In equilibrio sul muro

Il talento è sempre un alleato.
Il nemico è ciò che viene dopo.
Quante volte ci hanno detto: ok, ma potresti fare di più.
A scuola, in famiglia, al lavoro, nello sport. Ovunque.
A forza di sentirlo, questo concetto si è sciupato.
Eppure torna sempre a tormentarci.
O a stimolarci?

Potenziare ciò che spontaneamente ci riesce bene richiede una tenacia feroce.
Molto più che scoprirlo.
Perché vivere di rendita è diabolicamente più facile.
Soprattutto quando quel dono ci distingue.

In ogni ambito culturale, professionale o artistico ci sono molteplici esempi di persone che hanno saputo emergere grazie ad un talento allenato.
Parlando di allenamento, viene naturale sondare l’universo sportivo e come potete immaginare mi sono perso rincorrendo mille storie bellissime.
Ma dovendo immaginare qualcuno da descrivere nel mondo degli antieroi, il mio smanioso e frenetico pensiero si è irrimediabilmente scontrato contro un muro, quello di Anna Danesi.

La capitana della nazionale italiana di pallavolo ha ventinove anni e con i suoi centonovantotto centimetri d’altezza riveste il ruolo di centrale.
È quella giocatrice da cui ci si aspetta: attacchi a sorpresa, “le fast“, e che blocchi le schiacciate delle avversarie con il muro.
Questo gesto tecnico non è solo elevazione. È lettura.
Devi sapere prima ciò che le avversarie intendono fare.
Direi che questo Anna Danesi lo sa fare proprio bene. Perché?
Per l’intelligenza che la contraddistingue, per la professionalità che la guida, ma in particolar modo per la fusione di umiltà e determinazione che la definiscono.

Quindi, cosa c’è oltre il muro?

C’è una donna consapevole dei propri mezzi che non si appaga mai degli obiettivi che raggiunge, e non sono pochi i risultati ottenuti.
Ha vinto tutto ciò che si poteva vincere con i club e con l’Italia.
Basti pensare che negli ultimi tempi stiamo parlando di un oro olimpico e uno mondiale.

Inoltre è stata votata la giocatrice più forte nel suo ruolo in ognuna delle competizioni in cui la Nazionale ha vinto.
È considerata tra le centrali più forti al mondo.
Non si vanta.
Si soddisfa, si emoziona, si commuove.
Ma è il desiderio di migliorare che la guida in ogni sua scelta, anche quelle che costano fatica. E i risultati diventano conseguenza.

E noi?
È lì che spesso ci fermiamo. Non solo nello sport.
Anche nella vita di tutti i giorni spesso capita di non giocare al meglio le nostre carte.
Perché è più facile mollare inventando alibi assurdi, piuttosto che fare fatica.
È più salvifico accusare gli altri di non comprenderci o di non essere sufficientemente complici.
Accontentarsi o essere divorati dalla fame atavica di vittorie non è garanzia di un successo duraturo.
Quindi? Che fare?

Ecco Anna Danesi sembra nata proprio per spiegarcelo.
Senza rulli di tamburi o la banda cittadina ad accompagnarla.
Dalla visualizzazione dell’obiettivo, dalla caparbietà, dal sacrificio e dalla gratitudine nasce una lucida passione.
È come se con il suo esempio ci invitasse ad ascoltare un mantra appena sussurrato: Fai al meglio ciò che deve essere fatto.
Questa ispirazione prende corpo da un elemento specifico: l’equilibrio.

Mi vengono in mente due situazioni che lo identificano perfettamente.
Parlando a delle giovani pallavoliste dopo aver vinto tutto ciò che c’era da vincere non si sofferma solo sulla soddisfazione dell’obiettivo raggiunto, ma spiega come sia stato possibile coniugare un percorso sportivo impegnativo e denso di soddisfazioni con lo studio.
Le medaglie non le nomina. Le lauree sono tre. Sorride, pura.
Con la sua voce profonda e l’accento che tradisce il suo essere bresciana, invita a studiare, perché farlo è importantissimo e aiuta anche la carriera.
A studiare? Chiedono gli occhi stupiti delle giovani promesse.
Sì, risponde lei sicura, ce l’ho fatta io.
Ovvio no?

