Nel contesto sociale ed economico attuale, le dinamiche di benessere e disagio si stanno trasformando in modo preoccupante
Le recenti rilevazioni dell’Osservatorio Politico e Sociale di Enzo Risso, pubblicate su Il Domani, offrono uno spunto per riflettere su come le difficoltà psicologiche e sociali stiano diventando sempre più diffuse nella vita quotidiana degli italiani.
I dati, raccolti attraverso un‘indagine Cawi su panel Ipsos digital tra settembre e dicembre 2024, su campioni di 800 soggetti maggiorenni, segmentati per sesso, età e zona di residenza, tracciano un quadro in cui la salute mentale, l’ansia, la depressione e il senso di insoddisfazione emergono come temi centrali nelle vite degli individui, specialmente nei ceti popolari e tra i giovani. Risso, attraverso un’analisi sociologica, esplora i concetti di anomia del benessere, scarto anomico e dissonanza tra le aspettative personali e la realtà esistenziale, proponendo un’interpretazione che va oltre i numeri e punta a comprendere le radici di questi disagi nella società contemporanea.
«Il 26 per cento degli italiani non è soddisfatto della propria salute (36 nei ceti popolari) e un altro 26 afferma di avere un umore tendente al negativo (47 nei ceti popolari e 32 tra i giovani della Gen Z). Il 30 per cento delle persone ritiene di avere poche energie a disposizione (37 nei ceti popolari) e il 18 dichiara di fare sovente dei pensieri negativi (33 nei ceti popolari)”. E ancora: “Il 35 per cento degli italiani ritiene che uno dei maggiori problemi legati alla salute da affrontare in Italia sia quello della salute mentale (era al 18 nel 2018), mentre il 33 segnala il tema dello stress (dato che era al 26 nel 2018). Il 34 per cento dei giovani (43 tra i ceti popolari) si sente ansioso, il 27 per cento delle persone si sente stanco (37 nei ceti popolari) e il 34 per cento degli italiani si sente stabilmente demotivato».
Anomia del benessere
L’anomia del benessere riguarda lo status di disorientamento e frustrazione che compare quando le aspettative di benessere e realizzazione individuale non sono più in grado di essere appagate, oppure quando tali aspettative diventano irrealistiche rispetto alle possibilità concrete che la società offre. Dal punto di vista sociologico, l’anomia si lega alla perdita di norme o di coesione sociale. In questo caso, l’anomia del benessere indica una forma di crisi dei valori e delle aspettative.
Non possiamo non ricordare che sia Émile Durkheim che Zygmunt Bauman hanno trattato il concetto di anomia, seppur in contesti diversi, con approcci e implicazioni distinti.
Durkheim ha utilizzato il concetto di anomia per descrivere uno stato di disordine sociale che risulta evidente quando i membri di una società non sono più in grado di orientarsi in modo chiaro rispetto alle norme sociali.
Bauman, invece, sviluppò un’idea di anomia che si inserisce nel contesto della sua teoria della società liquida. Per Bauman, la modernità ha portato ad un indebolimento delle certezze sociali.

Scarto anomico
A parlare di scarto anomico è stato sociologo Robert Merton, il quale ha descritto l’anomia come la disconnessione tra le norme sociali e gli individui. Merton ha spiegato che l’anomia si verifica quando la società promuove obiettivi (come il successo economico o il benessere) ma non fornisce a tutti i membri i mezzi adeguati per raggiungerli. Lo scarto anomico rappresenta il divario tra le aspettative della società e le risorse reali disponibili per realizzarle, causando incertezza, delusione e a volte anche il fallimento nel raggiungimento degli obiettivi sociali.
Dissonanza tra le aspettative personali e la realtà esistenziale
Purtroppo, avviene una dissonanza tra le aspettative personali e la realtà esistenziale. Quando le esperienze quotidiane non corrispondono alle aspettative personali, possono nascere insofferenza e stress.
Temi come disoccupazione, malattia mentale e povertà sono vissuti come problemi individuali che ogni persona deve gestire da sola. Nella società contemporanea, le sfide legate all’incertezza economica, alla precarizzazione del lavoro, all’isolamento sociale e alla competizione incessante contribuiscono a un aumento dei disturbi psicologici.

Le soluzioni possono arrivare anche dalla politica
Allora, occorre rigenerare l’interconnessione tra benessere individuale e strutture sociali, creando politiche più inclusive che promuovano il benessere collettivo, piuttosto che solo l’individualismo. È necessario rafforzare la coesione sociale, creando reti di supporto e promuovendo un cambiamento culturale che rifiuti il mito del successo individuale a tutti i costi. Per esempio, le politiche pubbliche potrebbero concentrarsi maggiormente sul benessere mentale, sulla sicurezza economica e sul supporto alle relazioni sociali, aiutando così a diminuire il senso di esclusione e solitudine.
Un intervento importante potrebbe essere quello di rafforzare e riformare il sistema di welfare per fronteggiare le disuguaglianze sociali ed economiche. Favorire l’educazione al benessere psicologico e alla gestione delle emozioni, formando gli insegnanti e gli educatori. Gli insegnanti e gli educatori possono essere una risorsa preziosa per dare supporto emotivo agli studenti, oltre a insegnare loro strategie per affrontare le emozioni difficili.
Insomma, serve trovare soluzioni per creare una società più coesa, inclusiva e incentrata sul benessere collettivo, in grado di sostenere i disagi individuati nella ricerca di Enzo Risso. Tutti gli interventi devono essere mirati a ripristinare un equilibrio tra il benessere individuale e le dinamiche sociali, riducendo l’isolamento e la frustrazione che emergono dall’anomia del benessere.
Nonostante i numeri e le percentuali che risultano da questa ricerca, c’è motivo di sperare in un cambiamento. La consapevolezza sempre maggiore dei disagi psicologici e sociali è il primo passo verso una trasformazione positiva. Le politiche pubbliche, la solidarietà, e l’impegno di ciascuno di noi possono contribuire a rigenerare legami sociali più forti e a creare spazi di sostegno per chi è in difficoltà. Non è mai troppo tardi per incoraggiare un cambiamento costruttivo: ogni piccolo passo verso una società più solidale e orientata al benessere mentale e sociale può fare la differenza.
Insieme, possiamo dar vita ad una realtà in cui il benessere non è un miraggio irraggiungibile, ma una condizione condivisa e sostenibile per ogni persona.
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