Una città è davvero ‘smart’ quando i cittadini vivono meglio
Il City Vision Score racconta l’Italia che innova partendo dai bisogni reali delle persone. Ecco come dati e servizi digitali possono fare la differenza
Meno code negli uffici comunali, parchi più sicuri e meglio curati, servizi pubblici inclusivi, quartieri che tornano a essere luoghi di incontro. Questo, e molto altro, è quello che significa ‘vivere smart’ in centri – grandi e piccoli – dove si punta sull’innovazione. Sembra fantascienza, ma in molte città italiane è realtà. E se è vero che il Bel Paese molto spesso si posiziona indietro nelle classifiche che fotografano il progresso, è importante sapere che invece qualcosa si muove. Anzi, più di qualcosa. Non solo, com’è prevedibile, nel Nord: anche il Sud e i centri più piccoli mostrano di essere dinamici e pronti a cogliere le opportunità per migliorare, nonostante le difficoltà.
Il fermento italiano lo racconta il report City Vision Score, che ogni anno analizza il grado di “intelligenza” dei 7.896 comuni italiani e valuta la capacità dei territori di adottare soluzioni digitali e innovative. Quello che lo studio restituisce è una panoramica dello stato di trasformazione ‘smart’ dei centri italiani, evidenziando punti di forza e aree di miglioramento: una guida concreta per politici e amministratori ma anche un modo per i cittadini per scoprire che non è tutto fermo e che anzi le possibilità sono già in atto e più vicine di quanto non si pensi. Ma esattamente di cosa parliamo quando parliamo di città smart?
Cos’è una città smart
Una città smart è una città intelligente, che utilizza le tecnologie dell’informazione e della comunicazione (ITC) per migliorare la qualità della vita, l’efficienza e la competitività. In sostanza, raccoglie dati (sensori, open data, piattaforme digitali) e li usa per prendere decisioni migliori. La prima cosa da tenere a mente però è che non basta raccogliere informazioni o implementare l’intelligenza artificiale: il cittadino deve accorgersi della differenza nella vita quotidiana.
Questo perché, se è vero che una città smart usa dati, tecnologie e nuovi modelli di gestione, l’obiettivo rimane quello di partire dai bisogni reali delle persone per migliorare concretamente la loro vita di ogni giorno. Perciò, un centro intelligente fa risparmiare tempo ai cittadini (meno code, meno burocrazia), usa le risorse in modo razionale (energia, acqua, trasporti), ascolta i bisogni reali delle persone, riduce sprechi e disuguaglianze e rende i servizi pubblici più facili da usare, anche per anziani, famiglie, persone fragili.
Per avere un’idea più concreta, una città smart può operare in varie aree, ognuna delle quali a sua volta si declina in vari aspetti. Ad esempio:
- mobilità (traffico monitorato in tempo reale, semafori intelligenti, trasporto pubblico integrato, incentivi a bici, sharing, mezzi elettrici);
- ambiente (illuminazione pubblica intelligente, reti energetiche efficienti, monitoraggio di aria, rumore, consumi, gestione smart dei rifiuti);
- servizi pubblici (pratiche digitali, sportelli online, meno burocrazia, meno code);
- economia (lavoro, innovazione, attrattività);
- comunità (servizi accessibili a tutti, partecipazione civica digitale);
- governance (decisioni basate su dati, non su intuizioni).
Il City Vision Score 25/26: conferme e nuove tendenze
Il City Vision Score 2025/2026, curato da Blum e Prokalos e promosso da Blum in collaborazione con A2A, analizza 30 indicatori che coprono le sei dimensioni del concetto di smart city appena viste: governance, economia, ambiente, living, mobilità, persone. Ne risulta un ‘super-indice’ da 10 a 100 che sintetizza il grado di smartness di tutti i comuni italiani.
Divario Nord-Sud rimane ma migliorano i centri più piccoli
Un primo risultato che salta agli occhi è il divario tra Nord e Sud, che si fonda su aspetti molto concreti che accelerano o rallentano l’adozione di servizi intelligenti: dotazione infrastrutturale, continuità degli investimenti, capacità amministrativa. L’Italia più innovativa, infatti, è ancora nel Nord-Est, con le prime 15 posizioni occupate da comuni di quest’area e i cui capoluoghi guidano per smart economy, qualità della governance e mobilità integrata, sostenuti da infrastrutture aggiornate e strategie orientate a sostenibilità e qualità della vita.
