Peccioli, da ‘paese dei rifiuti’ a Borgo dei Borghi grazie (anche) a una discarica
Il paese ha unito gestione dei rifiuti, arte e turismo fino al titolo di Borgo dei Borghi: storia e contraddizioni del modello toscano
L’uomo sbuca dal terreno con fatica, il braccio che si aggrappa alla collina, la mano che ghermisce l’erba. Un po’ più indietro, la donna fa leva su entrambe le braccia, e sembra stare per uscire dalla terra, senza molto sforzo. Alle loro spalle, più in lontananza lungo il pendio della collina, si muovono macchine da lavoro: stanno interrando dei rifiuti. Le due figure, che altro non sono che enormi sculture, bianche, essenziali, quasi primordiali, sono conosciute come ‘I Giganti’ e rappresentano la ‘rinascita’. Quella di Peccioli, paese di 4mila anime nella campagna pisana, e quella del luogo dove sorgono, che sorprendentemente è una discarica. Certamente una discarica particolare, se consideriamo che viene visitata da oltre 16mila persone ogni anno, come fosse una bella piazza o un museo, e che ha reso Peccioli alquanto ricca. Nonostante le critiche non manchino, come vedremo, il sito è passato dall’essere un “problema” all’essere motore economico e culturale di una comunità.
Come nasce la discarica di Peccioli

La sua storia inizia alla fine degli anni ’70 del secolo scorso, da un presupposto valido ancora oggi nonostante i progressi nella tecnologia e nell’attenzione alla questione ambientale. Un presupposto che il sindaco di Peccioli Renzo Macelloni, cui si deve l’intuizione e la realizzazione del sito che si trova vicino alla frazione di Legoli, ha spiegato a News48: “E’ il rifiuto che fa la discarica, non viceversa”. In altre parole, “la discarica risolve il problema di smaltimento dei rifiuti quando non sai dove portarli”.
A fine anni ’70 e ’80 il problema era quello delle discariche incontrollate e senza regole, la normalità all’epoca: “Ognuno buttava i rifiuti là dove gli capitava”. Anche a Legoli vi era uno di questi siti, che raccoglieva 10mila tonnellate l’anno dai comuni vicini. Nel 1982 arrivò la prima legge che regolamentava la gestione dei rifiuti e delle discariche, in base alla quale – nel 1986 – venne chiuso l’inceneritore di Firenze per i livelli di diossina troppo alti riscontrati. A quel punto, la Regione Toscana stanziò 4 miliardi di lire per la costruzione di una nuova discarica. Macelloni, all’epoca già sindaco di Peccioli, pensò di prendere quei soldi per bonificare il sito esistente a Legoli, chiedendo un aumento di volumetrie da mettere in parte a disposizione dell’emergenza regionale. L’obiettivo era quello di “razionalizzare il percorso dei rifiuti “, realizzando un impianto industriale all’avanguardia sul fronte della sicurezza e dell’impatto ambientale, gestito direttamente dal Comune.
Nel 1997 nacque la Belvedere SpA, incaricata di gestire la discarica, con una particolarità che rende questo sistema un unicum in Italia e nel mondo: l’ingresso nella società di centinaia di piccoli azionisti, in gran parte residenti nel territorio. Oggi, spiega Macelloni, sono circa 900, il 38% dell’azionariato, per il resto diviso tra il Comune di Peccioli, col 25% del totale, e la Fondazione Peccioliper (nata nel 2004 per gestire iniziative culturali e sociali), che detiene il 37%.
Il progetto, come vedremo, si è ampliato negli anni, allargandosi a iniziative sociali e culturali, e con un occhio all’evoluzione tecnica e tecnologica. E con un piede nel turismo.
