Governare l’Intelligenza Artificiale per governare l’umano

L’intelligenza artificiale è entrata stabilmente nelle nostre vite, nei processi educativi, nelle relazioni sociali, nelle organizzazioni, nei sistemi informativi. Non è più soltanto una frontiera tecnologica da osservare con curiosità, ma una dimensione strutturale della contemporaneità con cui dobbiamo imparare a convivere responsabilmente. Per questa ragione il dibattito pubblico sull’IA non può essere affidato a posizioni contrapposte e semplificatrici, ma richiede invece uno sguardo lucido, critico e insieme generativo.

È interessante, in questa prospettiva, l’articolo pubblicato su Avvenire dal titolo “L’IA e gli apprendisti stregoni”, scritto da Mauro Magatti, perché affronta una questione decisiva del nostro tempo: come accompagnare lo sviluppo dell’intelligenza artificiale senza subirlo, costruendo un quadro di responsabilità umana, politica e culturale. Il riferimento all’AI Safety Report dell’Onu consente all’autore di collocare il tema dentro un orizzonte internazionale e, soprattutto, di richiamare l’urgenza di una governance condivisa delle nuove tecnologie.

La tecnica non è mai neutrale

Il cuore del ragionamento sta in questa osservazione: “stiamo affidando compiti sempre più ampi a sistemi di cui non comprendiamo fino in fondo il funzionamento”. Qui emerge il nodo sociologico della questione: la tecnica non è mai neutrale, soprattutto quando si trasforma in ambiente, infrastruttura, condizione diffusa dell’agire umano. Quando poi, come ricorda Magatti, emerge l’ “agentic AI”, cioè un’intelligenza artificiale che non si limita a rispondere, ma “agisce autonomamente”, il problema si sposta ulteriormente: non siamo più davanti a uno strumento passivo, ma a sistemi che intervengono nei processi decisionali, organizzativi e comunicativi.

Il punto centrale è che l’IA può offrire opportunità straordinarie: migliorare l’accesso alla conoscenza, sostenere i processi educativi, rendere più efficienti molti servizi, aiutare la medicina, facilitare l’inclusione, rafforzare la capacità di leggere dati complessi. Il problema, semmai, è un altro: quale cultura della responsabilità stiamo costruendo attorno a questi strumenti? E in quale idea di società vogliamo collocarli?

Magatti coglie bene il rischio quando scrive che stiamo passando “dalla macchina che consiglia alla macchina che esegue”. Qui si gioca una trasformazione profonda della nostra esperienza sociale. Se deleghiamo all’automazione decisioni che toccano sicurezza, comunicazione, finanza, organizzazione, educazione e relazioni, senza presidiare eticamente e politicamente tali processi, il rischio non è solo tecnico: è culturale, democratico, antropologico. Ecco perché l’autore insiste sulla necessità di una cornice regolativa internazionale, di controlli indipendenti sui modelli più avanzati e di una progettazione fondata sulla responsabilità umana.

Viviamo in una network society

Il punto decisivo è che l’intelligenza artificiale sta ridefinendo gli ecosistemi comunicativi in cui viviamo. Non modifica soltanto il modo in cui svolgiamo alcune operazioni, ma incide sui modelli di socializzazione, sui linguaggi, sulle forme dell’autorevolezza, sulle modalità di costruzione del consenso e perfino sulla percezione della verità.

Il sociologo Manuel Castells ci ha insegnato a leggere la società contemporanea come una network society, nella quale il potere si organizza sempre più dentro reti informative e flussi di comunicazione. Inserita in questo contesto, l’intelligenza artificiale non rappresenta soltanto un ulteriore sviluppo tecnico, ma un dispositivo capace di intensificare la forza delle reti, accelerare la circolazione dei contenuti e ridefinire i rapporti tra centro e periferia, tra chi produce informazione e chi la riceve. Allo stesso tempo, la lezione del sociologo Ulrich Beck sulla società del rischio ci aiuta a comprendere che la modernità avanzata genera rischi che essa stessa produce e che, proprio per questo, devono essere riconosciuti, valutati e governati pubblicamente. L’IA rientra pienamente in questa dinamica: è una straordinaria risorsa innovativa, ma richiede anche una nuova capacità collettiva di previsione, controllo e consapevolezza. Risulta importante anche il contributo della sociologo Shoshana Zuboff, che ha mostrato come il potere digitale tenda a concentrarsi nella raccolta, nell’analisi e nell’uso predittivo dei dati. Anche per questo, la questione dell’intelligenza artificiale non riguarda soltanto l’efficienza dei sistemi, ma la qualità della democrazia, l’autonomia delle persone e la tutela della libertà.

La riflessione sull’IA deve coinvolgere altre figure

In questo scenario, i rischi segnalati nell’articolo – deepfake, disinformazione, attacchi alle infrastrutture critiche, uso malevolo dei sistemi – sono reali e non vanno sottovalutati. Tuttavia, proprio la consapevolezza dei rischi può diventare la premessa per una progettazione più matura e condivisa.

In questa direzione, il pensiero di Luciano Floridi offre un riferimento prezioso. Da anni Floridi ci invita a comprendere che viviamo in una condizione onlife, in cui la distinzione tra online e offline è sempre meno netta, e in cui il digitale non è un semplice supporto esterno, ma parte integrante dell’ambiente umano. Da qui deriva una conseguenza importante: non basta chiederci che cosa l’IA sappia fare, dobbiamo chiederci quale mondo contribuisca a costruire e quale idea di persona, di relazione e di bene comune vogliamo difendere e promuovere.
È per questo che la riflessione sull’IA non può essere delegata ai soli tecnici. Servono giuristi, filosofi, educatori, sociologi, comunicatori, decisori politici, famiglie, scuole, istituzioni culturali. L’innovazione tecnologica, infatti, produce sempre effetti sociali e simbolici, e chiede quindi un’elaborazione collettiva. Da questo punto di vista, l’articolo di Magatti ha il merito di ricordarci che la sfida non è frenare il futuro, ma orientarlo. Non si tratta di avere paura delle macchine, ma di non rinunciare alla responsabilità umana nel definirne finalità, limiti e criteri di utilizzo.

