Avvocati pro bono in Italia: l’assistenza accessibile a chi non può permettersela

Molte persone rischiano di restare senza tutela legale. L’avvocatura pro bono offre assistenza gratuita a individui e organizzazioni non profit che non possono accedere al patrocinio a spese dello Stato.

Il pignoramento era finito, ma il conto rimaneva bloccato. Paolo (nome di fantasia) continuava a non poter accedere alla propria pensione: niente soldi per la spesa, ma neppure per pagare un avvocato che lo aiutasse a sbloccare la situazione. È solo un esempio, ma il suo caso racconta bene una zona grigia dell’accesso alla giustizia: quella di chi avrebbe bisogno di assistenza legale ma che, a causa di condizioni economiche difficili, rischia di doverne fare a meno.
È qui che può entrare in gioco l’avvocatura pro bono. Ovvero, come spiega a News48 l’avvocato Giovanni Carotenuto, presidente di Pro Bono Italia (PBI), “volontariato professionale, quindi avvocati che svolgono lavoro a titolo gratuito”. In Italia sono diverse le iniziative attive, tra le quali Avvocati di strada, che si occupa di persone senza fissa dimora, le cliniche universitarie, che Carotenuto ritiene “un ottimo strumento”, e appunto PBI ETS, ente del Terzo settore che gestisce una piattaforma di ‘matching’, di incontro, tra chi ha bisogno di questo tipo di servizio e il professionista che si è messo a disposizione per offrirlo.

Per Paolo sono servite oltre dieci ore di assistenza pro bono, ottenuta proprio tramite PBI, per sbloccare lo stallo con la banca e riavere l’accesso al proprio reddito.

Il diritto di accedere alla giustizia

Il punto di partenza del servizio pro bono risiede nella “funzione sociale dell’avvocatura (sancita dalla Legge Professionale Forense)” e, come sottolinea il presidente di PBI, nel diritto di accedere agli strumenti di giustizia, diritto che nella pratica può essere intralciato da ostacoli di tipo culturale o burocratico (pensiamo a un migrante o a chi è senza fissa dimora), ma anche, facilmente, di tipo economico.
Le categorie di beneficiari del servizio pro bono sono due, chiarisce Carotenuto: “Persone in stato di necessità e non profit che perseguono fini di utilità sociale, dalla più grande, quella globale, fino a quella di quartiere. Quindi, soggetti che hanno delle vulnerabilità anche magari temporanee, e che non hanno i mezzi per accedere agli strumenti di giustizia”.

Non dobbiamo pensare solo ai processi, spiega ancora l’avvocato, “ma anche ai casi stragiudiziali, ad esempio i rapporti con il padrone di casa o con la banca (come nel caso di Paolo, ndr), con situazioni di precontenzioso” che vengono risolte prima di finire in tribunale.
In Italia esiste il patrocinio a spese dello Stato, nel quale appunto è quest’ultimo a pagare gli avvocati, ma per essere ammessi a tale forma di assistenza o rappresentanza in giudizio la soglia economica è molto bassa. È richiesto infatti un reddito annuo imponibile di poco meno di 14mila euro (13.659,64 euro), da calcolare considerando oltre al reddito personale quello degli altri componenti del nucleo convivente. Nei procedimenti penali, la soglia di reddito è aumentata di 1.032,91 euro per ogni familiare convivente.
Di fatto, questo limite così basso (che non si applica in alcuni casi come maltrattamenti in famiglia, violenza sessuale, stalking) taglia fuori molte persone. Non è possibile stabilire quante, così come non esistono statistiche nazionali sul numero di richieste di pro bono in Italia.

Il Patrocinio a spese dello Stato

Esistono però dei dati per il patrocinio a spese dello Stato: il Ministero della Giustizia, nella sua relazione del 2025, rileva che nel 2024 nel solo settore penale risultavano interessate 203.807 persone. Le autorità giudiziarie hanno ammesso al beneficio 180.238 istanti, pari all’88,3%.
Per il patrocinio civile, invece, nella sua relazione 2023-2024 il Ministero della Giustizia riporta che nel 2024 le istanze di ammissione presentate presso i Consigli dell’Ordine degli avvocati sono state 190.495, in netto aumento dalle 167.197 dell’anno precedente. Quanto alle domande accolte, nel 2024 sono state 176.523, molto sopra le 153.763 del 2023.
Numeri elevati e in crescita, che fanno pensare a una fascia potenzialmente ampia di persone che non riescono a sostenere il costo di un avvocato ma che potrebbero superare il limite di reddito per accedere al patrocinio statale, o avere altri impedimenti, di fatto “rimanendo sguarnite”, afferma Carotenuto.