In Italia 508 kg di rifiuti a testa, 590 in Toscana
Ma torniamo al problema che la discarica vuole risolvere. Oggi la situazione è molto diversa, ma la questione di cosa fare con ciò che scartiamo rimane: secondo il Rapporto Rifiuti Urbani Ispra 2025, che contiene i dati relativi al 2024, la produzione complessiva di rifiuti urbani In Italia è stata di circa 29,9 milioni di tonnellate, in aumento del 2,3% sul 2023. La produzione pro-capite è di 508 kg, che arrivano a 590 kg in Toscana, il 16% in più della media e 4 kg in più rispetto al 2023.
Il dato toscano risente della presenza turistica, delle attività economiche e della maggiore assimilazione ai rifiuti urbani prodotti da esercizi commerciali e servizi e, pur non essendo il più alto del Paese (l’Emilia-Romagna produce 663 chilogrammi all’anno di scarti a testa (+23 chilogrammi rispetto al 2023) dà la misura della questione.
Carenza di impianti
Sempre secondo i dati Ispra, lungo lo Stivale nel 2024 sono operativi 625 impianti per la gestione dei rifiuti urbani, oltre la metà dedicati alla frazione organica. Lo studio ‘Rifiuti urbani, fabbisogni impiantistici attuali e al 2035’, che Utilitalia ha pubblicato il 4 novembre 2025 usando dati Ispra relativi al 2023, evidenzia come gli attuali impianti di trattamento degli scarti urbani siano numericamente insufficienti e mal dislocati sul territorio, costringendo il nostro Paese a continui viaggi degli scarti tra le regioni, e talvolta anche all’estero, e a ricorrere in maniera ancora eccessiva allo smaltimento in discarica.
Nel dettaglio, spiega Utilitalia, nel 2023 sono stati trattati in regioni diverse da quelle di produzione 3,8 milioni di tonnellate di rifiuti, in aumento rispetto alla precedente rilevazione. I costi economici e ambientali sono alti: con riferimento al 2022, la federazione delle utilities segnala che per trasportare i 3,15 milioni di tonnellate di rifiuti trattati in regioni diverse da quelle di produzione sono stati necessari 140mila viaggi di camion, cosa che ha portato a maggiori emissioni di CO2 per oltre 50mila tonnellate e a 75 milioni di euro in più sulla Tari. Un conto a cui si sono aggiunti, sempre per il 2022, circa 50 milioni di euro di multe comminate dall’Unione europea per le inadempienze sulla gestione dei rifiuti.
Secondo i dati Ispra, nel 2024 i rifiuti urbani complessivamente smaltiti in discarica sono stati oltre 4,4 milioni di tonnellate, ovvero il 14,8% degli scarti prodotti, un dato in calo del 3,7% rispetto al 2023 ma comunque ancora eccessivo, segnala Utilitalia, e sopra l’obiettivo europeo del 10% massimo stabilito da Bruxelles.
C’è poi un altro aspetto: questi siti sono in esaurimento. Per il Nord si prospettano ancora 4/5 anni; per il Centro 3/4 anni; per il Sud peninsulare 6/7; per la Sardegna 5/6 anni per la Sicilia circa un anno.
Per Utilitalia, occorre costruire nuovi impianti per il trattamento dell’organico e per il recupero energetico delle frazioni non riciclabili, altrimenti l’export di rifiuti tra le aree del Paese (e all’estero) continuerà.
Ma i nuovi impianti si scontrano con un fenomeno ben noto, il Nimby, ‘Not in my backyard’, cioè non nel mio cortile, per indicare le resistenze delle comunità locali alla costruzione di infrastrutture di interesse pubblico nelle proprie zone. Peccioli è diversa già in questo: Belvedere SpA si vanta infatti di essere fondata su un approccio opposto, il Pimby, ‘Please in my back yard’. Il risultato è un impianto che tratta l’organico e produce energia, e che sembra funzionare, anche se le critiche non mancano, sia da parte degli ambientalisti sia da parte di qualche pecciolese. D’altronde, sostiene Macelloni, “governare senza critiche non è possibile”.
