Giornalismo costruttivo: chi lo sceglie?

Qualche mese fa, come Constructive Network siamo stati contattati da Diego Garusi e Birte Leonhardt dell’Università di Vienna, per partecipare a uno studio sul giornalismo costruttivo in Europa. L’obiettivo della ricerca era capire chi sono i giornalisti e le giornaliste che scelgono l’approccio costruttivo ma anche come lavorano e cosa li distingue. L’indagine ha coinvolto tre paesi europei – Italia, Austria e Germania – con l’obiettivo di definire anche le differenze tra diverse realtà e mercati. I partecipanti totali sono stati 171 giornalisti e giornaliste.

Ecco cosa abbiamo scoperto.

In Italia, l’età media dei giornalisti costruttivi è di circa 50 anni. L’età media italiana è più alta di quella di Austria (~35 anni) e Germania (~40 anni). Siamo professionisti maturi, con esperienza. Questo è in linea con l’età medio alta dei professionisti dell’informazione in Italia, sebbene noi come Constructive Network stiamo aprendo tantissimo alle firme più giovani con diversi progetti.
Secondo dato: nel nostro Paese le giornaliste costruttive rappresentano il 61% contro il 39% degli uomini. Le professioniste sono maggiori anche in Austria (53%) e si distinguono bene in Germania (50%). In tutti e tre i paesi, le donne sono più rappresentate rispetto alla media nazionale del settore giornalistico. Significativamente più rappresentate. Viene da pensare che il giornalismo costruttivo attrae professioniste che cercano un approccio diverso da quello mainstream.

Come lavoriamo: la flessibilità non è incoerenza

I ricercatori hanno chiesto a ciascuno di noi di valutare l’importanza di 14 ruoli professionali in due ambiti specifici: la copertura della crisi climatica e della politica.

Due le domande poste nell’indagine:

  • Cambiamo approccio a seconda del tema che trattiamo? 
  • E se sì, è un problema?

I risultati sono stati abbastanza netti. Quando copriamo il clima, i ruoli che consideriamo più importanti sono l’Encourager (chi ispira e motiva) e il Solutions Provider (chi racconta le soluzioni concrete). Vogliamo ispirare, motivare, mostrare che esistono vie d’uscita concrete. Il clima viene vissuto come una crisi urgente che richiede di coinvolgere attivamente il pubblico, di dare strumenti per agire, di non lasciare le persone sole davanti a scenari catastrofici. Quando copriamo la politica, il quadro cambia completamente. Qui dominano l’Informer (precisione dei fatti) e il Longterm Reporter (continuità e contesto nel tempo): priorità alla precisione dei fatti, alla profondità del contesto, alla continuità nel tempo.

Qui arriva una conferma per noi importante: il giornalismo costruttivo non è un metodo unico applicabile a ogni tematica. È un repertorio di orientamenti che si attivano in modo diverso a seconda di cosa stai raccontando. Si tratta di saper leggere il contesto partendo da domande come: cosa serve davvero in questo momento? Quali strumenti funzionano meglio per questa storia? Qual è il modo più responsabile di raccontare questo tema?

Per decenni, la ricerca sul giornalismo ha descritto i ruoli professionali come costruzioni relativamente stabili: sei un watchdog, oppure sei un entertainer, oppure sei un informatore neutrale. Come se ogni giornalista avesse un solo cappello da indossare. Ma la realtà è più complessa e questo studio lo dimostra.

Cosa non siamo

Tra i 14 ruoli professionali inclusi nel sondaggio, uno riceve costantemente i punteggi più bassi. Sia nella copertura del clima, sia in quella politica. In Italia, in Austria, in Germania. Senza eccezioni. È il ruolo del Collaborator, ossia il giornalista che si allinea con le posizioni istituzionali, che supporta le agende governative, che evita la conflittualità con il potere politico. Il suo rifiuto è unanime ed è il dato più netto e più coerente di tutto lo studio.

Se ci fosse ancora qualche dubbio, e forse c’è, questa ricerca conferma che il giornalismo costruttivo, quando scelto e fatto bene, non è un atteggiamento accomodante. Non si evita il conflitto per paura di disturbare ma si sceglie un modo diverso di raccontare il mondo, sempre ancorati ai valori fondamentali del giornalismo come il rigore, la deontologia e l’etica.

Cosa distingue l’Italia

Lo studio ha anche misurato le differenze tra i tre paesi coinvolti. I giornalisti costruttivi italiani si distinguono per un orientamento più marcato verso l’advocacy e l’analisi critica rispetto ai colleghi austriaci e tedeschi. Diamo più importanza al ruolo del Missionary, chi vuole contribuire al cambiamento sociale, e dell’Analyst, chi approfondisce, contestualizza, mette in relazione. In Austria e Germania, invece, emergono con più forza ruoli orientati al mercato e all’intervento professionale. Il giornalismo costruttivo vi è praticato in contesti più istituzionalizzati.

Perché questi dati contano

Questa ricerca è stata un’occasione anche per noi italiani di attivare qualche riflessione. Quello che emerge è l’esistenza di una comunità che merita più spazio, più risorse, più riconoscimento, ma anche di un gruppo di professionisti e professioniste che hanno fatto una scelta consapevole. Emerge anche la competenza fondamentale di muoversi in modo flessibile tra i ruoli a seconda delle storie da raccontare. Quest’ultima ahimè spesso non viene riconosciuta per via della tendenza alla generalizzazione sull’operato del giornalismo italiano. Infine, viene evidenziato il rifiuto netto da parte di chi fa giornalismo costruttivo di qualsiasi forma di allineamento con il potere.

Il giornalismo costruttivo non è la soluzione a tutti i problemi del giornalismo ma rappresenta una buona opportunità per provare a cambiare il paradigma dell’informazione.

Noi come News48.it ci ritroviamo in questo profilo.

Qui lo studio completo se ti interessa: https://journals.sagepub.com/doi/10.1177/14648849261423271

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Assunta Corbo
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Assunta Corbo

Giornalista e autrice. Dal 2012 si occupa dello studio e della divulgazione del giornalismo costruttivo in Italia. È Lede Fellow e formatrice certificata del Solutions Journalism Network. Collabora con testate giornalistiche nazionali e internazionali. È fondatrice del Constructive Network e autrice di Empatia Digitale, saggio sulla comunicazione. Direttrice responsabile di NEWS48.

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