Istruzione e informazione: cosa rischiamo di perdere nell’era dell’IA? Se ne è parlato al Digital Talk Di Fondazione Italia Digitale

C’è una domanda che sembra semplice e invece non lo è per niente: stiamo preparando le nuove generazioni a vivere il futuro, o un mondo che forse non esiste già più? È da qui che è partito il Digital Talk condotto da Giovanni Prattichizzo che ha visto ospite anche la nostra direttrice Assunta Corbo insieme a Giuseppe Lanese, coordinatore del Tavolo Scuola di Fondazione Italia Digitale e Luca Streri, presidente del Movimento Mezzopieno. Il format è promosso da Digitale Popolare e Fondazione Italia Digitale ed è dedicato a istruzione, intelligenza artificiale e comunicazione efficace.

La conversazione si è aperta con la domanda: che cosa rischiamo davvero di perdere, tra capacità critica, empatia, attenzione e creatività? Le risposte, messe una accanto all’altra, hanno disegnato una mappa a più livelli. Per Corbo il rischio più concreto è quello della creatività: nelle scuole, dove insegna comunicazione digitale, osserva ragazzi che, se non stimolati, tendono ad accontentarsi della prima risposta offerta dagli strumenti di IA, mentre quando vengono sollecitati dimostrano di saperli usare con grande efficacia.
Lanese ha portato nella discussione un riferimento alla prima enciclica di Papa Leone, Humanitas che parla di “ecologia della comunicazione” e invita a rimettere l’uomo al centro rispetto alla tecnologia, arrivando a parlare di digiuno dall’intelligenza artificiale. Per Lanese il rischio riguarda soprattutto la capacità di relazione, di restare umani di fronte a strumenti che rischiano di trasformarsi da mezzo a fine.
Streri ha invece indicato la memoria, capacità che l’IA in parte sostituisce già oggi restituendoci all’istante ciò che ci serve ricordare, ma che secondo lui potrà essere compensata da altre competenze, e la spiritualità, l’aspetto meno tecnico dell’essere umano.

La complessità nell’informazione

Il talk si è poi spostato sul tema della complessità, in un momento storico segnato da sovraccarico informativo.
Per Corbo, che porta avanti da anni il lavoro sul giornalismo costruttivo, educare alla complessità significa prima di tutto imparare a farsi domande diverse da quelle della narrazione dominante, e poi allenarsi a cogliere le sfumature, quei dettagli che il ritmo veloce dell’informazione tende a schiacciare.
Lanese ha portato il discorso dentro la scuola, citando la definizione di istituto scolastico offerta proprio dall’enciclica di Papa Leone, “luogo insostituibile di relazioni autentiche e apprendimento condiviso”, e ricordando i dati della ricerca internazionale OCSE-PISA: Paesi come la Svezia, tra i primi in Europa a introdurre i tablet in classe, stanno oggi facendo parzialmente marcia indietro, non perché il digitale sia dannoso, ma perché la sua natura multitasking rischia di ostacolare l’attenzione se non è accompagnato da una solida base relazionale.

Il tema delle paure legate all’intelligenza artificiale è stato affidato a Streri, che ha ricordato come la diffidenza verso le tecnologie nuove sia una costante storica, dalla televisione all’automobile, e ha invitato a distinguere tra timori irrazionali e rischi reali. Tra questi ultimi, la difficoltà di comprendere fino in fondo strumenti che, come tutte le tecnologie complesse degli ultimi due secoli, sono frutto di un sapere collettivo troppo esteso perché un singolo individuo possa padroneggiarlo interamente: accettare questa parziale ignoranza, ha detto, non significa arrendersi alla paura ma costruire fiducia consapevole. Streri ha toccato anche il nodo delle disuguaglianze, sottolineando l’importanza di un accesso democratico all’IA e ricordando che l’Italia è stata il primo Paese al mondo a dotarsi di una legge sull’intelligenza artificiale.

Allenare il dubbio metodico anche in ambito scolastico

Sul fronte scolastico, Lanese ha raccontato la sperimentazione in corso da due anni in Italia, in classi pilota di Lazio, Lombardia, Toscana e Calabria: primi segnali di un possibile miglioramento delle competenze in italiano e matematica rispetto alle classi “specchio”, pur con la difficoltà di isolare l’effetto reale dell’IA, visto che ormai anche gli studenti delle classi non sperimentali usano strumenti gratuiti in autonomia.

Il talk si è chiuso sul rapporto tra intelligenza artificiale e verifica delle fonti, terreno su cui Corbo ha insistito molto: con un’IA capace di costruire narrazioni convincenti anche quando non corrispondono al vero, la competenza da allenare è quella del dubbio metodico, un esercizio che nelle scuole spesso sorprende gli stessi studenti quando scoprono di poter mettere in discussione le risposte della macchina. Da lì la discussione si è aperta al ruolo educativo del giornalismo, che secondo Corbo non ha mai smesso di esistere, semmai se n’è persa consapevolezza: dopo la pandemia, ha osservato, è cresciuto un bisogno reale di informazione di qualità, mentre il rapporto dei lettori con le testate ha lasciato sempre più spazio al legame diretto con le singole firme, soprattutto tra le generazioni più giovani, che si informano scorrendo i contenuti di chi seguono sui social.


Il video integrale del Digital Talk è disponibile qui sotto.

Redazione News48

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