Come lavora la discarica di Peccioli



L’impianto di Peccioli, situato appena fuori la frazione di Legoli, tratta e smaltisce rifiuti speciali “non pericolosi”, e riceve rifiuti urbani indifferenziati, cioè il residuo che rimane dopo la raccolta differenziata, anche provenienti da altre parti della regione, soprattutto da Pisa, Livorno, Lucca e Massa-Carrara, e da fuori regione. Oggi di fatto quella di Peccioli è tra le più grandi discariche della Toscana: 34 ettari, quasi 412 mila tonnellate gestite l’anno.
Il percorso degli scarti è complesso. All’arrivo, i rifiuti vengono indirizzati in base alla loro tipologia verso la discarica o verso il TMB, trattamento meccanico e biologico, che tritura lo scarto e lo separa in due frazioni in funzione delle dimensioni (sopravaglio e sottovaglio). Da queste frazioni vengono estratti i materiali metallici da inviare a recupero. Il sopravaglio può essere inviato direttamente in discarica mentre il sottovaglio, la parte più ricca di composti organici, viene sottoposto a trattamento di biostabilizzazione nelle apposite biocelle. Alla fine del trattamento si ha un materiale stabilizzato a bassissimo contenuto di umidità che può essere a sua volta conferito in discarica. Per ogni ‘lotto’ di rifiuti viene preparata una vasca apposita, rivestita da geomembrana impermeabile e richiusa, e viene effettuato il collegamento delle reti di captazione del percolato e del biogas. Il primo è acqua piovana (e non solo) che si sporca passando attraverso i rifiuti e che deve essere raccolto e depurato, dopodiché può essere utilizzato negli uffici dell’impianto oppure immessa nelle acque superficiali.
Il biogas invece è prodotto dall’azione di microrganismi anaerobi che attaccano gli ultimi residui di materiale organico presente nel rifiuto. È ricco di metano, dotato di un alto valore energetico: a Legoli 8,5 milioni di metri cubi producono 15 milioni di kWh di energia elettrica, la maggior parte della quale viene immessa nella rete nazionale, mentre una piccola parte viene utilizzata per il consumo interno degli impianti.
Dal 2024 è in funzione il biodigestore, costato 71 milioni di euro, che si dedica alla frazione organica dei rifiuti urbani (FORSU): da 105mila tonnellate di questi scarti produce 20mila tonnellate di compost, dunque fertilizzante da usare in agricoltura, e 8 milioni di metri cubi di metano che viene ceduto alla rete. Nel 2008 e poi nel 2011 sono stati anche installati due grandi impianti fotovoltaici con 7.300 pannelli che producono 1.450.000 kWh annui, molto più di quanto serva per tutta Peccioli. Anche in questo caso l’energia elettrica in eccesso viene venduta sul mercato nazionale.
Per quanto riguarda il futuro, è in programma un impianto di ossidocombustione che tratterà l’indifferenziata, che ora viene interrata, per trasformarla in ‘perline’ di vetro, una sostanza inerte da riutilizzare in edilizia. In questo modo, spiega Macelloni, si andrà a chiudere il ciclo dei rifiuti.
Il modello Peccioli funziona?
A livello economico, dal 2007 a oggi il Comune ha incassato 235 mln di euro. Nel 2023, Belvedere SpA ha dichiarato un fatturato poco sopra i 48 milioni di euro e un utile netto di oltre 6,6 milioni di euro. I pecciolesi azionisti prendono dei dividendi. Per avere un’idea, Macelloni spiega che chi ha investito 10mila euro di azioni prende oltre 1.900 euro. I dividendi vanno anche al Comune e alla Fondazione Peccioliper, consentendo di fare “investimenti importanti”, sottolinea il sindaco. Investimenti che altrimenti sarebbe molto più difficile fare per un Comune piccolo, con “una capacità impositiva molto limitata” e senza le “economie di scala” necessarie. Macelloni su questo concetto ci tornerà più volte, giudicandole uno degli elementi chiave di ciò che ruota attorno alla discarica.
