Conifere o latifoglie? Uno studio spiega le foreste che raffreddano davvero l’Europa
Sostituire le specie arboree può ridurre il caldo estivo in molte aree, ma nel Sud i risultati cambiano: le politiche di gestione forestale devono guardare un quadro più ampio.
Più alberi, meno CO₂, meno riscaldamento: quando si parla di cambiamento climatico, le foreste vengono considerate una soluzione quasi automatica. Ma la realtà è più complessa. Indipendentemente dalla capacità di assorbire anidride carbonica, infatti, non tutte le specie arboree hanno lo stesso effetto di raffreddamento, e non in tutte le aree. È questo il punto centrale – in parte sorprendente – di un recente studio, pubblicato su Nature Communications, guidato dall’ETH di Zurigo e condotto, per l’Italia, anche con il contributo dell’Istituto per i sistemi agricoli e forestali del Mediterraneo del Consiglio nazionale delle ricerche di Perugia (Cnr-Isafom) nell’ambito del progetto europeo Horizon Europe ‘ForestNavigator’.
Il titolo della ricerca sintetizza il suo risultato più importante: ‘Conversion from coniferous to broadleaved trees can make European forests more climate-effective’. Ovvero, convertire le foreste europee dalle conifere alle latifoglie le rende più efficaci dal punto di vista climatico. Un effetto che non vale ovunque sul continente. Nell’Europa meridionale, avverte lo studio, potrebbe invece avere più senso qualcosa che ci sembra controintuitivo: la deforestazione.
Ma andiamo con ordine.
Il dominio delle conifere, scelte per il profitto
Il punto di partenza è un fatto ormai assodato e condiviso praticamente dalla totalità degli scienziati: le temperature medie della Terra sono in aumento, in larghissima parte a causa delle emissioni di CO₂ dovute alle attività umane. In Europa gli alberi, o per essere più precisi le politiche di forestazione, svolgono una parte importante sia per raggiungere l’obiettivo delle emissioni nette di gas serra entro il 2050, sia ai fini dell’adattamento, cioè per anticipare gli effetti avversi del cambiamento climatico e ridurne i danni.
Ora, le foreste coprono circa il 40% del territorio dell’Unione europea (e oltre il 29,1% della superficie terrestre), con una prevalenza molto netta delle conifere. Un dominio dovuto essenzialmente a motivi economici. Negli ultimi tre secoli, infatti, sono state favorite specie arboree ad alto profitto come il pino scozzese e l’abete rosso norvegese, spinte dalla crescente domanda di legname e prodotti. La conseguenza è stata che una vasta area, oltre 400mila km², è stata convertita da foresta di latifoglie a foresta di conifere. Di conseguenza queste ultime, che nel 1850 rappresentavano meno di un terzo delle foreste europee, nel 2010 erano oltre la metà e attualmente ne rappresentano circa il 69,9%.
Come influisce il tipo di albero sul clima europeo?
Questa dinamica non è stata neutrale, proprio perché un albero non vale l’altro: anzi ha impattato sul riscaldamento locale attraverso quelli che gli scienziati chiamano effetti biogeofisici (BGP), che alterano il bilancio energetico della superficie terrestre – indipendentemente dalla capacità della foresta di assorbire CO₂. Secondo lo studio, la distinzione principale risiede tra conifere (come pino e abete) e latifoglie (alberi a foglia larga), con queste ultime che mostrano un’alta capacità di raffreddamento locale per due fattori fisici principali.
Il primo è che le latifoglie hanno un’albedo – cioè la capacità di riflettere la radiazione solare – superiore, il che significa che riflettono una quantità maggiore di radiazione solare verso l’alto rispetto alle conifere, che tendono invece ad assorbire più energia solare, riscaldando la superficie.
Il secondo è l’evapotraspirazione: le latifoglie usano più acqua e rilasciano più energia sotto forma di calore latente, cioè vapore acqueo. Le conifere, invece, trasformano una quota maggiore dell’energia assorbita in calore sensibile, quello che percepiamo come aumento della temperatura dell’aria.
