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Scuola: uno spazio possibile di ascolto e crescita

Set 23, 2024 ,
scuola italiana che si trasforma

“Stavamo nell’aula di studio quando entrò il preside seguito da un nuovo vestito in borghese, e da un bidello che portava un grosso banco. Quelli che dormivano si svegliarono, e tutti si alzarono in piedi, come colti in pieno lavoro.”

L’incipit di Madame Bovary di Gustave Flaubert restituisce un’immagine dell’aula scolastica come di uno spazio di stasi, dove l’azione è passiva, la reazione obbligata.

È ancora questa l’immagine della scuola che vogliamo? Un luogo dove si attende il suono di una campanella per ridestarsi o dove, al contrario, ogni ragazzo e ogni ragazza possono trovare il terreno fertile per evolvere come esseri umani?

Sognare (anche) a scuola: un istinto naturale

Ho sempre sognato una scuola italiana dove i bambini, le bambine, i ragazzi e le ragazze possano davvero sentirsi liberi di esprimersi. Spazi dove l’immaginazione non sia un accessorio, ma il centro pulsante di ogni lezione, dove non si deve insegnare a sognare, perché sognare è già un istinto naturale. Gli studenti e le studentesse sanno come fare, ma spesso manca l’ambiente che favorisca questa capacità.

La scuola potrebbe essere quel luogo. Un ambiente dove, oltre a nozioni e regole, si coltiva la libertà di aggiungere nuove sfumature al proprio percorso. E questo non significa sminuire l’importanza della disciplina o del valore dell’istituzione. Significa, piuttosto, riconoscere che la vera crescita avviene quando ognuno può esplorare i propri talenti, quando c’è spazio per l’errore e la creatività.

Quello che chiedono le menti del futuro, infatti, è di essere ascoltate. Vogliono essere comprese e accolte, non solo educate. Da anni ci ripetiamo che dobbiamo ascoltare di più i giovani, eppure, ogni volta che mi confronto con insegnanti e genitori, mi chiedo: lo stiamo davvero facendo?

Spesso mi sento rispondere con frustrazione: “Sì, ma la scuola italiana è fatta così”.

È vero, ma la domanda che segue è inevitabile: “la scuola sì, ma tu?

Scuola italiana e insegnamento: possiamo sempre scegliere da che parte stare

Un invito a scegliere: stare silenziosamente alle regole del sistema o, al contrario, portare con noi in aula ciò in cui crediamo davvero. L’insegnamento è uno degli atti più profondi di trasmissione di valori e pensieri. Non si tratta solo di trasferire un programma, ma di trasmettere un’idea di mondo.

Quello stesso senso di soffocamento e disagio che vediamo nella società nasce nelle aule, dove troppo spesso la creatività dorme, soffocata dall’inerzia. Dove si fatica a ritrovare la propria individualità che appare essere come l’antidoto alla frustrazione che genera rabbia.

Ma non è sempre così. E questo non è solo rassicurante, è anche un indizio di ciò che è possibile.

Ci sono professori e professoresse che non aspettano il cambiamento dall’alto. Qualcuno ha trovato scuole italiane innovative sul proprio percorso, molti lavorano per il sistema scuola italiana ma in aula portano il cuore, la passione, la dedizione.

Li ho visti, li ho incontrati: fanno brillare gli occhi degli studenti, li fanno sentire visti e valorizzati. Un sorriso, un monito che spinge a riflettere, le regole ben definite, la possibilità di dialogo. Una complicità da costruire giorno per giorno.

Sarà che il tempo che viviamo è davvero diventato complesso ma mi affeziono sempre più all’idea che perdiamo tempo ad attendere un cambiamento dall’alto. La vera opportunità è capire cosa possiamo fare noi, ognuno di noi, e poi farlo.

Per il bene della nostra società così stanca. E di quei ragazzi a cui rischiamo di spegnere lo sguardo.

Assunta Corbo