L’impianto di Legoli produce 4-5 milioni di euro investiti annualmente in sostenibilità, cultura, arte e architettura, innovazione tecnologica, servizi, infrastrutture e welfare. D’altronde, l’obiettivo della Belvedere, si legge sul suo sito, è quello di “promuovere lo sviluppo del Comune di Peccioli, del suo territorio e della sua economia”.
Tra gli interventi realizzati: asilo nido, un villaggio scolastico (16 mln di euro, 8 del Comune e 8 del Pnrr), un parcheggio multipiano con passerella sospesa che collega la parte bassa del paese col suo centro storico (15 milioni), oltre a musei, impianti sportivi come campo da calcio e piscina coperta da 3 milioni, un’accademia musicale, strade nuove, la ristrutturazione del Palazzo Senza Tempo – un complesso immobiliare in pieno centro storico che oggi ospita mostre e accoglie i visitatori del borgo, liberamente accessibile (6 mln di euro). Nel 2004 nasce la già citata Fondazione Peccioliper, che gestisce iniziative culturali e sociali, finanziate con i proventi della discarica: convegni, studi, iniziative letterarie, musicali e teatrali, arte.
Due esempi molto visibili anche al turista sono i due anfiteatri all’aperto da 250mila euro l’uno: il primo è Fonte Mazzola, poco fuori il centro storico, che coi suoi gradoni che richiamano un teatro greco può ospitare duemila persone e dove nel tempo è stato trasferito uno dei ‘giganti’ di Peccioli, ora parte integrante di spettacoli e concerti: il Festival delle Undici Lune è diventato una delle rassegne più importanti in Toscana. Adiacente Fonte Mazzola c’è anche la biblioteca (costata 1 mln di euro), un cubo in vetro sempre aperto, luogo di ritrovo dei giovani. Il secondo Anfiteatro è all’interno del Triangolo Verde, come viene chiamata la discarica (dal logo di Belvedere SpA): anch’esso ospita concerti e installazioni artistiche permanenti, in una cornice decisamente inusuale che ha fatto da sfondo anche a una sfilata.
Dal 2011 i Giganti, le ‘Presenze’ alte tra i 5 e i 9 metri realizzate dal maestro artigiano Gianluca Salvadori e creati dal gruppo Naturaliter, emergono dalla terra per simboleggiare che anche dai rifiuti ci può essere una rinascita. All’inizio le sculture erano quatto, ma due sono state spostate: una a Fonte Mazzola, e un’altra sul tetto dell’incubatore di imprese ‘La Fila’.
Dal 2025 a far compagnia alle due rimaste nel Triangolo Verde, un po’ defilati in verità rispetto alla discarica, ci sono due elefanti preistorici, antichi abitanti dell’area. Anche in questo caso, dunque, la connessione con il territorio è stretta.
I Giganti non sono le uniche opere d’arte che abbelliscono la discarica. Sergio Staino sulle pareti esterne dell’impianto di Trattamento Meccanico Biologico ha dipinto tante figurine diverse, Remo Salvadori sul capannone del compostaggio (‘Germoglio’), e David Tremlett rende una geometria colorata il muro di contenimento in cemento della discarica e i silos (Untitled’).
Risultato: nel primo semestre 2024 16700 persone hanno visitato il sito.