Gli scenari simulati dallo studio
Per capire quanto la gestione forestale possa incidere sul clima europeo, gli autori hanno costruito diversi scenari e ne hanno simulato gli effetti con un modello climatico per il periodo 2015-2059, all’interno di un quadro di forte riscaldamento globale. L’obiettivo principale era capire se modificare le foreste europee possa aiutare a contenere il caldo, e quali tipi di gestione funzionino meglio.
I ricercatori hanno confrontato tre situazioni: la distribuzione attuale delle foreste europee, uno scenario in cui le foreste di conifere vengono progressivamente sostituite da foreste di latifoglie, e uno scenario di deforestazione, cioè con una riduzione consistente della copertura forestale.
Quello che è emerso è che in Europa l’espansione delle foreste (afforestazione), fondamentale per l’assorbimento del carbonio, può causare allo stesso tempo un riscaldamento locale, perché le foreste assorbono più radiazione solare rispetto a praterie o colture (effetto biogeofisico o BGP).
Latifoglie al posto delle conifere
Ma c’è un modo per risolvere, suggerisce lo studio: sostituire le conifere con le latifoglie può invertire l’effetto del riscaldamento da forestazione trasformando un potenziale riscaldamento di +0,3 °C in un raffreddamento di -0,7 °C. Inoltre, secondo i calcoli, potrebbe abbassare la temperatura massima giornaliera media di luglio di circa 0,6 °C.
Solo che, sorpresa, questo non accadrebbe ovunque: i benefici del raffreddamento sono più marcati nelle regioni settentrionali e centrali, mentre sono limitati o addirittura assenti nelle regioni occidentali e meridionali (come il Mediterraneo). Questo perché la scarsità d’acqua limita l’evapotraspirazione, cioè proprio uno dei meccanismi attraverso cui le latifoglie riescono a raffreddare l’ambiente. In queste condizioni, anche l’afforestazione con specie a foglia larga può talvolta portare a un aumento delle temperature massime locali rispetto a superfici aperte come praterie o colture.
Il paradosso della deforestazione
Nel Mediterraneo, potrebbe avere più senso la deforestazione, che potrebbe raffreddare più della conversione a latifoglie. In alcune aree la differenza tra le due soluzioni può superare 0,5 °C, a favore della prima. Per un confronto, nelle zone dell’Europa centrale, settentrionale e ad alte latitudini, sostituire le conifere con latifoglie raffredda un po’ più della deforestazione, con un vantaggio extra tra 0,1 e 0,5 °C.
Gli autori dello studio precisano che questo risultato non significa che deforestare sia una buona idea in assoluto, ma solo che, dal punto di vista della temperatura estiva superficiale, in alcune aree funzionerebbe paradossalmente meglio.
Ovviamente, continuano, le politiche di gestione forestale devono bilanciare il raffreddamento climatico con altri fattori critici, tra cui la conservazione della biodiversità, la gestione della scarsità d’acqua (data l’alta evapotraspirazione delle latifoglie) e il maggior rischio di incendi boschivi.
Per questo lo studio non propone la deforestazione come soluzione, ma la usa come termine di confronto per mostrare quanto siano articolati i meccanismi fisici che legano vegetazione e clima. E per sottolineare che le politiche climatiche forestali europee non dovrebbero limitarsi a contare quanti alberi ci sono o quanta CO₂ possono immagazzinare, ma guardare al quadro più ampio, e dunque al tipo di albero che si vuole piantare.
Una strategia ‘win-win’
Per i ricercatori, gli sforzi di afforestazione e riforestazione dovrebbero essere prioritari nelle regioni del Nord e del Centro Europa come strategia ‘win-win’ che può aiutare parte dell’Europa a mitigare i cambiamenti climatici e fornire allo stesso tempo un raffreddamento locale. Mentre nelle regioni meridionali è necessaria cautela, per evitare di esacerbare il caldo.
Insomma, sottolineano gli autori, le soluzioni devono essere guidate dalla scienza e adattate alle reali condizioni dei diversi territori. Perché una foresta non vale l’altra.






