Il 26 giugno 2025, l’Italia ha fatto un passo importante verso una cultura del rispetto. Con l’approvazione unanime della proposta di legge n. 1444, la Camera dei Deputati ha istituito il 16 maggio come Giornata nazionale contro il body shaming. Ma perché è stato necessario arrivare a una legge? Quali processi sociali ci hanno portato fin qui? E soprattutto, cosa possiamo fare per arginare un fenomeno che colpisce soprattutto i più giovani, scavando nel profondo della loro autostima?
Il problema: un disagio silenzioso e diffuso
Il body shaming – letteralmente “far vergognare qualcuno per il suo corpo” – è una forma di violenza verbale e psicologica spesso sottovalutata. Non lascia lividi visibili, ma può minare profondamente l’identità e la fiducia in sé stessi. Derisioni sul peso, sull’altezza, sul colore della pelle, sui tratti fisici percepiti come “non conformi”: tutto ciò contribuisce a creare un clima di giudizio costante, soprattutto nei luoghi in cui la percezione dell’immagine è più fragile e in formazione, come le scuole e i social network frequentati da adolescenti.
Secondo dati internazionali (Common Sense Media, 2015), già dai 10 anni molti giovani iniziano a sentirsi inadeguati rispetto al proprio corpo. Il confronto con modelli estetici irraggiungibili, spesso veicolati dai social media, alimenta insicurezze e può sfociare in disturbi alimentari, ansia sociale, ritiro scolastico, depressione.
I processi in atto: dalla consapevolezza all’azione politica
Il riconoscimento ufficiale del problema da parte delle istituzioni arriva in un momento storico in cui si registra una maggiore sensibilità verso il benessere psicologico e la salute mentale. L’unanimità con cui la legge è stata approvata – elemento raro nel panorama politico – segnala che il tema è trasversale e sentito da tutte le forze parlamentari.
Ma la legge è solo un tassello. Le dinamiche sociali che alimentano il body shaming si sviluppano nei contesti educativi, sui media, nei linguaggi digitali e persino nel mondo dell’orientamento. Serve dunque un approccio sistemico e multilivello.

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Vito è co-fondatore del Constructive Network e di Lavoradio. Giornalista e comunicatore, si occupa di osservare e raccontare il mondo del lavoro con un occhio sempre puntato sulla comunicazione e l’informazione.
Le soluzioni in campo: educare, prevenire, sostenere
- La scuola come laboratorio di rispetto
Le scuole, secondo quanto previsto dalla legge, diventano uno dei principali terreni di intervento. Attraverso percorsi interdisciplinari, laboratori espressivi, incontri con esperti e momenti di ascolto tra pari, le comunità scolastiche possono contribuire a formare una nuova generazione più consapevole, empatica e rispettosa delle differenze.
- Pro: interventi educativi strutturati possono agire in modo preventivo, promuovendo l’accettazione del sé e degli altri fin dall’infanzia.
- Contro: la reale efficacia dipenderà dalla formazione degli insegnanti e dalla disponibilità di risorse e spazi adeguati, non sempre garantiti in tutte le scuole.
- L’orientamento come leva di crescita personale
Anche l’orientamento scolastico e professionale può giocare un ruolo chiave, aiutando ragazze e ragazzi a riconoscere le proprie risorse interiori, oltre l’apparenza fisica. Un buon orientamento insegna a stare nel mondo in modo autentico, a sviluppare consapevolezza critica e resilienza, anche nei confronti dei giudizi altrui.
- Pro: l’approccio orientativo offre strumenti pratici per leggere sé stessi e il contesto in modo costruttivo.
- Contro: spesso l’orientamento è visto solo in chiave scolastica o occupazionale, mentre la sua dimensione relazionale ed emotiva è ancora poco valorizzata.
- Un’educazione digitale contro stereotipi e odio
La legge punta anche a contrastare il body shaming nelle piattaforme digitali, dove il linguaggio d’odio e i meme denigratori proliferano più facilmente. Campagne di sensibilizzazione, educazione al pensiero critico e maggiore vigilanza da parte delle piattaforme possono contribuire a creare un ambiente online più sano.
- Pro: intervenire nei luoghi dove si origina il problema (i social media) è cruciale.
- Contro: la rapidità e la viralità dei contenuti online rende difficile un controllo capillare. Servono alleanze con influencer, media e creator per cambiare la narrazione dominante.
- Il supporto psicologico: curare le ferite invisibili
La legge incoraggia l’accesso a percorsi di sostegno psicologico per chi subisce body shaming. Parlare con un adulto di fiducia, un educatore o uno psicologo può fare la differenza nel processo di ricostruzione dell’autostima.
- Pro: il supporto psicologico aiuta ad affrontare il disagio prima che si trasformi in trauma.
- Contro: c’è ancora uno stigma sull’aiuto psicologico, e le risorse pubbliche spesso non bastano a coprire tutti i bisogni.
La Giornata del 16 maggio: simbolo e stimolo
La nuova Giornata nazionale contro il body shaming, che si celebrerà ogni 16 maggio, intende essere più di un evento simbolico. Il testo di legge prevede una serie di iniziative concrete: incontri nelle scuole, eventi pubblici, campagne mediatiche, laboratori creativi e attività di educazione digitale.
Tutte queste azioni condividono un obiettivo comune: promuovere una cultura dell’accettazione e del rispetto reciproco, capace di scardinare stereotipi dannosi e visioni distorte del corpo.
Verso una nuova cultura del corpo
La legge non risolve il problema del body shaming, ma rappresenta un’importante cornice istituzionale per affrontarlo. La vera sfida sarà far sì che questo cambiamento culturale arrivi nei luoghi di vita quotidiana: nelle scuole, nelle famiglie, nei media, nei gruppi di pari.
Perché il rispetto del corpo, proprio e altrui, non si insegna in un giorno. Ma può iniziare da lì. E. cosa molto importante, ogni cittadino può contribuire, con le parole e con l’esempio, a costruire un ambiente più inclusivo e rispettoso delle differenze.
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