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Constructive Day 2025: parole, volti e scelte che cambiano l’informazione

Mag 19, 2025
Constructive Day 2025: cronaca di una giornata emozionante

Quando arriva maggio per il giornalismo costruttivo italiano significa Constructive Day. Una giornata di formazione e di networking organizzata dal Constructive Network. Quest’anno ci siamo ritrovati nella Sala di Liegro di Palazzo Valentini a Roma: una location prestigiosa che ci ha donato l’atmosfera giusta per celebrare la nostra crescita come rete di professionisti e professioniste dell’informazione e della comunicazione.

C’è stato un momento della giornata in cui mi sono posizionata in fondo alla sala, ho chiuso gli occhi e mi sono connessa con l’energia che si respirava. Sono rimasta qualche secondo così, semplicemente a rendermi conto di cosa fossimo riusciti a fare dal 2019, anno di nascita del Constructive Network, a oggi. Ho ripensato velocemente agli ostacoli e ai confronti tra noi, alle persone che hanno scelto di non esserci e a quelle che ancora ci sono. Ho dedicato un pensiero a chi si è unito a noi negli ultimi mesi e a chi, proprio il 9 maggio, era con noi per conoscerci meglio.

Una manciata di secondi l’ho dedicata a rivedere gli eventi di formazione a cui abbiamo partecipato in giro per l’Italia. 1400 giornalisti e giornaliste conoscono, ora, il giornalismo costruttivo grazie all’impegno e all’ascolto degli Ordini dei Giornalisti Regionali. 450 sono quelli formati solo nel 2024. Il network ne accoglie 255 e spesso ci viene chiesto come mai questo gap tra i numeri. Me lo sono chiesto spesso e poi ho capito – anche ascoltando i feedback dei colleghi e delle colleghe – che come categoria siamo stati educati all’individualismo. Facciamo fatica a fare rete, ancor più a sostenere il lavoro altrui e a condividere quello che ci riguarda.

Questa è la sfida più grande del nostro network: abituare giornalisti e giornaliste a restare uniti e a sostenersi, magari costruendo anche qualcosa insieme. Succede. Nel nostro network succede spesso ed è un motivo di grande orgoglio.

E poi c’è la questione della qualità e della disponibilità a mettersi in gioco. Il giornalismo costruttivo non si improvvisa: ha un metodo, prevede una preparazione, chiede un vero credo. Questo è spesso un deterrente.

Ero lì, in fondo alla sala e pensavo a tutto questo. Poi ho riaperto gli occhi e ho guardato i partecipanti all’incontro. La giornata ha sempre un programma intenso costruito dalla nostra Event Manager Marianna Esposito. Ci sono gli interventi di alcune voci di spicco, almeno un momento di facilitazione, spazi per il networking. La sala resta aperta tutto il giorno: c’è chi arriva, chi va, chi torna. Da tutta Italia.

Da sn, Marianna Esposito, Assunta Corbo, Isa Grassano e Raffaele Lupoli (Foto © News48).

È una bella formula. Probabilmente migliorabile in alcuni suoi dettagli ma è già interessante e apprezzata. Il feedback più bello che ci siamo sentiti dire è che siamo un network inclusivo e accogliente. Nessuna scelta elitaria ma molto senso di appartenenza. Cammina con noi chi si sente affine e fino a quando questo sentimento resta autentico.

E a proposito di chi cammina con noi, quest’anno la giornata è stata dedicata alle realtà editoriali e non solo che vivono nel nostro network e che possono portare un contributo concreto con la propria esperienza. Abbiamo avuto con noi Daniel Tarozzi, direttore di Italia che Cambia che ha raccontato il viaggio del suo progetto non senza ricordarci il valore delle sfide e degli ostacoli che alimentano la consapevolezza di potercela fare. E poi Patrizia Caiffa, direttrice di B-Hop Magazine che ci ha restituito le storie più significative che hanno ospitato ricordandoci che raccontare la speranza senza occhiali rosa è una scelta. E loro la fanno ogni giorno in barba ai “nonostante” che si presentano.

