I fumetti fanno e sanno fare una narrazione costruttiva delle icone femminili e della femminilità.
Indipendentemente dal tratto, dal colore, dallo stile e dalla firma dell’autore, se apriamo un qualsiasi fumetto o anche cartone animato, potremo notare elementi di narrazione costruttiva perchè il fine ultimo, di un qualsiasi storyteller e sceneggiatore è quello di lasciare un messaggio, un esempio, un modello, un cambio di paradigma, una provocazione che faccia la differenza, che sia anche distruptive e che rilanci la riflessione oltre l’ostacolo reale o apparente, e stimoli un punto di vita diverso, un pensiero laterale, un out of the box.
Così, a fine lettura e visione di un cartone animato, di un testo, di un fumetto la narrazione avrà in qualche modo modificato l’idea originaria su un determinato argomento, oppure l’avrà arricchita con nuovi spunti di riflessione, o ancora l’avrà rilanciata verso un’altra dimensione di pensiero, magari più intrigante e accattivante.
Nella società moderna, cosiddetta fluida e post-pandemica, stigma, streotipi, clichè sono ancora, purtroppo, all’ordine del giorno, e molti attivisti e comunicatori e giornalisti, cercano ogni giorno di abbattere qualsiasi forma di barriera culturale con il loro impegno sul campo e con gli strumenti che hanno a disposizione tra cui l’uso corretto delle parole e del loro significato, del tono di voce, del linguaggio.
Cosa è un fumetto?
Il fumetto è dunque un particolare tipo di linguaggio,composto da disegni e testi verbali che servono per raccontare una storia. Essi sono destinati sia a un pubblico infantile, di giovanissimi e sia a un pubblico adulto, di non più giovanissimi o diversamente giovani. Testi, disegni e la relazioni tra i personaggi sono i principali elementi.
La storia può essere vera, completamente inventata o liberamente ispirata a fatti di cronaca e può riguardare diverse tipologie di vicende.
Un genere di linguaggio molto vicino al giornalismo che associa illustrazioni e immagini è la graphic novel: Il romanzo a fumetti o romanzo grafico è una forma narrativa in cui le storie, a fumetti, hanno la struttura del romanzo, quindi autoconclusive e con un intreccio sviluppato. Il graphic novel viene considerato da alcuni studiosi una forma di fumetto a metà fra il genere e il meccanismo narrativo.
Il fumetto è stato sempre indirizzato all’universo maschile e solo successivamente si è aperto ad un pubblico anche femminile. In usa società che ancora fatica, anche se meno del passato, a rivendicare il rispetto dei diritti delle donne al pari di quello degli uomini su questioni delicate come salari, maternità e paternità e, soprattutto, meritocrazia, i protagonisti sono spesso rappresentati come cowboy, criminali, uomini comuni ma anche super eroi così come le super eroine femminili, ma anche icone femminili di donne che sono attiviste, e si prodigano per una missione sociale e civile. La conquista dello spazio sulla carta e tra le strisce di fumetto dell’icona femminile, è avvenuta, nel tempo e lentamente e questo perchè il fumetto riflette la vita reale e le consizioni socio-culturali esistenti: mancando icone femminili di rilievo mancavano anche nella dimensione della fiction. Cambiando le cose nella società anche il fumetto come medium d’informazione, analisi del contesto e di riflessione, si è tenuto al passo con i tempi.
Un esempio del cambiamento sono le family strip arrivano in America, invadendo lo spazio culturale degli anni ’20 del ‘900 con storie dedicate ai più piccoli e alle bambine e in Italia abbiamo il fumetto dedicato alle bambine come “La piccola italiana” del 1927 che trattava l’educazione delle bambine o Petronilla del 1913 in America protagonista del fumetto Bringing’ up Father.
Da allora, l’icona femminile è passata anche dal trattamento delle grandi major come la Disney, la Marvel la DC Comics e la Pixel per arrivare ai giorni nostri con un’ampia carrellata di icone femminili tra fiabe, favole e comics, eroine dei nostri giorni tra le problematiche del mondo reale e quelle della fantasia o della fantascienza, ma poi c’è un filone narrativo, diverso che mette da parte i costumi e le vesti d’espoca o di ruolo e racconta la donna per quello che è anche intrinseco nella sua natura: la fonte della vita e la bellezza di un corpo che in qualsiasi modo lo si disegni ha il suo fascino e il suo erotismo.