Ma anche i comuni più piccoli si dimostrano capaci di distinguersi per capacità di trasformazione. È il caso della Sardegna, che nella classifica dei migliori borghi del Sud occupa tutte le prime quattro posizioni con Masullas (OR), Siligo (SS), Fordongianus (OR) e Villaurbana (OR). Insomma, il concetto di smart city non è esclusivo dei centri più popolosi. Certamente c’è in parte un effetto trascinamento dei comuni più grandi, spesso poli di riferimento per gli altri. Ma solo in parte: la ricerca rileva che il raggio di influenza dei comuni di maggiori dimensioni si riduce rispetto al passato (da 50 chilometri a 40 chilometri, in media), a segnalare una maggiore autonomia e una maggiore capacità ‘smart’ dei centri più piccoli rispetto al passato, grazie a progetti intercomunali, interoperabilità dei dati e servizi di rete.
Il Centro raddoppia
Il Centro fa importanti passi in avanti, raddoppiando il numero di ‘apparizioni’ nelle prime 200 posizioni (da 10 nell’edizione 24/25 a 23 nel 25/26) grazie al primato della Toscana e delle Marche, che si confermano le Regioni più virtuose della macroarea. In questo caso, sottolinea il rapporto, conta ”la densità di città medie e di sistemi universitari, e soprattutto l’allineamento tra pianificazione locale, progettazione integrata e capacità di intercettare risorse”.
Una smartness che si adatta ai diversi contesti
Un altro elemento positivo da sottolineare è la diversificazione geografica: nelle prime 100 posizioni dello Score 25/26 sono rappresentate 9 regioni (in aumento) e 24 province, distribuite lungo tutto il Paese: la presenza contemporanea di territori alpini, collinari e costieri segnala che il modello di smartness si adatta ai diversi contesti, combinando infrastrutture, qualità della vita e sostenibilità.
Migliorare si può: su cosa puntare
Scorrendo il rapporto, è importante poi soffermarsi sui margini di miglioramento, che sono ampi e lasciano spazio a grandi opportunità. Le aree su cui agire, sintetizza il City Vision Score, sono quelle connesse con l’esecuzione. Dunque appalti e project management, interoperabilità dei dati, manutenzione programmata, semplificazione dei processi, valutazione d’impatto. Ma molto si può fare anche sulle competenze amministrative nei comuni medio-piccoli, sulle partnership pubblico-private e sulla diffusione della cultura del dato.

City Visione Score 25/26: qual è la città più smart?
Secondo la classifica del City Vision Score 25/26, è Bologna la città più smart d’Italia, superando Milano dopo aver guadagnato tre posizioni rispetto allo scorso anno. Il motivo? Le sue ottime performance nella smart economy, con una importante capacità di attrazione di startup e pmi innovative, mobilità intelligente e affidabilità dei servizi, ambiti in cui sono state messe in campo politiche nuove ed efficienti.
Milano, pur scivolando al terzo posto tra i capoluoghi e al 39esimo posto nella classifica generale, rimane comunque un punto di riferimento per innovazione e sviluppo, ma lo Score 25/26 premia la coerenza tra progettazione e risultati percepiti dai cittadini. Perché il risultato di questo binomio è che, mettendo a sistema i progetti – ovvero integrando dati, infrastrutture e gestione quotidiana -, l’innovazione è non solo possibile ma anche più rapida.
Come anticipato, l’Italia più smart è a Nordest: nelle prime quindici posizioni dello score compaiono infatti solo comuni di questa area. Al primo posto c’è appunto Bologna, seguita da Villa Lagarina (TN), Imola (BO), Spormaggiore (TN), Carpi (MO), Badia (BZ), Andalo (TN), Bagno di Romagna (FC), Stenico (TN), Castel San Pietro Terme (BO), Castel Guelfo di Bologna (BO), Mordano (BO), Lavis (TN), Tione di Trento (TN), Bressanone (BZ).
Tra i capoluoghi la concentrazione della smartness è ancora più evidente e anche qui il Nord si conferma l’ecosistema più maturo. La top ten è guidata da Bologna, seguita da Trento e Milano; quindi Ferrara e Firenze, poi Treviso, Parma, Pordenone, Padova e Monza a chiudere la decina. Il Sud e le Isole restano indietro, confermando il divario presente nella classifica generale: nessun capoluogo entra tra i primi cinquanta; i migliori, L’Aquila, Teramo e Cagliari, si posizionano tra la 53esima e la 68esima posizione.
Il rapporto con tutte le classifiche si trova sul sito del City Vision Score 25/26.
Smart Living: piccolo è bello
Un focus dell’analisi è dedicato poi allo ‘Smart Living’, che valuta densità, costo e qualità delle abitazioni, salute e accesso ai servizi essenziali per capire com’è la qualità della vita nei vari centri. Questa dimensione mostra che ‘piccolo è bello’: i borghi sotto i 2.000 abitanti dominano la graduatoria. Infatti, spiega il rapporto, “pur operando in territori con meno opportunità e servizi meno avanzati, offrono contesti “a misura d’uomo”, meno stressanti e più salubri, con coesione sociale elevata, percezione di sicurezza più alta e un costo della vita contenuto rispetto ai grandi centri”.
