Sella del Diavolo, intervenire se il turismo mette a rischio la natura
Un’attività considerata ecologica può diventare dannosa se praticata in un ecosistema fragile. Il caso del promontorio simbolo di Cagliari.
Un panorama spettacolare può trasformarsi, paradossalmente, nella sua più grande fragilità. È quanto sta accadendo alla Sella del Diavolo, il promontorio che domina il Golfo degli Angeli e rappresenta uno dei luoghi simbolo di Cagliari. Sempre più frequentata da escursionisti e appassionati di mountain bike, quest’area protetta è oggi al centro di un delicato equilibrio tra fruizione pubblica e conservazione ambientale. Di recente il Comune di Cagliari ha installato i cartelli che vietano il transito delle mountain bike lungo i sentieri del promontorio. Un provvedimento che potrebbe sembrare una semplice novità amministrativa, ma che in realtà arriva al termine di un percorso iniziato molti anni fa.
Il divieto, infatti, era già previsto dalla normativa: i piani di gestione dei siti protetti lo contemplavano fin dal 2011 e successivi aggiornamenti, fino alle disposizioni regionali del 2025, hanno ulteriormente rafforzato il quadro delle tutele, estendendolo anche alle biciclette a pedalata assistita. Per oltre quindici anni, però, quelle regole sono rimaste in gran parte sulla carta. L’assenza di una segnaletica chiara e la difficoltà di effettuare controlli hanno favorito una percezione diffusa secondo cui percorrere quei sentieri in bicicletta fosse consentito. Nel tempo questo utilizzo sempre più intenso ha prodotto effetti concreti sull’ambiente.
La Sella del Diavolo è, infatti, un ecosistema particolarmente delicato. Inserita nella Rete Natura 2000, ospita habitat e specie di interesse comunitario ed è caratterizzata da un terreno calcareo facilmente soggetto all’erosione. In un contesto così fragile, anche un’attività generalmente considerata sostenibile, come la mountain bike, può diventare problematica se praticata in aree non idonee o senza un’adeguata regolamentazione.
Le osservazioni tecniche degli ultimi anni hanno documentato un progressivo deterioramento dei sentieri. Il passaggio ripetuto delle biciclette ha favorito la compattazione del terreno, la perdita della copertura vegetale e l’allargamento dei tracciati. In alcuni punti sono comparse scorciatoie e percorsi alternativi creati spontaneamente, con conseguenze sulla stabilità dei versanti e sugli equilibri ecologici dell’area.
Non solo buone azioni ma scelte concrete
La vicenda dimostra come il concetto di turismo sostenibile non possa limitarsi alle buone intenzioni o alla scelta di mezzi apparentemente ecologici. Ogni attività deve essere valutata in relazione alle caratteristiche del territorio che la ospita e alla sua capacità di sopportarne l’impatto. Ciò che è sostenibile in un contesto può non esserlo in un altro.
L’installazione della nuova segnaletica è anche il risultato delle sollecitazioni avanzate negli anni da associazioni ambientaliste, tra cui il Gruppo d’Intervento Giuridico (GrIG), che attraverso segnalazioni e documentazione ha mantenuto alta l’attenzione sulla necessità di applicare norme già esistenti. I cartelli, tuttavia, rappresentano un passo importante, ma difficilmente potranno bastare da soli. La loro efficacia dipenderà dalla capacità delle istituzioni di accompagnarli con controlli, monitoraggio e interventi di manutenzione dei sentieri.
Nei prossimi mesi sono previsti lavori per migliorare la fruizione pedonale dell’area, ma la vera sfida sarà trasformare una tutela finora soprattutto formale in una protezione concreta.
Leggi l’articolo di Sara Brughitta su Italiachecambia.org

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