Rinascere dai rifiuti

Settembre è il mese dei nuovi inizi. Comunque lo si viva è quel mese in cui ci portiamo dietro una serie di domande. Ci sono i progetti lasciati a metà, i problemi rimandati, la voglia di ricominciare e la speranza che possa andare sempre meglio. E che dire poi dei buoni propositi e dalle idee che affollano la mente? 

C’è questa irrefrenabile voglia di fare che rinasce a settembre. La stiamo vivendo anche noi, in redazione, con i progetti che abbiamo in mente e le attività da programmare. E poi ci sono le storie, quelle che raccontiamo e che poi abbiamo bisogno di rileggere di tanto in tanto perché insegnano la possibilità. 

A una di questa  dedichiamo questa newsletter della ripresa: la storia di un comune italiano che ha affrontato un problema con dei risultati concreto. 

Rinascere dai rifiuti

In Italia si producono ogni anno quasi 30 milioni di tonnellate di rifiuti urbani ( in media 508 kg a testa, che nella regione Toscana salgono a 590). Di questi oltre 4 milioni di tonnellate finiscono ancora in discarica, sopra il tetto massimo fissato dall’Unione europea. Gli impianti esistenti sono pochi e mal distribuiti sul territorio: nel 2023 quasi 4 milioni di tonnellate di scarti hanno dovuto viaggiare tra regioni diverse da quella di produzione, con un costo ambientale ed economico non trascurabile. E quando si prova a costruirne di nuovi, si scontra quasi sempre con il fenomeno Nimby (acronimo per “not in my backyard”), che rappresenta la resistenza delle comunità locali a ospitare un’infrastruttura che tutti considerano necessaria, purché sia nel cortile di qualcun altro.

Peccioli, quattromila abitanti nella campagna pisana, ha fatto l’esatto contrario. Ha scelto un approccio che i suoi amministratori chiamano Pimby: “please in my backyard. Così ha trasformato la propria discarica, una delle più grandi della Toscana, nel motore economico e culturale del paese.

Il viaggio è iniziato alla fine degli anni ’70, quando il problema era il caos: discariche abusive, nessuna regola su dove smaltire. Il sindaco dell’epoca, Renzo Macelloni, ancora oggi alla guida del Comune, trasformò quel sito in un impianto industriale gestito direttamente dal Comune, e nel 1997 lo affidò a una società, Belvedere SpA, con una particolarità che la rende un caso unico in Italia: centinaia di piccoli azionisti, in gran parte residenti di Peccioli, che oggi detengono il 38% della società. 

Perché quando la comunità è coinvolta, partecipa concretamente e il senso di ciò che accade si amplifica.

I numeri raccontano un modello che ha funzionato oltre le aspettative. Dal 2007 il Comune ha incassato 235 milioni di euro dalla discarica, e ogni anno 4-5 milioni vengono reinvestiti in cultura, welfare e infrastrutture: un asilo nido, una biblioteca, un festival che riempie ogni estate un anfiteatro costruito a poca distanza dall’impianto. Il sito tratta quasi 412mila tonnellate di rifiuti l’anno e viene visitato da decine di migliaia di persone come fosse un museo a cielo aperto. Nel 2024, tra l’altro, Peccioli è stato eletto “Borgo dei Borghi” d’Italia.

La storia di questo borgo italiano è un perfetto esempio di solutions journalism (giornalismo delle soluzioni) ed è stata raccontata su News48 dalla nostra Simona Cetola con rigore  e onestà. Non mancano, infatti, le criticità di questo progetto: la raccolta differenziata nel Comune si ferma al 36%, gli ambientalisti contestano l’ampliamento dell’impianto, sulla salute dei residenti restano dubbi mai del tutto sciolti. Il caso di Peccioli è un modello reale, con le sue contraddizioni ancora aperte ma con sfumature necessarie per essere di esempio concreto.

Mi chiedo se non sia questa la lezione più utile da portarci dietro mentre si ricomincia: i problemi raramente si risolvono facendo finta che non esistano, ma a volte si può costruire qualcosa di buono proprio a partire da lì.

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Teresa Potenza
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Teresa Potenza

Giornalista e podcaster. Ha realizzato i podcast Ponti invisibili, sulla sua storia in Siria e Merce di Scambio, una indagine sulla compravendita di organi. L’ultimo è Potenza Artificiale in cui condivide ciò che studia e approfondisce sull’intelligenza artificiale generativa. È membro del JournalismAI, network di giornalisti che utilizzano l’IA in modo etico, sostenuto dalla London School of Economics e Fondatrice dell’Associazione Constructive Network, rete di professionisti dell’informazione e della comunicazione che divulgano il giornalismo costruttivo e delle soluzioni.

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