Il ‘borgo dei borghi’
Intanto l’arte si allarga fino a Peccioli, che diventa un vero e proprio museo diffuso, il MACCA, dove oltre 70 opere di artisti internazionali, in continuo aumento, sono disseminate tra le vie e i vicoli del centro storico e nei paesini limitrofi (molto scenografico il Rovo di Vittorio Corsini a Fabbrica). Cercarle porta a scoprire praticamente ogni angolo del borgo medievale e della zona. Tutte hanno un significato importante e radicato nel luogo, alcune sono particolarmente scenografiche. Su tutte, la passerella di Patrick Tuttofuoco sull’ascensore che collega il parcheggio alla parte alta del paese, un nastro colorato che dà il meglio di sé al tramonto. Nel 2024 il paese dei rifiuti vince il titolo di ‘Borgo più amato d’Italia’ agli Oscar del Turismo, e viene eletto ‘Borgo dei Borghi’.
Secondo l’Osservatorio sul turismo di Peccioli, curato dal Touring Club Italiano su dati ufficiali Istat, nel 2024 Peccioli ha registrato 49.601 presenze turistiche, con un incremento del 14,4% rispetto al 2023 e una crescita del 34% rispetto al 2019, mentre gli arrivi turistici risultano quasi raddoppiati rispetto al periodo pre-pandemico, con un aumento del 96% dal 2019, ovvero sostanzialmente un raddoppio. Secondo stime non ufficiali, considerando chi non pernotta si arriva a 200mila turisti.



Limiti e criticità
Fin qui sembra tutto meraviglioso, e in effetti visitando il borgo, e soprattutto l’impianto di trattamento e smaltimento dei rifiuti, sembra tutto davvero efficiente e ordinato, addirittura quasi privo di cattivi odori. Certo l’esperienza di un giorno non fa statistica, ma Paola e Giuseppe, due pecciolesi a cui News48 ha fatto qualche domanda, raccontano che loro nella zona della discarica ci vanno abitualmente in bicicletta.
I detrattori però non mancano. Da anni Legambiente Valdera è particolarmente critica, a partire dal fatto che la raccolta differenziata nel Comune di Peccioli si ferma circa al 36%, “una percentuale più vicina a una pessima economia lineare che a un modello circolare”.
A tal proposito, Macelloni dice chiaramente che la cosa a lui non interessa, e che si tratta di una sua precisa scelta. “Non facciamo il porta a porta, perché un Comune che ha risolto il problema di mezza Toscana rivendica anche il fatto che i concittadini non abbiano rottura di scatole”, spiega. E aggiunge: “La raccolta porta a porta la fai là dove spendi meno e ottieni di più. Se devo fare il porta a porta in una frazione di 300 abitanti a 8 km mi pare una pazzia, quindi ho deciso di non farla. Però abbiamo la raccolta stradale”.
Un’altra cosa che la sezione locale dell’associazione ambientalista contesta – insieme a 31 Comuni dell’Ato Costa -, è la richiesta di ampliamento della discarica per 4.330.000 mc, mettendo in discussione la compatibilità dell’impianto con un territorio che punta su produzioni agricole di qualità e turismo. La Regione ha tuttavia accordato nel maggio 2025 un ampliamento, autorizzando concretamente il primo lotto del progetto ‘Legoli 3’,
C’è poi il capitolo salute: Paola ci spiega le sue perplessità sul fatto che non sia mai stata condotta una valutazione su eventuali effetti negativi su chi abita la zona, anche considerando che il rischio zero non esiste. Per il sindaco una tale analisi non c’è “perché non ha motivo di essere svolta”. Il politico cita un’indagine del Cnr di Pisa che avrebbe ignorato Peccioli proprio per questo. Lo studio, peraltro, evidenziava un eccesso di mortalità statisticamente significativo per patologie del sistema circolatorio, cerebrovascolare, e per alcuni tipi di tumore nelle popolazioni residenti entro un raggio di 5 km dalle discariche valutate. “Quelle (indagini) che si sono dovute fare ci sono”.
Paola menziona un programma di screening ad opera del Comune, proprio perché “non c’è emergenza”, afferma Macelloni. “Con le risorse che abbiamo, abbiamo creato una commissione per la clinica San Rossore e le persone da 65 anni in poi le abbiamo mandate a fare dei controlli preventivi, ma questo non era in seguito alla discarica”.
