Il Vestito Verde: la mappa che aiuta l’Italia a riparare (invece che buttare) i propri vestiti

Un documentario visto a diciassette anni può cambiare una vita, e in qualche caso anche il modo in cui migliaia di persone comprano i vestiti. È quello che è successo a Francesca Boni, folgorata nel 2017 da “The True Cost” e da lì decisa a trasformare un piccolo gruppo Facebook in uno strumento concreto contro la fast fashion: Il Vestito Verde.

Oggi il progetto è un database gratuito che mappa in tutta Italia brand etici, negozi dell’usato, sarti, calzolai e mercerie, pensato per chi vuole vestirsi in modo più consapevole senza però ricevere prediche o classifiche preconfezionate. La filosofia di Boni, infatti, è dichiaratamente non prescrittiva: niente liste della spesa su cosa comprare, ma filtri e strumenti (materiali riciclati, produzioni artigianali, opzioni vegane) che permettono a ognuno di orientarsi secondo i propri valori.

Il salto di qualità è arrivato quando l’attenzione si è spostata dall’acquisto alla cura dei capi. Da qui nasce la Mappa della Riparazione, pensata soprattutto per una generazione, la Gen Z, cresciuta senza aver mai conosciuto un mondo pre-fast fashion e che oggi fatica a trovare un sarto o un calzolaio di fiducia. La mappa censisce artigiani, mercerie per il fai-da-te, negozi dell’usato con servizio di ritiro e punti di raccolta per le donazioni.

Un progetto che parla alla collettività

Un elemento centrale del progetto è la sua natura collettiva: aggiornamenti, segnalazioni di nuove attività o di chiusure arrivano dalla community attraverso moduli dedicati sul sito e persino via messaggi diretti su Instagram, a cui Boni risponde personalmente. Un lavoro artigianale di curatela, reso possibile dal contributo di chi usa quotidianamente la piattaforma.

Nel frattempo, quella che era nata come una passione giovanile è diventata anche una professione: Boni oggi è ricercatrice e docente in sostenibilità della moda, con collaborazioni accademiche di rilievo, e porta avanti Il Vestito Verde come progetto parallelo e osservatorio privilegiato sui bisogni reali dei consumatori. Tra le prossime sfide, la mappatura dei “magliai”, artigiani specializzati nella riparazione della lana, categoria sempre più rara da reperire.

L’obiettivo dichiarato, in fondo, è quasi paradossale: costruire uno strumento la cui utilità, un giorno, dovrebbe diventare superflua, quando le persone avranno sviluppato da sole gli strumenti critici per consumare in modo consapevole.

Approfondisci leggendo l’articolo di Letizia Palmisano su EconomiaCircolare.com

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Redazione News48

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