I due sistemi – patrocinio a spese dello Stato e pro bono – non sono in concorrenza tra loro, precisa il presidente di PBI. Il secondo “prova a colmare un vuoto”, laddove il primo non arriva.

Una cultura poco diffusa in Italia

Il pro bono non è oggi registrato in un database pubblico nazionale, una conseguenza anche del fatto che in Italia non esiste una disciplina specifica dedicata a questo tipo di assistenza.
Per avere un’idea del fenomeno, qualche dato lo fornisce PBI, che raccoglie e smista le richieste di chi ha necessità attraverso una propria rete di studi e avvocati. Tra gennaio e giugno 2026 l’associazione ha ricevuto 434 nuove richieste di assistenza legale gratuita da organizzazioni non profit e persone in stato di necessità. Di queste, 90 sono state giudicate conformi ai criteri e pubblicate sulla piattaforma di matching, con 25 in attesa di presa in carico al momento della diffusione dei dati. Dall’inizio delle sue attività, nel 2017, l’associazione ha ricevuto complessivamente 2.267 richieste.

Numeri importanti, che vanno guardati tenendo in conto due aspetti. Il primo è che la cultura del pro bono non è diffusissima in Italia. Perciò, anche chi ne avrebbe bisogno potrebbe non conoscerne l’esistenza, mentre, dall’altro lato, non tutti gli avvocati si rendono disponibili (né sono obbligati a farlo). Proprio per questo motivo PBI è molto attiva nella diffusione di una “cultura del pro bono”.

Il secondo punto tocca il limite principale del servizio, ovvero, come ci si può aspettare, quello economico. “Noi ci autofinanziamo tramite le quote associative annuali dei nostri membri ma non è sufficiente. Di recente ci siamo aperti a iniziative di ricerca di fonti aggiuntive di finanziamento, ma continuiamo a faticare”, rileva Carotenuto.

Di che tipo di problemi si tratta?

La casistica di chi chiede assistenza pro bono è ampia e articolata, sostanzialmente copre ogni campo: “Di solito ci si immagina una situazione di disagio, un privato povero con problemi di violenza domestica o penale, furti o altro, ma in realtà il problema è molto più vasto”, precisa l’avvocato.
Per fare degli esempi concreti, spiega, “può capitare una crisi da sovraindebitamento – molto frequente nella pandemia – che porta ad avere a che fare con la banca per un’ipoteca o l’escussione di un mutuo. In quel caso siamo intervenuti per creare le condizioni di un accordo stragiudiziale ed evitare la fase esecutiva con il pignoramento. Oppure i casi di contenzioso con la proprietà se uno è in affitto e non riesce a pagare il canone. Ove possibile, favoriamo un accordo transattivo, sempre tramite i nostri associati perché noi come associazione non prestiamo attività direttamente”.

Pro Bono Italia non indica una ripartizione delle richieste per materia giuridica, ma precisa che viene trattata ogni area: civile e commerciale, penale, amministrativo; diritto del lavoro (caporalato, tratta di esseri umani, sfruttamento), privacy e protezione dei dati, diritto dell’immigrazione, materia tributaria, diritto societario (contratti, revisione degli statuti), diritto dei minori (affido, protezione sussidiaria), diritto di famiglia (ricongiungimento, questioni ereditarie), Terzo settore (adeguamento degli statuti), diritti dei detenuti.

I casi che Carotenuto ricorda maggiormente, legati alla sua esperienza con Pro Bono Italia, riguardano sia persone, “come richieste di asilo – avendo i requisiti – per chi non riusciva neanche a capire cosa ci fosse scritto sui documenti”, sia “non profit che operano in ambito sanitario, che magari chiedono un aiuto per potersi iscrivere al registro del Terzo Settore”. Perché “sebbene possa essere più toccante il caso individuale, anche le non profit hanno la loro importanza, cioè incidono sulla società anche in modo non banale”, sottolinea l’avvocato.

