Progetto Pluralia: verso una cultura della diversità basata sui dati
Nasce il primo Osservatorio Nazionale sulla Diversity per analizzare come la diversità influenzi la vita quotidiana, il lavoro e le relazioni sociali
Immaginiamo la società come un grande ecosistema marino: fino ad oggi ci siamo spesso limitati a contare quante specie diverse di pesci lo abitano – e quindi, i numeri della diversità – mentre da oggi c’è una sorta di sensore subacqueo che studia la qualità dell’acqua e le correnti, per capire se ogni specie ha davvero la possibilità di nuotare liberamente o se sta incontrando barriere invisibili che ne impediscono la crescita.
È il progetto Pluralia che diventa, di fatto, il primo Osservatorio Nazionale sulla Diversity; è un’iniziativa che mira ad analizzare sistematicamente come la diversità influenzi la vita quotidiana, il lavoro e le relazioni sociali, trasformando le parole in azioni concrete e misurabili in un’epoca in cui il tema della diversità è al centro del dibattito pubblico ma spesso se ne perdono i contorni, le sfumature, le profondità.
Il contesto: un’alleanza per il cambiamento
Il progetto ha origine dall’unione di tre realtà distinte ma complementari: InTribe (società di data intelligence), Artdisk (design e comunicazione) e The Right Side (supporto legale per il cambiamento sociale). Questa sinergia nasce per accompagnare aziende ed enti pubblici verso il raggiungimento degli obiettivi dell’Agenda Globale Europea 2030 per lo sviluppo e la crescita sostenibile, unendo l’analisi tecnologica alla sensibilità umana e giuridica.
Il problema da cui si parte: una narrazione spesso parziale
Nonostante si parli molto di diversità, come detto, oggi si fatica a misurarne l’impatto concreto sulla vita delle persone. Il rischio principale è che prevalgano narrazioni parziali o polarizzate che non offrono soluzioni reali. Spesso ci si ferma alla “retorica della diversity” senza indagare onestamente cosa significhi viverla dall’interno, sia nei contesti pubblici che in quelli privati. Manca, in breve, uno strumento che non si limiti a fotografare “quante” diversità esistano, ma che spieghi “come” queste vengano accolte, ignorate o ostacolate.
Per superare queste barriere, Pluralia ha lanciato un’indagine statistica aperta a tutta la popolazione italiana. Non si tratta di un sondaggio rivolto solo a chi subisce discriminazioni, ma di una raccolta di punti di vista trasversali che esplorano 12 dimensioni della diversità: credo religioso, etnia, caratteristiche fisiche (che portano al bodyshaming), disabilità fisica, età, identità di genere, difficoltà intellettive, neurodivergenze, orientamento sessuale, condizione economica, genere biologico, grado di istruzione.
L’obiettivo è costruire una base solida di insight realistici, andando oltre le categorie rigide per comprendere come queste variabili incidano sulla qualità della vita e sulla coesione sociale.
Il processo: dalla misurazione alla strategia
Il percorso di Pluralia non si esaurisce nella raccolta dei dati, ma segue un processo strutturato per generare impatto:
- Ascolto attivo: attraverso una survey anonima che raccoglie comportamenti, percezioni e ostacoli quotidiani.
- Analisi integrata: i dati vengono elaborati unendo l’analisi statistica e l’intelligenza artificiale generativa all’interpretazione qualitativa delle esperienze umane.
- Trasformazione strategica: gli insight vengono trasformati in strumenti decisionali per aiutare le organizzazioni a adottare politiche più inclusive.
- Restituzione pubblica: i risultati saranno condivisi in un evento aperto al confronto, per favorire una cultura della diversità documentata e onesta.
In definitiva, Pluralia vuole offrire una lettura plurale della realtà, capace di orientare decisioni strategiche che mettano al centro la persona e il suo vissuto. Per contribuire a questa sfida, si può compilare il form cliccando sull’immagine qui sotto:

Le opinioni aiuteranno Pluralia a fotografare la realtà e promuovere ambienti, prodotti e amministrazioni più inclusivi.
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