“Kid Rotting” e l’estate che fa bene ai bambini

Tra noia creativa e disconnessione necessaria

Davvero interessante l’articolo scritto da Niccolò De Rosa e pubblicato su Fanpage.it, intitolato “Perché far annoiare i bambini in estate potrebbe essere una buona idea: la nuova moda del ‘kid rotting’”. Un titolo provocatorio che però nasconde una riflessione profondamente attuale e urgente: la necessità di restituire ai più piccoli il diritto alla noia, alla libertà e al tempo non programmato.

In un’epoca in cui l’infanzia è sovraccarica di impegni, attività strutturate e – troppo spesso – schermi digitali, la proposta di un’estate “lenta” suona quasi rivoluzionaria. Eppure, potrebbe essere proprio questa la chiave per riconsegnare ai bambini una dimensione umana, libera e profondamente educativa.

«C’è un nuovo vento che soffia tra i genitori cresciuti tra gli anni ’80 e ’90, un vento che mescola nostalgia e desiderio di cambiamento», scrive De Rosa.

Kid rotting: un fenomeno dagli Usa all’Italia

Un vento che si oppone alla frenesia dell’infanzia iper-organizzata, alla corsa ai campus estivi, alle agende piene anche quando la scuola è chiusa. Il fenomeno del kid rotting, nato negli Stati Uniti e ora in espansione anche in Italia, punta a rompere questo schema. La locuzione descrive la pratica del “lasciar bonariamente marcire” i bambini nel loro tempo libero.

Kid rotting è la pratica del lasciare ai bambini nel loro tempo libero.

«Non significa abbandonarli agli schermi o ignorarli per tre mesi», precisa il giornalista, ma concedere loro quello spazio vuoto da riempire con fantasia, esplorazioni e scoperte.

«Un ritorno alle vacanze di una volta, fatte di pomeriggi assolati, biciclette, piscine di quartiere e ore libere da gestire in autonomia», che non rappresenta una regressione nostalgica ma un’innovazione educativa. Perché – come sottolineano anche alcuni pedagogisti – «un’estate senza impegni può essere molto più formativa di una piena di corsi strutturati». La noia, quella vera, può diventare allora un terreno fertile dove far nascere l’autonomia, la resilienza, la creatività. Un tempo non vuoto, ma denso di possibilità.

In netto contrasto con il modello del kid rotting, assistiamo ormai da anni all’ascesa dei cosiddetti “bambini iPad”. Bambini che, fin dalla culla, vengono esposti ai dispositivi mobili, non solo per svago ma come unico strumento capace – spesso – di placarli. Non è raro vedere bambini molto piccoli smettere di piangere solo quando viene loro consegnato un tablet o uno smartphone. Come se la tecnologia fosse diventata il nuovo “ciuccio digitale” dell’infanzia contemporanea.

L’iperconnessione dei bambini diventata la norma

Nel mio libro Figli delle App, ho provato a raccontare come l’iperconnessione stia modellando l’esperienza infantile. I dati parlano chiaro: la quasi totalità dei bambini tra i 5 e i 6 anni possiede o usa abitualmente un dispositivo mobile. Non si tratta più di eccezioni, ma della norma. Eppure, come sottolineano diversi studi scientifici, tra cui quello pubblicato da Focus e condotto da ricercatori canadesi, l’abuso di schermi in età prescolare può ritardare lo sviluppo di capacità cognitive fondamentali, come il linguaggio, il problem solving e la motricità.

Qualche tempo fa, Gabe Escobar, giovane creator da oltre 3 milioni di follower su TikTok, ha lanciato un appello alla sua generazione (la Gen Z): «Per favore, non cresciamo i nostri figli con l’iPad a tavola. Non puoi conversare tu stesso con tuo figlio? Perché devi dare loro un iPad per farli stare in silenzio?». Il suo video, con oltre 6 milioni di like, rappresenta un segnale importante: anche tra i nativi digitali cresce la consapevolezza che la tecnologia non può sostituire la relazione.

L’iperconnessione dei bambini sta diventando la normalità.

Le scene che si ripetono nelle spiagge ogni estate sono emblematiche: bambini sotto l’ombrellone, occhi fissi su uno schermo, mentre a pochi metri il mare chiama. Non si costruiscono più castelli di sabbia, non si corre tra un ombrellone e l’altro. La sabbia non sporca più le mani, e le palette sono state sostituite da touch screen. I genitori criticano i figli, ma sono spesso loro a fornire quegli strumenti “salvifici” pur di godersi qualche ora di relax.

Zygmunt Bauman ha descritto con lucidità la transizione dall’offline all’online: «L’era digitale ha portato alla creazione di reti, ma non di comunità». Viviamo connessi ma sempre più soli, in relazioni effimere che, anziché rafforzarci, ci rendono più insicuri e dipendenti.

Ecco allora che l’articolo di De Rosa ci offre uno spiraglio di speranza: possiamo ancora cambiare rotta. Non si tratta di demonizzare la tecnologia, ma di ristabilire le priorità. I bambini hanno bisogno di adulti presenti, non perfetti. Di tempo libero non guidato da algoritmi, ma dalla fantasia. Di genitori capaci di dire: «oggi non si fa nulla, e va benissimo così».

Il kid rotting non è abbandono, ma fiducia. È un invito a rallentare, a concedersi spazi di vuoto dove possa nascere l’immaginazione. È un’educazione alla libertà e alla scoperta. È il contrario del consumo compulsivo di contenuti, del gioco preconfezionato, della socialità mediata dagli schermi.