Intuitu personae

PBI nel tempo ha “ampliato la rosa dell’offerta”, perché “prima del lockdown non assistevamo anche i privati. Abbiamo cominciato a farlo perché arrivavano tante richieste”, che in precedenza “venivano reindirizzate alle non profit competenti, come nel caso di violenza domestica, violenza di genere o di detenuti”, spiega il presidente di Pro Bono Italia. Ma “vedevamo che questo non era sufficiente, che avevamo una larga fetta di richieste che rimanevano disattese e quindi abbiamo aperto anche agli individui, siamo tra le poche realtà al mondo che lo abbiano fatto”.
Si tratta di “un lavoro molto intenso, molto tosto, perché le persone hanno esigenze che spesso non riguardano l’avvocato ma lo psicologo”.

Non a caso, come costruire la fiducia con chi viene da situazioni di disagio e difficoltà è un tema. “Ci proviamo, perché la nostra è un’obbligazione di mezzi, non di risultato; quindi, è chiaro che ci sono anche delle situazioni che non riusciamo a gestire”, ammette Carotenuto, parlando più in generale degli avvocati e degli studi legali.

“Il concetto di intuitu personae si costruisce nel tempo”, specifica. “Noi non creiamo relazioni commerciali, non favoriamo alcun consolidamento del rapporto perché siamo terzi e fungiamo da filtro” tramite “una clearinghouse che si avvale della piattaforma digitale di proprietà, ad uso e consumo degli avvocati iscritti che prendono in carico la richiesta e da lì in poi si crea il rapporto avvocato-cliente”.



Come funziona il pro bono in Italia

In Italia non esistono disposizioni espresse sull’assistenza pro bono. Tuttavia, il principio della libertà delle parti nel determinare le tariffe applicabili per i servizi legali è generalmente interpretato in modo da consentire ad avvocati motivati eticamente o socialmente di fornire questo servizio. Non sono previste licenze specifiche, basta essere un avvocato o un’avvocata iscritto/a all’Ordine e offrire il servizio rispettando la legislazione applicabile e le regole professionali. Per quanto riguarda PBI , studi internazionali e nazionali, studi indipendenti medi, grandi, piccoli, singoli avvocati e giuristi d’impresa possono registrarsi gratuitamente sulla piattaforma senza associarsi, e da lì vedere le richieste. Queste vengono formulate sulla base di un modulo che contiene anche una parte di autovalutazione e autocertificazione dello stato di bisogno.

Per la selezione e la gestione dei casi da seguire, Pro Bono Italia ha stabilito delle linee guida, cercando di essere “il più inclusivi possibile”. Ad esempio, non rifiutando casi di violenza domestica in cui il coniuge non abbia accesso ai propri beni. “Poi ci si basa sulla buona fede del richiedente”, spiega Carotenuto, anche se lo studio legale, presa in carico la richiesta, potrebbe fare poi uno screening più approfondito.
Quanto alle altre spese vive collegate all’assistenza, le linee guida di PBI suggeriscono di “accollarle agli studi”, quando ci sono. In altri casi “vengono sopportate dal richiedente”, chiarisce l’avvocato, precisando che, se si tratta di una persona in stato di totale indigenza, entra in gioco la sensibilità dell’avvocato.

Le cliniche legali

Un’altra iniziativa per esercitare il pro bono sono le ‘cliniche legali’ all’interno delle università, in Italia presenti da una quindicina di anni. Qui gli studenti fanno pratica affrontando casi reali e persone in carne e ossa sotto la supervisione di docenti e avvocati professionisti, offrendo consulenza gratuita.
Secondo Carotenuto “è un sistema che funziona”, perché “si risolve un problema a una persona o un ente e lo studente impara meglio”. Esempi di cliniche universitarie che lavorano bene e che si occupano anche di casi reali sono quella dell’Università Roma Tre, che ha lo sportello professionale presso il carcere di Rebibbia in collaborazione con l’Associazione Antigone, quella dell’Università di Perugia o quella dell’Università di Palermo.