L’Arpat comunque, specifica il sindaco, fa eseguire periodici rilevamenti dell’aria per capire cosa succede, e, prosegue il sindaco, “sono tutti sotto” i limiti.
Gli ambientalisti contestano anche il progetto del primo impianto al mondo di ossicombustione a livello industriale, che tratterebbe il materiale in uscita dal TMB, oggi destinato alla discarica, trasformandolo in una materia prima seconda utilizzabile nell’edilizia, senza produrre ulteriori scarti: Sovradimensionato, primo nel suo genere, non chiuderebbe davvero il ciclo dei rifiuti perché “le perline vetrificate in cui si dovrebbero trasformare i rifiuti trattati non sono nell’elenco europeo dell’economia circolare”. Ma il 19 giugno 2026 la Conferenza dei servizi regionale ha comunque concluso positivamente l’istruttoria sul progetto, che va avanti.
Anche sulle ricadute per la comunità ci sono delle perplessità, come spiega ancora Paola: i servizi e le infrastrutture sono sovradimensionati per le effettive necessità di un borgo di 4000 abitanti. Ad esempio, il campo da calcio e la piscina. Secondo Macelloni “hanno ragione a dire questo” ma “la logica è quella dell’economia di scala”, cioè “di fare un servizio di qualità per i nostri cittadini, altrimenti non potremmo farlo”. “Non si può pensare che un piccolo Comune da solo faccia i servizi di qualità. Magari un servizio lo faccio io per cinque o sei paesi, un servizio lo fa un altro. Lavoriamo con questa prospettiva, altrimenti la qualità ce l’avresti soltanto a Pisa o a Lucca o a Firenze, perché sono Comuni grandi e possono permetterseli”.
Un esempio è l’asilo nido, che “ha avuto anche 90 ragazzi e noi ne abbiamo al massimo 40. Però è un’attività che ricade sul territorio, non solo su Peccioli. Quindi per l’impianto sportivo ci sono tanti che vengono anche da fuori. Quando facciamo il Festival delle Undici lune ci viene gente dalla provincia”. Paola conferma che infrastrutture e servizi sono goduti anche da fuori (a condizioni economiche diverse rispetto ai pecciolesi), e alla fine la sua rimane più una perplessità che una critica convinta.
Stesso discorso per Fabrizio, un altro pecciolese, che si chiede se non ci siano dei rischi dal dipendere economicamente da un’unica infrastruttura. Insomma, cosa succederà dopo la discarica?
Questo ‘dopo’ non sembra però essere vicino: nonostante l’aumento della raccolta differenziata, una parte dei rifiuti continuerà a non essere recuperabile e dovrà ancora essere smaltita in discarica, spiega il sindaco. E come visto la Regione ha approvato il suo ampliamento e va avanti il progetto dell’ossicombustore. “Noi guardiamo 40 anni oltre”, afferma Macelloni.
Un metodo replicabile
E se Peccioli va avanti per la sua strada, sarebbe possibile per un altro Comune replicare questo modello? Per Macelloni la risposta è un ‘no’, “non in questi termini, ma è replicabile il metodo”. Ovvero: “Se noi partendo dalla discarica, con tutto il male che si dice di questi impianti, siamo riusciti a costruire un percorso positivo, vuol dire che si può fare su altre cose”.
Il problema è la dimensione: “Trent’anni fa ogni Comune aveva il suo impianto e i suoi dipendenti. Oggi siamo di fronte a grandi società. Noi siamo partiti da una dimensione piccola e siamo cresciuti nel tempo. Oggi devi partire con un impianto che costa 300 milioni. È cambiata la struttura, perché il rifiuto va gestito in maniera industriale. Le dimensioni economiche sono importanti per tutti: oggi, se non c’è scala industriale non fai nulla”.

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