Forse è tempo di tornare a quella panchina dove un bambino può semplicemente fare mucchietti di bastoncini. Forse è lì che si nasconde la vera estate, quella che insegna a crescere. Non serve pianificare ogni minuto per dare valore all’infanzia. A volte basta un pomeriggio vuoto, un prato, un libro dimenticato sotto un albero.

Restituire ai bambini il diritto all’ozio creativo non è solo un atto educativo, ma anche un gesto d’amore. Un modo per dire: «ti lascio lo spazio per essere te stesso». Perché, in fondo, non c’è nulla di più straordinario – oggi – che permettere a un bambino di vivere davvero la propria infanzia.

Viviamo in un mondo che chiede efficienza, rapidità, produttività. Anche ai più piccoli. Ma forse la vera sfida educativa sta nel dire “no” a tutto questo. Nell’accettare che i bambini possano stare senza far nulla, che possano annoiarsi, che possano anche sbagliare. Dopotutto, è proprio nella noia che germogliano l’autonomia, la creatività e, soprattutto, l’autenticità.

Approfondimenti: www.fanpage.it

Francesco Pira

Francesco Pira

Siciliano che ama definirsi nordafricano perché è cresciuto ed ama tantissimo la sua città d’origine Licata, in provincia di Agrigento. Professore Associato di Sociologia dei processi culturali e comunicativi e insegna Teorie e Tecniche del giornalismo digitale, Social Media e Comunicazione d’Impresa, Giornalismo Sportivo nel Corso di Laurea Triennale e Giornalismo Digitale nel Corso di Laurea Magistrale presso il Dipartimento di Civiltà Antiche e Moderne, e Tecniche Comunicative in Sanità Pubblica nel Corso di Laurea in Tecniche della Riabilitazione Psichiatrica presso il Dipartimento Dipartimento di Scienze Biomediche, Odontoiatriche e delle Immagini Morfologiche e Funzionali, BIOMORF dell’Università degli Studi di Messina. E’ stato nominato nel 2025 componente del Comitato Scientifico dell’Intergruppo Parlamentare sul Digitale presieduto dall’on. Naike Gruppioni. Sempre nel 2025 è entrato a far parte di un gruppo per un importante progetto di ricerca sulla Famiglia Digitale del Centro de Investigation Social Applicada dell’Università di Malaga (Spagna). A marzo 2024 è stato nominato Presidente della branch Comunicazione Media e Informazione dii Confassociazioni, di cui era stato Vice Presidente e dal giugno 2020 è Presidente anche dell’Osservatorio Nazionale sulle Fake News. Insegna in Master universitari e in corsi destinati a docenti e dipendenti pubblici. E‘ componente del Collegio dei Docenti del Dottorato in Scienze Politiche dell‘omonimo Dipartimento dell’Università di Messina. Collabora come Docente del Corso di Corporate Communication del Corso di Baccalaureato in Advertising e Marketing dell’Istituto Universitario Salesiano di Venezia e Verona aggregato all’Università Pontificia Salesiana. E’ Visiting professor presso l’Università Re Juan Carlos di Madrid in Spagna e Docente Erasmus presso l’Università Marie Curie di Lublino in Polonia. Membro del Comitato Accademico del Observatorio Euromediterráneo de Democracia y Espacio Público de la Universidad Rey Juan Carlos (Madrid). E’ stato Coordinatore e Responsabile Scientifico per l’Italia, fino al giugno 2023, del Progetto OIR, sulla didattica inclusiva – Erasmus + (Open Innovative Resources) finanziato dall’Unione Europea che vede insieme le Università di Lublino (Polonia), Oviedo (Spagna) e Messina. Visiting Marie Curie Staff Member presso il Center for Social Science, Tiblisi (Georgia), nell'ambito del Progetto SHADOW (MSCA-RISE call H2020-MSCA-RISE-2017. E‘ stato Direttore del Master in Esperto della Comunicazione Digitale nelle PA e nell’Impresa. Saggista è autore di oltre 80 tra monografie, contributi in volumi e articoli scientifici (in italiano, inglese e spagnolo). . È condirettore della rivista Addiction & Social Media Communication e fa parte del comitato scientifico di riviste scientifiche e convegni, in Italia e all'estero. Nel giugno 2008 per l’attività di ricerca e saggistica è stato insignito dal Capo dello Stato, on. Giorgio Napolitano, dell’onorificenza di Cavaliere dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana. Nel corso della sua carriera gli sono stati conferiti numerosi riconoscimenti. Ha intrapreso una battaglia personale con il bullismo, il cyberbullismo, il sexting, le fake news e la violenza sulle donne. Su questi temi ha svolto ricerche e tenuto seminari in Italia e all’Estero per studenti, docenti e genitori. Il quotidiano Avvenire l’ha definito uno dei maggiori analisti italiani del fenomeno Fake News. E stato dall’ottobre 2023 al febbraio 2025 Garante dei Diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza del Comune di Realmonte (Agrigento) ed è attualmente Presidente della Commissione Toponomastica del Comune di Licata (Agrigento). Giornalista scrive tutte le domeniche la rubrica PIRATERIE nelle pagine culturali del quotidiano La Sicilia e firma il Video Editoriale settimanale sul giornale on line Scrivo Libero. Collabora con la rivista I LOVE SICILIA, il quotidiano statunitense IL NEWYORKESE, e con le testate News 48, Lo Spessore e Voce dello Jonio e i blog Il Salto della Quaglia e Il Gustosino. E' opinionista per il portale nazionale dell'UCSI (Unione Cattolica Stampa Italiana) e dell'emittente nazionale Cusano Tv con interventi puntuali nel corso della trasmissione Psiche Criminale.

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