Nelle prime venti posizioni compaiono sette regioni, mostrando anche qui una discreta diversificazione, ma è la provincia di Perugia (Umbria) a occupare tutto il podio. Primo posto assoluto a Scheggino, seguita da Valtopina e Cerreto di Spoleto. Nel Nordovest brilla Brescia, mentre nel Nordest i capoluoghi pagano il costo della vita pur disponendo di servizi evoluti; nelle Isole la Sardegna si inserisce nella parte alta grazie alla provincia di Oristano, e la Sicilia recupera tra i centri maggiori con Ragusa, Caltanissetta e Trapani.
Ma in pratica?
Se cifre e classifiche possono rimanere un po’ astratte, sono i progetti concreti a parlare di innovazione e di una qualità della vita che migliora. Creato nel 2023 e assegnato ogni anno durante gli Stati generali delle città intelligenti, il Premio Buone pratiche del City Vision Score nasce proprio per dare riconoscimento e visibilità ai migliori progetti innovativi italiani, cioè alle soluzioni che funzionano davvero e che possono ispirare altri territori. Il loro merito, che è anche il loro vantaggio, è che partono dalle comunità e dalle persone per dare vita a una trasformazione smart che non è solo tecnologica, ma culturale, sociale e amministrativa allo stesso tempo.
Tra i premiati per il 2025, troviamo degli esempi molto interessanti. Come quello del Comune di Ferrara, che ha realizzato un programma di open data e citizen science che coinvolge studenti, imprese e cittadini nella costruzione e installazione di centraline che misurano in tempo reale inquinamento e traffico. In questo modo, i ferraresi possono sapere quando e dove l’aria è più pulita o più inquinata e regolarsi di conseguenza se vogliono andare al parco o fare sport all’aperto. Mentre l’amministrazione può ottimizzare la manutenzione delle strade, la gestione del traffico e le aree verdi.
Un altro progetto, messo in campo da diversi centri tra cui il Comune di Firenze, prevede l’uso di chatbot con IA generativa per semplificare l’accesso ai servizi anagrafici, permettendo ai cittadini di interagire con l’amministrazione in più lingue e in qualsiasi momento. Il che si traduce nel poter prenotare appuntamenti e avere informazioni senza dover andare fisicamente allo sportello, spendendo meno tempo in burocrazia e ottenendo code più snelle.
Ancora, il Comune di Santo Stefano Quisquina (Agrigento) ha trasformato l’ex mattatoio in un hub di cultura, sostenibilità e accoglienza turistica lenta e destagionalizzata: un modello di rigenerazione che valorizza la comunità e “ricuce la coscienza di luogo”. Lo spazio ospita cooking class, laboratori di arti e mestieri, una vetrina permanente per artisti e produttori locali, oltre a un servizio di noleggio di e-bike e auto elettriche, mentre un’a app dedicata propone itinerari culturali e gastronomici.
E a dimostrazione che l’innovazione si muove oltre i luoghi comuni, City Vision ha premiato anche Ama spa, la municipalizzata ambientale di Roma – città nota per avere un grosso problema con i rifiuti. Il progetto UCRONIA dell’azienda trasforma infatti la gestione ambientale della capitale da reattiva a predittiva: attraverso un gemello digitale del territorio e grazie a intelligenza artificiale, IoT e dati aperti, Ama monitora costantemente il contesto urbano, anticipa le criticità e coordina i servizi in tempo reale. Il risultato, spiegano gli organizzatori del premio, è efficienza operativa, sostenibilità e qualità della vita urbana. Tradotto: la città non è più invasa dai rifiuti come accadeva in tempi non troppo lontani.
“L’intelligenza urbana è un processo collettivo”
“L’intelligenza urbana non è un traguardo, ma un processo collettivo che richiede metodo, continuità e collaborazione tra istituzioni, imprese e cittadini”, sottolinea Domenico Lanzilotta, direttore di City Vision. “Le città non competono solo sulla quantità di tecnologia adottata, ma sulla capacità di tradurre l’innovazione in qualità della vita, inclusione e sostenibilità”, continua. Una sfida che vede ingaggiati con successo anche i centri più piccoli, dimostrando che anche con dimensioni ridotte, e a volte proprio grazie ad esse, è possibile attivare percorsi virtuosi, sfruttando reti, alleanze e progettualità condivise.

Aiutaci a darti il meglio dell’informazione.
Ci impegniamo ogni giorno per offrirti un’informazione di qualità: gratuita, indipendente e non profit. Il nostro obiettivo è poterti raccontare le storie di chi ha trovato soluzioni: partendo dai problemi ma focalizzando la nostra attenzione sulle risposte.

