Dietro lo schermo. Identità, inganno e verità nell’era dell’algoritmo

Viviamo in un’epoca in cui la costruzione dell’identità passa anche – e sempre più spesso – attraverso un filtro algoritmico

Le piattaforme digitali non sono più soltanto spazi di connessione, ma ambienti in cui si plasmano personalità, si creano illusioni e si sviluppano relazioni tanto affascinanti quanto ambigue.

Deepfake e il catfishing minano la fiducia interpersonale

In questo contesto, l’intelligenza artificiale sta ridefinendo i confini del riconoscibile, mentre fenomeni come i deepfake e il catfishing mettono in discussione la fiducia interpersonale. L’illusione digitale diventa una forma di mascheramento sociale, e lo spazio dell’incontro – in particolare quello affettivo – si trasforma in un terreno complesso, dove la verità e la finzione spesso si sovrappongono.

La manipolazione digitale dell’informazione, attraverso immagini e video, ha raggiunto livelli tali da essere ormai uno strumento alla portata non solo di esperti, ma anche di utenti comuni. Viene utilizzata da individui, aziende, governi e attivisti politici per veicolare versioni distorte della realtà, conquistare attenzione mediatica o manipolare l’opinione pubblica.

In questo scenario, il termine deepfake ha abbandonato l’ambito tecnico per entrare nel vocabolario quotidiano. Esistono applicazioni accessibili come FakeApp, che permettono di sostituire il volto di una persona in un video, o software come DeepNude, in grado di generare immagini di donne completamente denudate attraverso algoritmi di intelligenza artificiale, senza che le vittime abbiano mai posato in quel modo.

La foto di una ragazza creata con l’Intelligenza Artificiale.

Quando il web porta a disperazione e autolesionismo

Queste tecnologie, se usate in modo sbagliato, non solo alimentano la disinformazione e la cultura del sospetto, ma possono avere conseguenze devastanti sul piano psicologico, fino a spingere le vittime verso gesti estremi mossi dalla vergogna e dalla paura. Sui social media, contenuti manipolati vengono spesso condivisi e rilanciati con superficialità, talvolta ritenuti autentici solo perché colpiscono emotivamente. La legittimazione sociale di questi materiali falsificati dimostra quanto sia urgente interrogarsi sull’impatto culturale e relazionale dell’intelligenza artificiale.

Il deepfake non è solo una tecnica digitale: è uno specchio della nostra vulnerabilità sociale, un dispositivo che può essere usato per satireggiare, ingannare, bullizzare o compiere veri e propri crimini informatici. Di fronte a tutto questo, diventa fondamentale promuovere un’educazione all’uso etico e consapevole dell’AI, capace di orientare la tecnologia verso finalità costruttive, fondate su valori di rispetto, verità e trasparenza.

Un recente articolo di Francesca Favotto, pubblicato su vanityfair.it, ha riportato i dati del Consumer Cyber Safety Report – Online Dating Edition 2025, promosso da Norton (marchio consumer di sicurezza informatica di Gen™), che offrono uno spaccato significativo sul rapporto degli italiani con le app di incontri. I numeri parlano chiaro: «il 61% degli utilizzatori abituali intervistati si imbatte in profili o messaggi sospetti almeno una volta alla settimana”, mentre “il 23% è stato vittima di una truffa sulle app di incontri, il 48% è stato vittima di una truffa sentimentale e il 27% è stato vittima di catfishing».

Il 61% degli utilizzatori abituali delle chat di incontri si imbatte in profili o messaggi sospetti almeno una volta alla settimana.

Questi dati non solo evidenziano la diffusione di pratiche ingannevoli, ma riflettono anche una più ampia trasformazione dei codici relazionali nell’era digitale. La seduzione si tecnologizza, l’identità si mediatizza, la comunicazione diventa performativa.

In questo scenario, anche l’uso dell’intelligenza artificiale diventa strumento di self-branding: «il 62% la userebbe per scrivere una frase per approcciare, il 50% per scrivere un testo di chiusura del rapporto, il 43% per migliorare le proprie foto e il 40% addirittura per andare agli appuntamenti virtuali al posto loro come proxy».

Avatar, filtri e interfacce per rendersi più desiderabili

L’individuo si relaziona attraverso avatar, filtri e interfacce, modulando il proprio sé secondo criteri di desiderabilità digitale. E, se da un lato, questi strumenti sembrano agevolare l’interazione, dall’altro mettono in crisi la percezione di autenticità. Lo testimoniano episodi sempre più frequenti: una nuova conoscenza online, una conversazione piacevole, e poi, all’improvviso, un dettaglio stona – una risposta troppo perfetta, un’immagine che appare costruita. Si fanno domande, si cerca conferma, ma il contatto svanisce. Il dubbio si insinua: «era davvero una persona o semplicemente un chatbot ben mascherato?»

Nonostante ciò, gli utenti italiani non restano del tutto impreparati. «Il 95% degli attuali utenti italiani di app di incontri prende precauzioni prima di incontrare di persona un potenziale corteggiatore conosciuto online», e tra questi «il 42% ha dichiarato di cercare la persona sui social media o su internet e il 37% avvia una videochiamata». Tuttavia, la cautela individuale, per quanto fondamentale, non è sufficiente a compensare un ecosistema che tende sempre più a confondere realtà e artificio.

Dal desiderio di connessione all’inganno

Dal punto di vista sociologico, ciò che emerge è un quadro complesso di disorientamento identitario e fragilità relazionale, dove il desiderio di connessione convive con la paura dell’inganno. Le tecnologie dell’apparenza ridefiniscono i legami sociali e l’autenticità diventa una posta in gioco da verificare a ogni scambio.

