Negli ultimi anni, ho cercato di comprendere quali sono gli effetti che le innovazioni scientifiche hanno sulla vita dei bambini, in particolare sulle conseguenze derivanti dall’iperconnessione. Le statistiche evidenziano una diffusione capillare degli strumenti elettronici. Ormai, quasi tutta la popolazione possiede uno smartphone o un tablet, e i bambini iniziano a usare un dispositivo già intorno ai cinque o sei anni, dopo aver fatto un uso quasi continuo degli oggetti digitali dei genitori. Questo argomento sta suscitando un ampio dibattito nell’opinione pubblica.
Il giornalista Niccolò De Rosa ha scritto un articolo, pubblicato su Fanpage.it, in cui spiega qual è l’errore degli adulti che sta rallentando lo sviluppo del linguaggio dei bambini.
Gli effetti della tecnologia sullo sviluppo dei bambini
Le nuove tecnologie stanno influenzando lo sviluppo cognitivo e linguistico dei bambini. Frequentemente, insegnanti e pedagogisti denunciano che i bambini che cominciano la scuola hanno difficoltà a parlare con fluidità, possiedono un vocabolario ridotto e stentano ad esprimere i loro bisogni.
Tanith Carey, scrittrice e giornalista specializzata in genitorialità, ha recentemente affrontato cosa sta avvenendo in un articolo per il quotidiano britannico The Mirror, sottolineando come siano principalmente i comportamenti degli adulti, piuttosto che la tecnologia in sé, a essere i veri responsabili di questa preoccupante tendenza.
Spesso i genitori sono convinti che la tecnologia possa essere utile per i loro figli e per questo motivo li dotano di dispositivi fin dalla più tenera età.
Come riporta il giornalista Niccolò De Rosa,
«Il dottor Aric Sigman, psicologo e membro del gruppo parlamentare britannico Fit and Healthy Childhood, ha spiegato che le aziende tecnologiche alimentano questa convinzione per promuovere i loro prodotti, ma le evidenze scientifiche smentiscono l’idea che l’uso precoce della tecnologia favorisca lo sviluppo cognitivo».
Tanith Carey «ha citato una ricerca dell’organizzazione Kindred Squared che sembra certificare le insidie dietro questa deriva. L’indagine ha coinvolto un migliaio di insegnanti delle scuole primarie e ha dimostrato come oggigiorno i bambini che si apprestano a iniziare la scuola mostrano sempre più lacune nelle abilità di base. Rispetto al passato, i bimbi arrivano in classe conoscendo meno parole palesando un rapporto con i libri completamente diverso, tanto che spesso cercano di toccare le pagine come fossero schermi touchscreen. Per non parlare del fatto che più di un terzo dei bambini coinvolti dalla ricerca ha mostrato una certa difficoltà a tenere in mano una matita o un pastello, a causa di una muscolatura poco sviluppata e abituata a un simile movimento».

Qualche tempo fa anche Il Fatto Quotidiano ha riportato anche uno studio di Focus, condotto dai ricercatori delle Università di Waterloo, Calgary e dell’Alberta Children’s Hospital Research Institute, «in cui viene evidenziato come lasciare un bambino piccolo (di 2-3 anni) a trascorrere molto tempo davanti a uno schermo potrebbe ritardare lo sviluppo di abilità cognitive fondamentali per il linguaggio, il problem solving, le relazioni interpersonali e la coordinazione motoria». I dati sono allarmanti, ma non si sa «quanto, sia stato il solo uso del tablet e quanto invece, altri fattori che possono essere più o meno legati al tablet stesso (la qualità del sonno, un numero minore di interazioni dirette con le persone etc.)». A quanto pare per questo intrattenimento digitale c’è un prezzo da pagare.
Gli adulti spesso usano i telefoni cellulari per tenere i figli occupati e farli stare fermi. In alcuni casi, i genitori non danno il buon esempio ai figli e trascorrono buona parte del loro tempo online. Inoltre, quando mamme e papà sono distratti dagli smartphone o dai pc, non riescono a instaurare relazioni sane con i loro figli.
Le ricerche ci dicono che sfruttare uno schermo per calmare i bambini non è un buon rimedio, perché non sviluppano le capacità per tranquillizzarsi autonomamente.
Psicologi e pedagogisti, e la stessa Carey, ritengono che sia opportuno individuare “regole familiari valide per tutti”.

Le responsabilità degli adulti
I bambini si adattano facilmente ai modelli imposti dalla tecnologia. Ci sono diversi fattori critici di cui gli adulti sono responsabili e spetta a loro il compito di fare da guida, dovendo per primi capire le conseguenze delle tecnologie e come utilizzarle in modo da favorire lo sviluppo dei più piccoli.
Nell’era degli algoritmi e della “piattaformizzazione”, il legame tra l’uomo e la macchina sta subendo cambiamenti radicali e tutti dobbiamo adeguarci a queste trasformazioni in modo responsabile.
Penso che sia importante non demonizzare le nuove tecnologie. Gli adulti devono formarsi e acquisire competenze per interagire con le nuove generazioni, evitando di rimanere ancorati a una mentalità adolescenziale.
Bisogna educare i preadolescenti e adolescenti a un rapporto consapevole con la tecnologia, affinché possano sfruttarla come strumento di crescita e non come una via di fuga dalle proprie emozioni o relazioni. L’intelligenza artificiale e l’aumento della digitalizzazione non dovrebbero rappresentare una minaccia, ma piuttosto un’opportunità per l’umanità e le nuove generazioni di crescere e migliorare insieme, se gestiti con equilibrio, coscienza e consapevolezza.
Il sociologo Bauman ha proposto una riflessione sulla vita moderna, sempre più spesso divisa tra online e offline, chiarendo le implicazioni più critiche della rivoluzione digitale.
«Non sempre – ha affermato Bauman – la migrazione della nostra vita online si traduce in un effettivo potenziamento» e non possiamo dargli torto e dobbiamo stare attenti.
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