• Mar. Dic 9th, 2025

Makros, la sfida italiana per proteggere il sapere

Makros

Dalla prima “cassaforte intelligente” ai chilometri di archivi in giro per il mondo: come l’idea di un autodidatta visionario sta rivoluzionando la tutela della memoria culturale. La storia di Makros.

In un’epoca in cui tutto sembra correre verso il digitale, qualcuno ha deciso di fermarsi. E di proteggere la carta, proprio lei, la vecchia, fragile, meravigliosa carta. Quella che sa profumare di storia e sussurra storie millenarie. Qualcuno, a Ferrara, ha deciso che i documenti, le mappe, i codici miniati non andassero solo archiviati, ma salvati, difesi, custoditi. E così, in un laboratorio speciale tra le strade acciottolate, è nata un “cassaforte unica nel suo genere”. No, non di quelle che si chiudono con una serratura antica o codici alfanumerici. Ma un contenitore d’avanguardia che può misurare anche chilometri, capace di resistere a mille gradi di calore, chiudersi da solo in caso di incendio, isolare l’umidità, percepire l’ambiente esterno e inviare un alert in caso di emergenza. Una “cassaforte intelligente”, insomma, ideata da Massimo Luise, titolare di Makros srl, l’azienda da lui fondata. Massimo Luise, un uomo che a cinquant’anni, dopo essere stato impiegato nella logistica, si è inventato un lavoro nuovo – quello di “perito esperto in sistemi di archiviazione”, qualifica poi riconosciuta – e che da allora non ha più smesso di immaginare come salvare la memoria del mondo. Oggi Makros è un modello internazionale per la conservazione dei beni culturali.

L’idea che nasce da un’urgenza

L’intuizione di partenza è semplice e potente: i sistemi antincendio nei musei e negli archivi erano progettati per spegnere le fiamme, ma non per salvare il contenuto. Troppo spesso, ciò che si voleva proteggere veniva danneggiato proprio dalle tecnologie, che impiegavano gas o acqua.
«Mi capitava di entrare in biblioteche o archivi – racconta Luise che è anche Ceo dell’azienda – e vedere interi patrimoni in balia della precarietà. Così ho iniziato a studiare qualcosa che proteggesse davvero».

Dalla teoria alla pratica il passo è stato lungo e faticoso. Nel 2011, dopo un’estate passata a tradurre e confutare tredici brevetti internazionali (giapponesi, coreani, americani), nasce Blockfire, il primo sistema passivo anti-incendio pensato per archivi e beni culturali. Il principio è tanto ingegnoso quanto rivoluzionario: moduli componibili, protetti da una fibra ultra isolante che si sigillano automaticamente, grazie alle guarnizioni termosensibili, quando la temperatura esterna si alza, mantenendo all’interno un microclima stabile. Fuori mille gradi, all’interno meno di ottanta. Il primo impianto viene installato a Forlì, il secondo al Politecnico di Milano. E da lì, il percorso si allarga. Sempre più enti, archivi, musei iniziano a credere nel progetto. Luise ha inventato sei brevetti, tutti compatibili tra loro, nazionalizzati in 15 Paesi d’Europa oltre che in Cina, Stati Uniti, Canada.

Armadi intelligenti, lunghi come strade

Qualcuno li chiama anche “armadi intelligenti”, anche se il termine corretto sarebbe “sistemi archivistici per la protezione del patrimonio culturale”. Alcuni raggiungono lunghezze impressionanti, misurabili in centinaia di metri lineari e chilometri che consentono la protezione del materiale conservato all’interno da fuoco, acqua, batteri. Tra i lavori più importanti ci sono i 27 chilometri di archivi a Istanbul, profondi dodici metri per contenere due milioni di libri e quadri. O i sei chilometri installati ad Arezzo, i quattordici dell’Archivio Centrale di Stato a Roma, i sistemi creati per Bordeaux, Ankara, il Politecnico di Torino, i Palazzi Vaticani. Makros realizza circa 200 progetti l’anno. Sono ‘ambienti’ concepiti come custodie vive, dotati di sensori, software predittivi e – soprattutto – intelligenza artificiale. Non semplici contenitori, ma ecosistemi dinamici in grado di “dialogare” con il contenuto. E compatibili con l’ambiente in cui vanno ubicati, che viene a sua volta, prima, studiato.

«È il contenuto che definisce il contenitore – spiega Luise –. Un codice miniato ha esigenze diverse da una pergamena o da un dipinto. Per questo i nostri sistemi leggono l’ambiente, lo interpretano, lo governano. Quando serve, si chiudono. Quando serve, si trasformano».