Dentro una fase di grande trasformazione, diventa essenziale ripensare con equilibrio e responsabilità il rapporto tra tecnica e umanità. L’intelligenza artificiale potrà essere una risorsa autentica se resterà dentro un orizzonte di senso costruito dagli esseri umani, al servizio della dignità della persona, della qualità delle relazioni e della giustizia sociale. Il vero traguardo non è arrestare l’innovazione, ma educarla. Ed è in questa possibilità di dare forma, regole e visione al cambiamento che si apre, ancora oggi, uno spazio concreto di futuro e di speranza.

Francesco Pira

Francesco Pira

Siciliano che ama definirsi nordafricano perché è cresciuto ed ama tantissimo la sua città d’origine Licata, in provincia di Agrigento. Professore Associato di Sociologia dei processi culturali e comunicativi e insegna Teorie e Tecniche del giornalismo digitale, Social Media e Comunicazione d’Impresa, Giornalismo Sportivo nel Corso di Laurea Triennale e Giornalismo Digitale nel Corso di Laurea Magistrale presso il Dipartimento di Civiltà Antiche e Moderne, e Tecniche Comunicative in Sanità Pubblica nel Corso di Laurea in Tecniche della Riabilitazione Psichiatrica presso il Dipartimento Dipartimento di Scienze Biomediche, Odontoiatriche e delle Immagini Morfologiche e Funzionali, BIOMORF dell’Università degli Studi di Messina. E’ stato nominato nel 2025 componente del Comitato Scientifico dell’Intergruppo Parlamentare sul Digitale presieduto dall’on. Naike Gruppioni. Sempre nel 2025 è entrato a far parte di un gruppo per un importante progetto di ricerca sulla Famiglia Digitale del Centro de Investigation Social Applicada dell’Università di Malaga (Spagna). A marzo 2024 è stato nominato Presidente della branch Comunicazione Media e Informazione dii Confassociazioni, di cui era stato Vice Presidente e dal giugno 2020 è Presidente anche dell’Osservatorio Nazionale sulle Fake News. Insegna in Master universitari e in corsi destinati a docenti e dipendenti pubblici. E‘ componente del Collegio dei Docenti del Dottorato in Scienze Politiche dell‘omonimo Dipartimento dell’Università di Messina. Collabora come Docente del Corso di Corporate Communication del Corso di Baccalaureato in Advertising e Marketing dell’Istituto Universitario Salesiano di Venezia e Verona aggregato all’Università Pontificia Salesiana. E’ Visiting professor presso l’Università Re Juan Carlos di Madrid in Spagna e Docente Erasmus presso l’Università Marie Curie di Lublino in Polonia. Membro del Comitato Accademico del Observatorio Euromediterráneo de Democracia y Espacio Público de la Universidad Rey Juan Carlos (Madrid). E’ stato Coordinatore e Responsabile Scientifico per l’Italia, fino al giugno 2023, del Progetto OIR, sulla didattica inclusiva – Erasmus + (Open Innovative Resources) finanziato dall’Unione Europea che vede insieme le Università di Lublino (Polonia), Oviedo (Spagna) e Messina. Visiting Marie Curie Staff Member presso il Center for Social Science, Tiblisi (Georgia), nell'ambito del Progetto SHADOW (MSCA-RISE call H2020-MSCA-RISE-2017. E‘ stato Direttore del Master in Esperto della Comunicazione Digitale nelle PA e nell’Impresa. Saggista è autore di oltre 80 tra monografie, contributi in volumi e articoli scientifici (in italiano, inglese e spagnolo). . È condirettore della rivista Addiction & Social Media Communication e fa parte del comitato scientifico di riviste scientifiche e convegni, in Italia e all'estero. Nel giugno 2008 per l’attività di ricerca e saggistica è stato insignito dal Capo dello Stato, on. Giorgio Napolitano, dell’onorificenza di Cavaliere dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana. Nel corso della sua carriera gli sono stati conferiti numerosi riconoscimenti. Ha intrapreso una battaglia personale con il bullismo, il cyberbullismo, il sexting, le fake news e la violenza sulle donne. Su questi temi ha svolto ricerche e tenuto seminari in Italia e all’Estero per studenti, docenti e genitori. Il quotidiano Avvenire l’ha definito uno dei maggiori analisti italiani del fenomeno Fake News. E stato dall’ottobre 2023 al febbraio 2025 Garante dei Diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza del Comune di Realmonte (Agrigento) ed è attualmente Presidente della Commissione Toponomastica del Comune di Licata (Agrigento). Giornalista scrive tutte le domeniche la rubrica PIRATERIE nelle pagine culturali del quotidiano La Sicilia e firma il Video Editoriale settimanale sul giornale on line Scrivo Libero. Collabora con la rivista I LOVE SICILIA, il quotidiano statunitense IL NEWYORKESE, e con le testate News 48, Lo Spessore e Voce dello Jonio e i blog Il Salto della Quaglia e Il Gustosino. E' opinionista per il portale nazionale dell'UCSI (Unione Cattolica Stampa Italiana) e dell'emittente nazionale Cusano Tv con interventi puntuali nel corso della trasmissione Psiche Criminale.

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