Il cambiamento lo si nota dal tratto della matita che disegna volti e corpi e vestiti che nel tempo, diventano tute di super poteri, aderendo al corpo o semplicemente scoprendolo non tanto per fare l’occhiolino alla provocazione maliziosa ma quanto a mettere in risalto un’armonia corporea capace di avere la forza di fare grandi cose e di essere atletica. Benchè, sullo sfondo vi sia anche una linea di emtatite che conduca sottilmente a temi più osè, il filo erotico e (soft) porno sarà poi cavalcato successivamente in pubblicazioni dedicate e nella realizzazione virtuale grazie alle nuove tecnologie.
L’icona femminile moderna oltre tabù, stigma, stereotipi e clichè
E in questo filone abbiamo due dei più grandi disegnatori , fumettisti, illustratori e pittori italiani che omaggiano l’icona femminile nel pieno del suo potere fisico, filosofico seduttivo, sociale e iconico e si tratta di Tanino Liberatore e Milo Manara che all’edizione del Comicon 2024 si sono sfidati a suon di carboncino e pennarello per disegnare l’uno il personaggio dell’altro e la strega Amelia secondo i loro tratti distintivi di stile e di matita su tela.


La femminilità è stato uno dei grandi temi dell’ultima edizione del Comicon grazie al fatto che la cantante Elodie ha chiesto al maestro Milo Manara di disegnare la copertina del suo ultimo lavoro discografico: “Red Light” che ritrae la stessa Elodie nuda, coperta da lunghi capelli fluenti e con la mano in posizione di pugno che, secondo la scrittrice Valeria Parrella che li ha presentati e condotto la conversazione sul palco del teatro Mediterraneo della mostra d’Oltremare, è proprio il gesto del pugno la parte più bella del disegno perchè legata al temperamento e alla personalità ma soprattutto al movimento del corpo. Su questo punto, Manara controbbatte: «è il volto la parte più bella».

«Il mio lavoro è performativo, moto fisico e ciò che faccio in studio è la parte minore, sto imparando a consocere il mio corpo e ho voluto chiedere al maestro Milo Manara come si vive e muove un corpo nello spazio anche perchè ho scopertto la bellezza del corpo della donna e l’eros grazie anche ai disegni del maestro. Nella dimensione dove c’è fiducia è tutto possibile perchè c’è il gioco, la scoperta e non avere paura delle curiosità avendo sempre rispetto dell’altro e quando c’è la connessione tutto è possibile, secondo me» spiega Elodie sul palco del Comicon.
«I disegni che faccio sono sempre a rischio di sospetto di machismo. Il corpo nudo, specialmente quello femminile, non lascia indifferenti perchè provoca turbamenti, tensioni molto forti, emozioni che possono essere positive o negative. Il tema era la sfida che propone il corpo nudo, la rivendicazione e per me è occasione di celebrazione di questa epifania della nudità. Il corpo svestito non è situabile in un periodo storico perchè non ha spazio e tempo ed è ciò che ci lega agli uomini di 50.000 anni fa e quelli che verranno nel futuro» spiega Manara e continua: «Il corpo femminile è molto più potente di quello maschile, provoca più turbamento di quello maschile. Basti pensare alla storia di Gulliver e al riadattamento con il mio personagigo femminile Gulliveriana, nome che fu dato dal maestro Ugo Pratt. Credo che il mio modo di vedere l’erotismo non sia irrispettoso, certo è una visione maschile, eterosessuale e non escludo che vi sia anche qualche scoria di maschilismo, ma nel mio disegnare non vi è nessuna intenzione di mancare di rispetto alla figura femminile, e spero di non averlo fatto» perchè come sottolinea la Parrella: «il desiderio non ha gender, è di tutti ed è trasversale».
Per Tanino Liberatore, invece, il messaggio dei suoi disegni è diretto: «Se disegno una donna, penso alle sensazioni che può darmi e penso che sia abbastanza costruttivo perchè sono molteplici perchè lo faccio con tutto l’amore possibile ma non penso al mio disegno come un inno o una manifesto o una lezione di narrazione, non è nelle intenzioni. I disegni delle mie donne sono senza spazio e senza tempo».
Dunque tra arte, visioni filosofiche e rivisitazioni storiche e consepevolezza deei tempi moderni, la narrazione della donna continua, nella libertà delle visioni dei suoi narratori, dei suoi interpreti, dei suoi sceneggiatori e registi per un palco, una tela, un set cinematografico tra difficoltà, ingiustizie sociali e libero arbirtrio di scelta di essere ciò che si vuole e di narrarlo come meglio si creda.
credit foto: ufficio stampa
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