Un altro frangente evocativo è quando durante una recente intervista, il giornalista chiede come si è sentita a seguito delle gaffe del direttore di Rai Sport che, tra le altre, non l’ha riconosciuta come tedofora durante la cerimonia inaugurale delle olimpiadi invernali di Milano Cortina.
Lei, disarmante, risponde che non è stata particolarmente toccata dalla situazione, ma rivedendo, su Eurosport, la cerimonia alla tv si è messa a piangere dalla gioia.
Poi, semplice e trasparente, continua raccontando: proprio in quel momento è rientrato il mio fidanzato e preoccupato mi ha chiesto cosa fosse successo ed io indicando la televisione tra i singhiozzi ho detto, niente, stavo riguardando la cerimonia.
Già. Niente.

Questa è Anna. Arriva dritta. Niente sconti. Nessuna superbia.

Anche nei gesti la sua essenza risulta genuina. Cristallina.
Come quando sul gradino più alto del podio si è scambiata la medaglia d’oro con Miryam Silla. per una promessa scaramantica.
Un gesto che ha destato stupore e curiosità.
Un gesto non programmato per essere eclatante, ma che è risultato efficace per l’espressione di autentica amicizia.
Sono i giornalisti che affamati di notizie a tutti i costi fanno dietrologia su ogni cosa. Ma quando ci sono di mezzo figure come quella di Anna, anche gli imbratta carte più spregiudicati non riescono ad inventarsi nulla, perché sono troppo limpide le emozioni che vengono trasmesse. Non sono interpretabili.
Anche in questo caso purezza e audacia vincono.
E non solo le medaglie.

Per esprimere questa autenticità non basta saper gestire le emozioni.
Serve farlo con i tempi giusti.
Proprio così.
In noi c’è tutto ciò che serve per affrontare le situazioni più complesse, ma talvolta, o spesso, sbagliamo l’attimo.
Non comprendiamo che ci sono momenti strategici dove è fondamentale esprimere tutta la nostra energia.
Altri, così delicati, dove sarebbe utile un pizzico di gentilezza in più.
Bisogna capire quando schiacciare.
E quando difendere.
Se fossimo coscienti delle nostre caratteristiche e cogliessimo l’attimo, sapremmo esattamente quando alzare le mani per parare i colpi e quando predisporci per attaccare.
Quante volte al posto di alzare un muro avremmo dovuto semplicemente stare?

Credo che non si debba confondere l’equilibrio con la staticità
Perché se si sta fermi su un filo si rischia di cadere per le vertigini.
Muoversi è il segreto.
Senza paura, ma con rispetto.
Abbiamo tutto dentro.
Forza, misura, tempo.
E, indiscutibilmente, Amore.
E l’Amore, muove.

È vero, talvolta le nostre capacità non sono sufficienti, ma la nostra è una specie sinergica. Non viviamo esistenze slegate.
Nessuno vince da solo.
La nostra vita è un gioco di squadra.
E con una capitana come Anna Danesi, lo impari bene quando saltare.
E anche quando restare con i piedi per terra.

*L’Antieroe è una rubrica ideata e curata da Stefano Pigolotti



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Stefano Pigolotti
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Stefano Pigolotti

Autore e giornalista pubblicista, con un percorso professionale costruito nel tempo tra impresa, management e formazione. Negli ultimi trent’anni ho maturato esperienze imprenditoriali nella consulenza aziendale e nel settore immobiliare. Ho ricoperto incarichi come fractional change manager in diverse società e sviluppato diversi percorsi formativi come mental coach professionista. Ho condensato queste esperienze in diversi lavori editoriali, più specificatamente nei tre rami del coaching: • Personal, con “Il tuo destino è sbocciare” • Business, con “Oltre l’azienda” • Sport, con “Gioca Facile” in collaborazione con Annalisa Biolghini A sostegno dei percorsi di cambiamento che promuovo nelle organizzazioni, ho recentemente co-firmato con Andrea Ziletti: • “ESG PER LE IMPRESE: il nuovo modo per crescere” un volume sull’importanza della sostenibilità come veicolo per un’imprenditoria visionaria e performante Percorsi diversi in contesti differenti, ma con un obiettivo comune: l’osservazione delle persone attraverso le loro attitudini e le loro fragilità, per favorire consapevolezza e generare valore condiviso.

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