Libere professioniste e indipendenza economica: il cambiamento parte dal mindest

In Italia, la parità di genere nel mondo del lavoro è ancora un orizzonte su cui occorre lavorare. Il Global Gender Gap Report 2024, pubblicato dal World Economic Forum , segnala che il nostro Paese è sceso all’87° posto su 146 nazioni analizzate. Nella classifica europea, solo tre Stati ci precedono in negativo.

Parità di genere nel lavoro…o disparità?

A rallentare i progressi non sono solo gli ostacoli legislativi o organizzativi, ma anche una cultura economica e professionale che fatica a riconoscere e valorizzare il contributo femminile. Il divario più evidente è quello legato alla sfera economica. Il tasso di occupazione femminile è fermo al 52,5%, con un gap di quasi 18 punti percentuali rispetto agli uomini. Le donne sono più spesso impiegate con contratti precari o part-time involontario, e quasi una su tre non ha un reddito autonomo. Solo una minima percentuale ha accesso a fonti di guadagno extra che permettano un’autentica sicurezza finanziaria.  Il 37% delle donne italiane non ha un conto corrente bancario a proprio nome (Fonte: Episteme).

Per chi lavora in autonomia, la situazione non migliora. Gli uomini con Partita IVA guadagnano in media il 18,3% in più rispetto alle colleghe, che corrisponde a 3.343 euro l’anno. Il divario aumenta con l’età e raggiunge livelli ancora più marcati in settori ad alta specializzazione, come quello tecnico-scientifico, giuridico o creativo. Persino in professioni in cui le donne sono la maggioranza, come la psicologia o il giornalismo, la forbice retributiva resta ampia. Ci si avvicina alla parità, invece, nel settore dell’istruzione mentre per quanto riguarda i servizi di alloggio e ristorazione le donne guadagnano il 26,2% in più rispetto ai colleghi. Questo emerge da un’indagine sul gender pay gap condotto da Fiscozen che ha preso in considerazione i dati aggregati di oltre 30mila Partite Iva attive nel 2024.

Un altro nodo cruciale è rappresentato dalla scarsa alfabetizzazione finanziaria. L’indice Edufin 2024 rivela che le donne italiane hanno, in media, cinque punti in meno rispetto agli uomini in termini di consapevolezza e competenze nella gestione del denaro. Un divario che si traduce in scelte meno autonome, meno strategiche, e spesso influenzate da retaggi culturali che ancora oggi assegnano agli uomini il ruolo di gestori delle finanze familiari.

Uno scenario in evoluzione

Nonostante uno scenario dei dati che ancora denota disparità, qualcosa sta accadendo se proviamo ad analizzare le micro realtà. Le nuove generazioni guardano al lavoro in modo diverso: desiderano equilibrio, autonomia, crescita. Molte donne scelgono la libera professione per sentirsi finalmente viste, per riconoscersi in un percorso che unisca valori personali e competenze professionali. Una strada che sembra concreta ma che, comunque, mostra delle difficoltà legate non tanto alle opportunità disponibili, ma a un mindest personale e a quei retaggi culturali che sono complessi da scardinare.

Abbiamo parlato di questo con Vale Giuffrè, mindset coach e business mentor che accompagna ogni giorno professioniste e freelance in un percorso di consapevolezza e crescita. Con lei abbiamo esplorato il significato concreto dell’espressione libertà finanziaria.

Il problema: la relazione irrisolta tra donne e denaro

Vale Giuffré, mindset coach e business mentor

«Le donne non hanno dimestichezza con il denaro e con i processi che lo riguardano: acquisirlo, negoziarlo, chiederloVale Giuffrè esordisce con un sorriso e con determinazione – non vuole essere un’accusa ma è il frutto della mia esperienza maturata in anni di sostegno alle professioniste nella creazione del proprio business».

Molte donne che si affacciano alla libera professione, soprattutto tra i 30 e i 35 anni, lo fanno spinte dal desiderio di realizzarsi, di sentirsi finalmente valorizzate.

«Dopo anni di lavoro dipendente in contesti che non riconoscevano il loro valore, vedono nel lavoro autonomo una possibilità di riscatto. E il mondo digitale, con le sue promesse di libertà e flessibilità, sembra il luogo perfetto per iniziare» – aggiunge Giuffré.

La realtà, però, si presenta più complessa. Alla passione si affianca spesso un senso di inadeguatezza profondo, alimentato da un retaggio culturale che ha insegnato alle donne a non disturbare, a non chiedere troppo, a non pretendere. È insito, quasi inconscio, il pensiero che non ce la possiamo fare da sole.