Con Marisandra Lizzi, fondatrice di Mirandola Comunicazione, abbiamo potuto sentire l’emozione delle scelte complesse ma necessarie. In uscita per Do It Human, c’è il suo libro “Lettera a Jeff Bezos” (si proprio lui) che rappresenta un viaggio profondo e intimo con una grande ricchezza di insegnamenti e ispirazioni. Martina Fragale, giornalista tra le prime a studiare il giornalismo costruttivo in Italia, ci ha spinti a riflettere sul punto di vista da cui partire per una narrazione che sia onesta. E spesso questo vede dare spazio al problema, quello da cui possono emergere anche soluzioni.

La chiusura della giornata l’abbiamo affidata a Vincenzo Varagona, Presidente Nazionale UCSI, che sa sempre unire i puntini e ritrovare il filo del discorso proponendo nuove sfide. Una su tutte quella di un senso di unione e dialogo tra diverse realtà. Non è affatto scontato riuscire a farlo. Noi ci stiamo provando concretamente.

Raffaele Lupoli, direttore di EconomiaCircolare.com partner organizzativo della giornata, ci ha guidati in una facilitazione letteraria che ci ha spinti a trovare quella complicità necessaria per la costruzione. E ci siamo riusciti, tra silenzi e sorrisi, grazie all’uso delle storie e delle parole. Che poi sono il nostro strumento di lavoro.

Quest’anno abbiamo avuto una voce speciale come ospite: Silvia Vaccarezza, ideatrice e conduttrice della rubrica “Tutto il Bello che c’è” del TG2, è passata a trovarci per dirci di non mollare. Di continuare a crederci come hanno fatto lei e Maria Grazia Capulli quando nel 2008 hanno iniziato a pensare a una rubrica che raccontasse ciò che funziona là fuori. Quella che poi è diventata realtà nel 2014 e che oggi conosciamo tutti come esempio di narrazione costruttiva televisiva.

L’incontro con la giornalista Silvia Vaccarezza (Foto © News48).

Questa edizione del Constructive Day ha avuto tante sfumature importanti. Le voci, i contenuti, la location, il patrocinio di Città Metropolitana di Roma Capitale. Un quadro perfetto in cui abbiamo voluto inserire una notizia che cambierà il corso del Constructive Network per renderlo ancora più concreto e sostenibile: siamo diventati Associazione.

I membri della neonata associazione (Foto © News48).

Non è stato un passo leggero, il nostro. Lo abbiamo pensato, ragionato, costruito e scelto. Abbiamo capito qualche mese fa quanto sarebbe stato necessario farlo: per restituire al pubblico il giornalismo che merita e a noi giornalisti e giornaliste la professione che abbiamo scelto. Non certo per i numerosi compromessi che ci vengono imposti oggi.

Siamo solo all’inizio di un nuovo cammino che porta la firma di 10 fondatori e fondatrici oltre me: Mariagrazia Villa, Isa Grassano, Vito Verrastro, Mariangela Campo, Vincenzo Varagona, Dora Carapellese, Teresa Potenza, Marianna Esposito, Francesca Ghezzani e Paolo Vicari. Sappiamo già di non essere soli: da quel 9 maggio, giorno dell’annuncio, ci viene chiesto di salire a bordo. Perché l’urgenza di un cambiamento del paradigma dell’informazione è reale e il nostro desiderio di fornire risposte anche.

Mi rendo conto oggi, a distanza di diverse giornate di lavoro, che il Constructive Day è stato un respiro collettivo che ha appoggiato dei pensieri nella testa e nel cuore di chi c’è stato. A giudicare dai messaggi ricevuti, anche da chi ci ha seguito a distanza.

Ecco forse, una cosa posso aggiungerla. Che non ci venga in mente di credere che c’è ancora troppo lavoro da fare per cambiare le cose. Perché il giornalismo costruttivo, così come quello di soluzione, cammina nel mondo da dieci anni e non ha nessuna voglia di chiudere la bocca. In Italia è più giovane, certo, ma le cose stanno accadendo.

Quindi uniamoci per farcela meglio. Sapendo che di cose da fare ce ne sono, non troppe ma quelle  che servono da qui in poi.

Assunta Corbo