Doomscrolling: l’effetto delle notizie
Tutto inizia con un gesto quasi invisibile: uno scroll veloce mentre aspettiamo il caffè, una notifica cliccata d’istinto tra un impegno e l’altro. Sembra una semplice abitudine, quasi non ci facciamo più caso, eppure quel movimento meccanico può trascinarci in un vortice che ha un nome preciso: doomscrolling.
Nato dalla fusione tra doom (condanna, rovina) e scrolling, questo termine è diventato di uso comune nel 2020, quando la pandemia ha trasformato il nostro legittimo bisogno di informazione in una ricerca compulsiva di aggiornamenti catastrofici.
Ma perché è così difficile fermarsi?
Non sarebbe corretto pensare solo a una mancanza di volontà. C’è di più, molto di più. Siamo ingaggiati da due forze potenti.
Da un lato, il nostro cervello possiede un ancestrale bias della negatività: siamo programmati per prestare più attenzione alle minacce per sopravvivere.
Dall’altro, gli algoritmi dei social media (che rappresentano la principale fonte di informazione oggi) sono progettati per trattenere la nostra attenzione facendo leva sulle emozioni più forti: paura, incertezza e rabbia. E le testate giornalistiche questo lo sanno bene.
Quando clicchiamo su una notizia allarmante, l’algoritmo interpreta quel segnale come una preferenza, riproponendoci contenuti simili e chiudendoci in una bolla di negatività difficile da rompere.
Il doomscrolling ci fa male.
Ci conduce verso un sovraccarico emotivo che modifica il nostro modo di guardare il mondo. Intervistando psicologi e psicoterapeuti mi è capitato che mi dicessero che “l’informazione è entrata nella stanza della terapia”. Un’affermazione che mi fa sempre stringere lo stomaco attivando il mio senso di responsabilità rispetto al lavoro che faccio.
- L’esposizione costante a notizie negative aumenta stati di ansia e depressione e attiva una fatica emotiva che deriva dal sentirci spettatori impotenti in un mondo che sembra sovrastarci.
- Gli stati ansiosi, di conseguenza, ci portano a focalizzarci sui pericoli, innescando un processo di rimuginio cronico. Questo ci spinge a catastrofizzare non solo le notizie globali, ma anche le nostre preoccupazioni personali, estendendo l’ansia alla nostra vita privata.
- Il nostro corpo reagisce allo stress informativo con tensione muscolare, mal di testa e disturbi del sonno.
- A lungo termine, possiamo sviluppare la convinzione che le nostre azioni siano inutili, scivolando nell’apatia e nel disimpegno sociale.
Noi abbiamo scelto di rispondere a tutto questo con il giornalismo costruttivo perché abbiamo riconosciuto il suo essere è un approccio all’informazione che mira a raccontare la realtà nella sua interezza, andando oltre la semplice cronaca di emergenze e conflitti. Il suo obiettivo è restituire complessità, contesto e possibilità, evitando sia le semplificazioni eccessive sia il buonismo o la ricerca del lieto fine a tutti i costi.
Questo tipo di giornalismo può aiutarci concretamente in diversi modi:
- contrasta il senso di sopraffazione restituendo una visione più equilibrata del mondo. Crediamo davvero questo consenta di comprendere gli eventi senza sentirci schiacciati dal peso della negatività.
- Alimenta la speranza e l’azione. Spesso l’informazione tossica spegne la speranza perché racconta la realtà in modo distorto e incompleto, lasciandoci senza strumenti. Il giornalismo costruttivo, invece, si concentra sulle soluzioni e sulle risposte, aiutandoci a non restare semplici spettatori passivi. E di certo questo favorisce la nostra salute mentale.
- Invece di spingerci a consumare decine di notizie flash frettolose, il giornalismo costruttivo punta sull’approfondimento. Questo ci consente di interrogarci sul senso di ciò che leggiamo e di trarne insegnamento o ispirazione.
- Migliora la qualità del pensiero e eleva il dibattito pubblico. Scegliere fonti costruttive aiuta a cambiare la qualità dei nostri sguardi e del nostro modo di stare nel mondo.
A questo punto del nostro viaggio iniziato da poco, era giusto provare a spiegarti cosa ci muove, perché abbiamo scelto di impegnarci su questa strada. News48 è nato 5 anni fa e oggi è in un momento di grande evoluzione. Abbiamo deciso di metterci ancora più in ascolto. Questa la ragione per cui ti chiediamo di farci sapere cosa ti aspetti da noi, dal nostro giornalismo.
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