In questo panorama mutevole, diventa essenziale sviluppare nuovi strumenti culturali e formativi per leggere criticamente i codici della comunicazione digitale, promuovendo consapevolezza, alfabetizzazione emotiva e responsabilità tecnologica.

La tecnologia, se educata all’etica, può diventare alleata della verità e non sua nemica. È necessario lavorare su un cambiamento culturale che metta al centro la dignità della persona, la trasparenza e il rispetto reciproco, anche – e soprattutto – nello spazio virtuale.

In questo senso, risuona con particolare forza l’appello di Papa Francesco, che nella sua Enciclica Laudato Si’ e in molti discorsi pubblici ha richiamato l’urgenza di «umanizzare il progresso tecnologico» e di non dimenticare che «la tecnologia, quando non è guidata da un’etica solida, può diventare disumanizzante».

Il Papa ci ha invitato a usare l’intelligenza artificiale e gli strumenti digitali per costruire ponti, non maschere. Per cercare l’incontro autentico, non l’inganno. Per custodire, non manipolare. È da questa certezza che può nascere un nuovo modo di abitare la rete: più responsabile, più umano, più vero.

Francesco Pira

Francesco Pira

Siciliano che ama definirsi nordafricano perché è cresciuto ed ama tantissimo la sua città d’origine Licata, in provincia di Agrigento. Professore Associato di Sociologia dei processi culturali e comunicativi e insegna Teorie e Tecniche del giornalismo digitale, Social Media e Comunicazione d’Impresa, Giornalismo Sportivo nel Corso di Laurea Triennale e Giornalismo Digitale nel Corso di Laurea Magistrale presso il Dipartimento di Civiltà Antiche e Moderne, e Tecniche Comunicative in Sanità Pubblica nel Corso di Laurea in Tecniche della Riabilitazione Psichiatrica presso il Dipartimento Dipartimento di Scienze Biomediche, Odontoiatriche e delle Immagini Morfologiche e Funzionali, BIOMORF dell’Università degli Studi di Messina. E’ stato nominato nel 2025 componente del Comitato Scientifico dell’Intergruppo Parlamentare sul Digitale presieduto dall’on. Naike Gruppioni. Sempre nel 2025 è entrato a far parte di un gruppo per un importante progetto di ricerca sulla Famiglia Digitale del Centro de Investigation Social Applicada dell’Università di Malaga (Spagna). A marzo 2024 è stato nominato Presidente della branch Comunicazione Media e Informazione dii Confassociazioni, di cui era stato Vice Presidente e dal giugno 2020 è Presidente anche dell’Osservatorio Nazionale sulle Fake News. Insegna in Master universitari e in corsi destinati a docenti e dipendenti pubblici. E‘ componente del Collegio dei Docenti del Dottorato in Scienze Politiche dell‘omonimo Dipartimento dell’Università di Messina. Collabora come Docente del Corso di Corporate Communication del Corso di Baccalaureato in Advertising e Marketing dell’Istituto Universitario Salesiano di Venezia e Verona aggregato all’Università Pontificia Salesiana. E’ Visiting professor presso l’Università Re Juan Carlos di Madrid in Spagna e Docente Erasmus presso l’Università Marie Curie di Lublino in Polonia. Membro del Comitato Accademico del Observatorio Euromediterráneo de Democracia y Espacio Público de la Universidad Rey Juan Carlos (Madrid). E’ stato Coordinatore e Responsabile Scientifico per l’Italia, fino al giugno 2023, del Progetto OIR, sulla didattica inclusiva – Erasmus + (Open Innovative Resources) finanziato dall’Unione Europea che vede insieme le Università di Lublino (Polonia), Oviedo (Spagna) e Messina. Visiting Marie Curie Staff Member presso il Center for Social Science, Tiblisi (Georgia), nell'ambito del Progetto SHADOW (MSCA-RISE call H2020-MSCA-RISE-2017. E‘ stato Direttore del Master in Esperto della Comunicazione Digitale nelle PA e nell’Impresa. Saggista è autore di oltre 80 tra monografie, contributi in volumi e articoli scientifici (in italiano, inglese e spagnolo). . È condirettore della rivista Addiction & Social Media Communication e fa parte del comitato scientifico di riviste scientifiche e convegni, in Italia e all'estero. Nel giugno 2008 per l’attività di ricerca e saggistica è stato insignito dal Capo dello Stato, on. Giorgio Napolitano, dell’onorificenza di Cavaliere dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana. Nel corso della sua carriera gli sono stati conferiti numerosi riconoscimenti. Ha intrapreso una battaglia personale con il bullismo, il cyberbullismo, il sexting, le fake news e la violenza sulle donne. Su questi temi ha svolto ricerche e tenuto seminari in Italia e all’Estero per studenti, docenti e genitori. Il quotidiano Avvenire l’ha definito uno dei maggiori analisti italiani del fenomeno Fake News. E stato dall’ottobre 2023 al febbraio 2025 Garante dei Diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza del Comune di Realmonte (Agrigento) ed è attualmente Presidente della Commissione Toponomastica del Comune di Licata (Agrigento). Giornalista scrive tutte le domeniche la rubrica PIRATERIE nelle pagine culturali del quotidiano La Sicilia e firma il Video Editoriale settimanale sul giornale on line Scrivo Libero. Collabora con la rivista I LOVE SICILIA, il quotidiano statunitense IL NEWYORKESE, e con le testate News 48, Lo Spessore e Voce dello Jonio e i blog Il Salto della Quaglia e Il Gustosino. E' opinionista per il portale nazionale dell'UCSI (Unione Cattolica Stampa Italiana) e dell'emittente nazionale Cusano Tv con interventi puntuali nel corso della trasmissione Psiche Criminale.

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