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L’eredità di Papa Francesco ai giornalisti: «Datemi retta, recuperate l’umanità»

Mag 5, 2025

Papa Francesco ci lascia ma – prima – da una scossa al pianeta

Sono successe tante cose che si fa fatica, a caldo, a organizzare le idee. Articolerei la riflessione su tre piani: quello spirituale, quello che ci interessa più direttamente, come giornalisti, e quello politico istituzionale.

Il primo: è difficile pensare a un caso quando si nota che Francesco si sia spento proprio il giorno dopo la Pasqua di Resurrezione, il Lunedì dell’Angelo. È difficile non offrire un profondo significato all’immagine di un pontefice che si carica sulle spalle i destini del mondo e lo accompagna, prendendolo per mano, fino alla celebrazione della Pasqua. Esce in piazza, incontra il vicepresidente Usa JD Vance e poche ore dopo, muore.

Se non si ‘legge’ la prospettiva escatologica, è difficile dare un senso a tutto ciò.

Il giorno prima, in molti a giubilare per il gran rifiuto del Papa a ricevere Vance. Poi, subito la smentita. L’ha ricevuto, ma poche ore dopo, esce di scena.

Ecco la chiave ulteriore di lettura che rafforza la prospettiva escatologica. Non solo non esce di scena, Francesco, ma se la prende tutta, da morto.

Neanche la ‘potenza’ popolare di Giovanni Paolo II era riuscito ad arrivare a tanto.

Il primo dato, comunque, è questo: prendere per mano un mondo disfatto e accompagnarlo alla Resurrezione, come si fa con i bambini quando arrivano alla maggiore età. Li si spinge materialmente verso la vita.

Papa Francesco al Giubileo dei Giornalisti (Foto © News48).

Tengo per ultima la ‘presenza’ del Papa nel mondo della professione giornalistica, e vengo a questo papa che si prende tutta la scena, soprattutto da morto. Anche, qui, è difficile non legare quanto è successo all’immagine della Resurrezione, del Cristo che viene cercato nella tomba, ma non c’è; di Maria che non va a cercare il figlio nella tomba, perché sa già che non c’è.

E vedo questa foto storica, di Trump e Zelensky, uno davanti all’altro, dentro San Pietro, dopo che tutti i commentatori, il giorno prima, avevano valutato come impossibile un incontro come questo. Zelensky, si diceva, neanche è sicuro di esserci. Trump, poi, non lo vuole incontrare. E anche se fosse, sono venuti per onorare il Papa, non per discutere di guerra (o di pace…?).

E invece, eccoli lì, l’uno davanti all’altro, seduti su due sedie, protesi incredibilmente uno verso l’altro. Chi ce li ha messi, in quella Basilica? Chi ce li ha accompagnati, e poi lasciati lì, con un mandato preciso?

È davvero incredibile quello che è successo, al di là di ciò che effettivamente succederà.

Pensate a quest’uomo, colpito da una polmonite feroce, che sta tra la vita e la morte, vittima di fake incredibili ma alle quali molti credono, che sia morto e surgelato perché non si può morire durante il Giubileo. E lui, anche più di là che di qua, vuole essere sempre personalmente il regista della sua comunicazione, personale e ecclesiale. Fa mandare il famoso audio, che molti diranno elaborato dall’IA. In realtà è verissimo che è stato elaborato, ma solo perché le condizioni in cui l’aveva registrato erano impossibili.

Quindi, incredibilmente, decide di uscire nonostante le precarie condizioni fisiche, ma offre a tutti la speranza-convinzione che anche stavolta il Signore ha deciso di rinviare un progetto che – comunque – sembra esistere.

Francesco deve fare una cosa alla quale tiene molto: deve accompagnare il mondo alla Pasqua e poi – se Dio vorrà – se ne andrà.

Una regia della comunicazione che sembra davvero venire da un altro pianeta.

Ce n’è, tuttavia, anche per i giornalisti. Il Papa probabilmente più comunicatore della storia della chiesa, tiene moltissimo ai giornalisti. E siccome sa che il ruolo dell’informazione è determinante, cambia pure tattica. Appena insediato aveva detto che non avrebbe concesso interviste, perché il protagonista, nella sua storia personale, non la figura del Papa, ma Gesù Cristo.

Poi, però, diventa il Papa più intervistato della storia. Fazio sembra essere l’interlocutore più gettonato, ma entra quasi a sorpresa anche negli studi Rai, gettando tutti nello scompiglio.

Francesco dà le carte, gioca, poi le butta in aria.

Chi non è abituato a questo modo di fare va in subbuglio, con giornali e direttori che perdono la trebisonda, abituati ad attaccare il Papa con un po’ di tatto, quando vedono che lui li manda tutti in off side, arrivano a attaccarlo molto pesantemente. Non sanno che a trionfare è comunque la verità, e la verità presenterà loro il conto.

Fino all’ultimo, Francesco dice ai giornalisti, quasi in modo accorato: «Datemi retta», continuando così non andrete da nessuna parte, siete chiamati tutti a un recupero di umanità: empatia, ascolto attivo, assenza di giudizio sono alcune delle parole chiave con cui cerca di scardinare questa china difficile per il giornalismo.

Il primo a rispondergli probabilmente è stato il direttore dell’Osservatore Romano Andrea Monda, che a dispetto di tutti, dopo il covid, ha fatto tornare in edicola il suo giornale con una rilevante novità: l’Osservatore di Strada, redatto dai senza dimora che vivono sotto il colonnato di San Pietro.

È avvenuto, però, qualcosa di più grande: questa connessione imprevedibile fra il magistero della comunicazione di Papa Francesco e il giornalismo costruttivo, con la sua carta etica redatta da Maria Grazia Villa (qui il testo intero) e il movimento, silenzioso ma impetuoso, guidato da Assunta Corbo (constructivenetwork.it).

Comunicare, il libro UCSI con i messaggi di papa Francesco

Ucsi non ha esitato ad allearsi, a farsi anche volentieri travolgere da questo impeto. Ha raccolto l’appello di Francesco, ha riunito in un volume (www.ucsi.it) i suoi messaggi, ha chiesto a 20 firme autorevoli del giornalismo italiano di commentarli, per vedere come si comportava quello stesso giornalismo abituato a silenziare il Papa nei suoi messaggi più scomodi, su guerra e riarmo.

Abbiamo scosso qualche coscienza, sì. Ma tanto resta da fare. E il Papa, cosa fa? Dedica tanta attenzione a giornalisti e comunicatori da presiedere personalmente l’unico Giubileo di quest’anomalo 2025. E quando, in aula Paolo VI, si trova davanti migliaia di giornalisti, getta al vento le 9 cartelle che gli avevano preparato e dice, con il cuore in mano: «Voi non dovete limitarvi a dire la verità… voi dovete ESSERE veri…»

Così Francesco si congeda dai giornalisti e anche da questo ‘simpatico’ mondo. Chiamando, con la sua morte, i potenti della terra attorno al suo tavolo della vita e dicendo ai giornalisti: avrete un futuro solo se sarete autentici, veri. Scusate se è poco.

Vincenzo Varagona