È condirettore della rivista Addiction & Social Media Communication e fa parte del comitato scientifico di riviste scientifiche e convegni, in Italia e all'estero. Nel giugno 2008 per l’attività di ricerca e saggistica è stato insignito dal Capo dello Stato, on. Giorgio Napolitano, dell’onorificenza di Cavaliere dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana. Nel corso della sua carriera gli sono stati conferiti numerosi riconoscimenti. Ha intrapreso una battaglia personale con il bullismo, il cyberbullismo, il sexting, le fake news e la violenza sulle donne. Su questi temi ha svolto ricerche e tenuto seminari in Italia e all’Estero per studenti, docenti e genitori. Il quotidiano Avvenire l’ha definito uno dei maggiori analisti italiani del fenomeno Fake News. E stato dall’ottobre 2023 al febbraio 2025 Garante dei Diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza del Comune di Realmonte (Agrigento) ed è attualmente Presidente della Commissione Toponomastica del Comune di Licata (Agrigento). Giornalista scrive tutte le domeniche la rubrica PIRATERIE nelle pagine culturali del quotidiano La Sicilia e firma il Video Editoriale settimanale sul giornale on line Scrivo Libero. Collabora con la rivista I LOVE SICILIA, il quotidiano statunitense IL NEWYORKESE, e con le testate News 48, Lo Spessore e Voce dello Jonio e i blog Il Salto della Quaglia e Il Gustosino. E' opinionista per il portale nazionale dell'UCSI (Unione Cattolica Stampa Italiana) e dell'emittente nazionale Cusano Tv con interventi puntuali nel corso della trasmissione Psiche Criminale.

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