Ascolto radicale nel giornalismo
La settimana scorsa si è chiusa la ventesima edizione del Festival Internazionale del Giornalismo di Perugia. Quattro giorni, circa 500 relatori per decine di sessioni.
Quest’anno non ci sono andata di persona, ma l’ho seguita con attenzione. E quello che ho portato a casa, tra resoconti e riflessioni condivise con colleghe e colleghi, riguarda esattamente noi. Il giornalismo che vogliamo fare, le domande che ci facciamo, le persone che vogliamo raggiungere.
Ti racconto qui alcuni passaggi che penso valga proprio la pena condividere.
Il giornalismo è sotto pressione. Ma non è finito.
Il Reuters Institute ha definito questa ventesima edizione come sobering.
È un termine inglese difficile da tradurre: qualcosa a metà fra qualcosa che fa riflettere e qualcosa che è preoccupante.
Perché il giornalismo è sotto attacco: innovazioni tecnologiche adottate in modo poco consapevole, pressioni politiche, piattaforme che puntano a trattenere la tua attenzione e non a essere utili…
Ma si sono intravisti anche squarci di luce.
Qualche esempio? I fact-checker che raddoppiano gli sforzi nonostante tutto. I giornalisti di Gaza, Yemen, Sudan e Ucraina che hanno parlato con coraggio del loro lavoro. La giornalista e podcaster romena Andreea Vilcu , che ha fatto un podcast sulla povertà perché non trovava quelle storie da nessuna parte (su questo ti dirò di più qualche riga sotto!).
O la giornalista messicana Maritza Félix, che ha costruito una redazione su WhatsApp per 100.000 persone tra l’Arizona e lo Stato messicano di Sonora. Mi hanno colpita soprattutto queste sue parole:
Abbiamo deciso di andare dalle persone e le persone sono su whatsapp […]. Noi diciamo alle persone che cosa è importante. Sono loro a dirci che cosa hanno bisogno di ascoltare. È un ascolto radicale: ci sediamo, ci beviamo un caffè e ascoltiamo.
Ascoltare davvero: il radical listening
Radical listening: ascolto radicale. Sedersi, prendersi un caffè (anche digitale, perché no) in compagnia e ascoltare. Non tirare a indovinare che cosa interessa alla propria comunità. Chiederlo davvero.
Noi di News48 ci occupiamo di giornalismo costruttivo esattamente per rispondere ai bisogni delle persone. E il sondaggio che abbiamo lanciato nelle scorse settimane – grazie anche a te, se hai risposto! – ci sta dicendo qualcosa di molto preciso: i nostri lettori vogliono storie di persone comuni con esistenze straordinarie, vogliono capire i diversi territori, vogliono leggere del volontariato e del terzo settore, vogliono costruirsi un’opinione senza essere trascinati dagli schieramenti.
Sono esattamente le voci che a Perugia mancavano ai panel più grandi. E sono le voci che vogliamo continuare a dare spazio.
Ti ascoltiamo
Prima ti ho anticipato che ti avrei detto qualcosa di più, in riferimento alla giornalista Andreea Vilcu. Beh, non solo è una nostra collega, ma è anche una persona che a News48 conosciamo bene, perché fa parte della fellowship per la quale il Solutions Journalism ha selezionato la nostra redazione, unica italiana insieme a sole altre nove redazioni europee.
Alla fellowship partecipiamo la nostra direttrice, Assunta Corbo ed io a nome di tutta News48. La durata è di un anno e abbiamo iniziato lo scorso ottobre. Il tema?
L’ascolto attivo, appunto. La relazione con le persone.
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