Nel progetto oggi allo studio per Palazzo Schifanoia, a Ferrara, ad esempio, sono proprio i 38 codici miniati custoditi a dettare le condizioni ambientali del loro micro-archivio. In altre parole, l’armadio “sente” il manoscritto. E lo protegge dalle insidie, come il deterioramento batterico o da ‘disastri’ come incendi e allagamenti.


Isa Grassano

Ti piacciono le storie di Isa Grassano?

Isa Grassano è la nostra caporedattrice ed è appassionata di storie costruttive che rintraccia in Italia. Le sue narrazioni preferite? Turismo, libri, cultura: mondi da esplorare per trovare spunti sempre nuovi di ispirazione.


I numeri

Makros oggi è un’impresa snella, innovativa, che ha scelto di non puntare sulla produzione massiva ma sulla qualità. Ha sede all’interno dell’incubatore Sipro – Agenzia per lo Sviluppo di Ferrara, tra laboratori universitari e spin-off tecnologici. Conta dieci dipendenti e un network di oltre cento professionisti esterni – fisici, matematici, archivisti, biologi, architetti, ingegneri, designer, comunicatori – che contribuiscono ogni giorno a tenere viva la macchina della ricerca.

I numeri parlano di un modello vincente. Nel 2018, quando l’azienda diventa Srl, il fatturato si attesta intorno al milione di euro. Da allora, la crescita è costante: nel 2024 il bilancio ha sfiorato i 5 milioni, e per la fine del 2025 si prevede una ulteriore ascesa.

La chiave di tutto è la ricerca. Oltre il 70% degli utili viene reinvestito in sviluppo. Il tutto consentito, anche, da un modello imprenditoriale per cui il Ceo guadagna da Makros quanto o poco più dei dipendenti. Così da potere continuamente investire e fare squadra nel senso vero del termine. Ogni nuovo modulo, ogni nuova fibra, ogni soluzione tecnologica nasce infatti da anni di studio e da sperimentazioni complesse. Le commesse – sia pubbliche che private – arrivano da tutta Italia e dall’estero: istituti universitari, archivi statali, musei, fondazioni, aziende farmaceutiche, famiglie private.

Certo, anche i costi sono elevati. «Tutelare un metro di materiale costa anche mille euro. Per ristrutturare una pagina di un documento antico servono anche 800 euro. Ma per noi è importante farlo per il valore culturale del materiale che si perderebbe. Questo va oltre ogni spesa», ribadisce Luise.

Gli errori della ricerca

E talvolta ci sono gli errori. Ogni innovazione, prima di essere realtà, è una scommessa tecnica ed economica. «Servono test in enti certificati, prove su materiali speciali, simulazioni di incendio o allagamento. Investiamo tantissimo in ricerca e sperimentazione, che ha costi importanti: dai 15 ai 30 mila euro di media. Solo per Blockfire ho fatto 10 sperimentazioni, con costi dai 25 ai 40 mila euro». «Proprio perché è sperimentazione, può fallire. Raramente un’idea si riesce a sviluppare e a mettere a terra senza passare per un esito negativo. Ma ogni esito negativo ci fornisce ulteriori elementi di studio e ricerca e questo è un processo indispensabile per raggiungere la perfezione. La scienza non mente. Non bisogna mai pensare che un obiettivo raggiunto sia definitivo: un attimo dopo, si deve già implementare».

Uno sguardo al futuro

Oggi Makros collabora con il CNR di Firenze per la protezione dei negativi fotografici, materiali delicatissimi, soggetti ad autocombustione per via dell’acido acetico. Il progetto prevede sensori intelligenti e gel assorbenti capaci di agire prima che il danno sia irreversibile.

Massimo Luise – CEO Makros

In questi processi anche l’intelligenza artificiale entra in gioco non per sostituire, ma per suggerire, interpretare, anticipare. Curve di degrado, soglie ambientali, combinazioni predittive. «Ci può suggerire cose che noi magari non avevamo tenuto in considerazione».

Nel frattempo, Makros sostiene festival, eventi culturali e iniziative educative. Ha realizzato un documentario sui danni dell’alluvione di Forlì presentato all’ultima edizione del Festival di Caterina Sforza – L’Anticonformista, evento che sostiene da anni. Ancora, supporta il Master in Giornalismo dell’Università Alma Mater di Bologna, la squadra di Basket di Ferrara, impegnata a sua volta in progetti con gli studenti per un buon uso della tecnologia. E quando si chiede a Luise quale sia il suo più grande successo, risponde sorridendo. «Forse non è arrivato ancora. Perché ogni volta che raggiungo un traguardo, ne vedo subito un altro davanti. È il bello di questa corsa, non finisce mai». Una corsa che protegge la memoria, un passo dopo l’altro, come si fa con le cose preziose: in silenzio, ma con determinazione.

Isa Grassano