«Noto spesso che anche clienti brillanti e intraprendenti esitano a definire il proprio tariffario, a presentare un preventivo, a parlare di soldi – spiega Vale Giuffé – Nessuno ci insegna come si fa a essere libere professioniste. Dobbiamo impararlo da sole. E spesso questo avviene tardi, dopo aver fatto molti errori ed esperienze talvolta frustranti».

Le soluzioni: consapevolezza, rete e strategia

«Occorre cominciare dalle competenze e non solo ancorarsi alla passione. Un punto spesso ignorato nella narrazione del lavoro freelance è proprio questo, la professionalità. La formula vincente è sicuramente aggiungere alla passione la competenza e la formazione. E poi non possiamo prescindere dal lavoro sul proprio mindest, l’atteggiamento mentale con cui affrontiamo la sfida professionale. Si tratta di un lavoro concreto e quotidiano che non deve mancare mai. La motivazione non arriva per caso, arriva quando iniziamo a fare».

Serve, quindi, allenarsi al coraggio, stare nell’incertezza, imparare a non mollare al primo ostacolo. Serve anche accettare che la fiducia in se stesse si costruisce nel tempo, mantenendo gli impegni presi e riconoscendo ogni piccolo progresso.

Un altro passaggio fondamentale su cui pone l’accento Vale Giuffrè riguarda i commenti che arrivano dall’esterno.

«Chi ci vuole bene vuole aiutarci, ma non sempre è competente nell’ambito in cui ci muoviamo. A volte, per proteggere il proprio percorso, è meglio non raccontare tutto a tutti o, almeno, non farlo prima di avere chiare le nostre scelte. Meglio trovare un gruppo di pari, una mastermind, uno spazio di confronto con chi condivide esperienze simili alla nostra”. Non ultimo il tema del denaro e della cultura che ruota intorno a esso. “Il denaro è energia e non fa che amplificare le persone che siamo. Non ha un’accezione negativa, come ci hanno fatto credere. Ecco perché è importante cambiare la narrazione anche in questo senso e normalizzare le cifre alte delle prestazioni professionali per dare valore agli anni di studio e di esperienza. Se costo 150 euro all’ora è perché ho 25 anni di esperienza, questa visione deve diventare parte di noi donne».

Verso una nuova normalità

La vera ribellione oggi non è urlare contro il sistema, ma diventare consapevoli che i limiti più grandi sono quelli che ci portiamo dentro. La paura del successo, della visibilità, della ricchezza.

«Vorrei avere più donne ricche che saprebbero avere cura della comunità – dichiara Giuffrè offrendoci uno spunto di riflessione – la libertà finanziaria è molto più di un conto in banca: è la possibilità di scegliere, di investire su di sé, di contribuire al cambiamento. Non è un traguardo impossibile, ma richiede consapevolezza, strumenti, confronto. In un mondo che ancora fatica a riconoscere il valore del lavoro femminile, costruire la propria indipendenza economica è un atto rivoluzionario. E ogni donna che lo fa diventa un modello. Una possibilità per tutte».

Il punto di partenza non è ciò che ci manca, quindi, ma ciò che siamo disposte a riconoscere e trasformare. La libertà finanziaria non è solo una questione di numeri: è una questione di consapevolezza, di presenza, di visione.

Raccontarla significa spostare la narrazione dal limite al potenziale. Significa aprire spazi in cui le donne possano nominare il proprio valore, chiedere ciò che meritano, prendere decisioni senza sentirsi fuori posto. È una narrazione nuova, che rompe con il silenzio e l’insicurezza che per troppo tempo ci hanno accompagnate.

Serve educazione, naturalmente, serve allenamento e una comunità che sorregga, più che giudicare. Ma soprattutto serve che ognuna di noi si conceda il diritto di essere economicamente libera. Perché l’autonomia non è un traguardo individuale: è un atto collettivo. Un gesto che cambia il presente e ridisegna il futuro, anche per chi verrà dopo di noi.

Assunta Corbo

Assunta Corbo

Giornalista e autrice. Dal 2012 si occupa dello studio e della divulgazione del giornalismo costruttivo in Italia. È Lede Fellow e formatrice certificata del Solutions Journalism Network. Collabora con testate giornalistiche nazionali e internazionali. È fondatrice del Constructive Network e autrice di Empatia Digitale, saggio sulla comunicazione. Direttrice responsabile di NEWS48.

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