Le difficoltà

Ma quali sono le difficoltà che il servizio pro bono incontra in Italia? “Sono tantissime, sono enormi”, dice Carotenuto. La prima l’abbiamo già menzionata e sono le risorse economiche. La seconda, spiega, “è la forza lavoro – più avvocati, ma anche più manager: l’ideale sarebbe un rafforzamento organizzativo che ci consenta di aumentare la capacità di assorbimento delle richieste”. Una necessità per PBI ma che vale in generale per chi si occupa di assistenza a titolo gratuito.

Terza cosa, l’assenza di una legge ad hoc. “Secondo me i tempi sarebbero maturi”, afferma l’avvocato aggiungendo che una tale normativa aiuterebbe anche la diffusione di una cultura del pro bono e “una vicinanza con categorie di soggetti vulnerabili”.

“Abbiamo un tavolo permanente sull’immigrazione e uno sui lavori in tandem tra avvocati e giuristi d’impresa, ambiti imprescindibili in un contesto italiano con crescente povertà e fette di popolazione che non accedono ai mezzi basilari per difendere i propri diritti. Se questo fosse preso in considerazione dal legislatore, sarebbe un boost alla nostra attività”.
E perché non viene preso in considerazione? Perché “sarebbe una scelta coraggiosa”, risponde Carotenuto, mentre “la visione politica spesso in Italia è miope, di breve periodo (i 5 anni delle elezioni): ci si occupa maggiormente di argomenti che catturano il consenso nell’immediato o riforme più risonanti. Un provvedimento sul pro bono impone un’organizzazione e di prendere atto che i presidi dello Stato sono insufficienti”.

Carotenuto riporta la propria esperienza negli Stati Uniti e nel Regno Unito, dove il pro bono è normato. Nel caso del Regno Unito, l’istituto si affianca al patrocinio a spese dello Stato, il Legal Aid, assente oltreoceano.

In questi Paesi, spiega l’avvocato, “il pro bono affonda le radici anche nel puritanesimo, nella cultura protestante, nel concetto del ‘give back’, cioè restituire alla società quello che uno ha la fortuna di percepire nella professione”. Ma “questo concetto secondo me può diventare italiano perché noi abbiamo una classe di avvocati tra le più numerose del mondo”.
Comunque, l’interesse cresce e qualcosa si muove, sottolinea, anche a livello europeo, con la Commissione che per la prima volta nel novembre 2025 ha indicato il pro bono come uno degli strumenti per la crescita della Civil Society Strategy, cioè la strategia finalizzata a rafforzare la società civile a favore della democrazia e della “difesa dello stato di diritto”.

Qualcosa si muove anche a livello di fondi: i primi di settembre si è chiuso un bando della Commissione per avere dei fondi, cui PBI ha partecipato, mentre a luglio il governo italiano ha varato il Piano Nazionale per l’economia sociale, che prende le mosse da un provvedimento dell’Unione europea del 2023 che per la prima volta si dà importanza al ruolo che il terzo settore riveste nella crescita dell’economia.

L’importanza dell’umano

Un ultimo spunto riguarda la componente umana della professione, destinata a pesare ancora di più nei prossimi anni. In un lavoro sempre più attraversato dalla tecnologia, evidenzia Carotenuto, il pro bono può restare uno degli spazi in cui il valore dell’avvocato non si misura soltanto nella qualità tecnica della prestazione, ma nella capacità concreta di incidere sulla vita delle persone, “un presidio di umanità di cui c’è un grande bisogno”. Il presidente di PBI conclude: “Un giovane che si avvicina alla professione non vuole vedere solamente se è in grado di fare l’avvocato più brillante del mondo. Vuole vedere anche se fa la differenza nel mondo”.

Simona Cetola

Simona Cetola

Laureata in Scienze Politiche, da anni è nel mondo dell’informazione dove si occupa di diversi temi, dall’economia alle tendenze della società fino alla situazione femminile. Appassionata, tra le altre cose, di viaggi, tennis e caffè, per News48 scrive di ambiente, partendo dall'idea che l'impegno di tutti può fare la differenza e che, oltre a tanti problemi, ci sono anche tante possibilità e tante soluzioni.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *