Digital News Report 2026: come sta l’informazione in Italia?
Ieri è il Reuters Institute ha pubblicato il Digital News Report 2026, la quindicesima edizione. Un documento che raccoglie i dati rilevati con circa centomila interviste in 48 paesi. C’è anche l’Italia, con dati non rassicuranti ma che offrono spunti interessanti.
Partiamo dai dati più difficili da digerire: la fiducia nelle notizie si attesta al 32%, quattro punti in meno rispetto al 36% del 2025 e al di sotto della media globale, già ai minimi storici dal 2015 (37%). A questo se ne aggiunge un altro: il 36% degli italiani dichiara di evitare le notizie intenzionalmente, tre punti in più rispetto all’anno scorso. Infine, l’interesse per l’informazione è sceso al 34%: era al 74% nel 2016. Dieci anni, quaranta punti percentuali di distanza.
Fin qui, la fotografia della crisi.
Ma è il dato che segue a meritare attenzione: il 57% degli italiani consuma notizie più volte al giorno, uno dei valori più alti tra tutti i paesi osservati. Il pubblico non è scomparso. Si è fatto più intermittente, più selettivo, più esposto al flusso delle piattaforme, ma continua a cercare informazione con una frequenza che pochi altri paesi registrano.
Il tema del pagamento racconta qualcosa di più preciso. In Italia solo l’8% degli intervistati ha pagato per notizie online nell’ultimo anno metà del valore registrato nel 2016, e lontano dalla media del 17% nei venti mercati monitorati. Eppure, tra chi paga, gli abbonamenti continuativi sono saliti dal 31% al 43%: un pubblico minoritario, ma più convinto.
A livello globale, quasi la metà di chi paga per l’informazione lo fa anche per ragioni valoriali: per sostenere il giornalismo in quanto tale, non solo per accedere a un contenuto. Il divario tra questi due numeri suggerisce che il problema non è l’indifferenza, ma la distanza ancora da colmare tra l’informazione disponibile e ciò che il pubblico ritiene degno di essere sostenuto.
La news avoidance, in questo quadro, non è semplice apatia, di fatto è una risposta razionale a un’offerta percepita come insufficiente. Chi evita le notizie non ha rinunciato al bisogno di capire il mondo: ha rinunciato alla fiducia che l’informazione disponibile riesca a soddisfarlo. È una distinzione importante.
La risposta nel metodo
C’è una risposta possibile a questa crisi, ed è di metodo prima che di forma. Se la sfiducia nasce dalla percezione che il giornalismo descriva i problemi senza mai illuminare le risposte, che informi senza orientare, che allarghi la fotografia del disastro senza mai mostrare chi prova a ripararlo, allora la strada è quella di un giornalismo che integri sistematicamente la ricerca delle soluzioni nella propria pratica.
Rigore applicato anche a ciò che funziona, a chi risponde, a come e con quali limiti. È la sola forma di informazione che risponde alla domanda reale di quel 57% che cerca notizie ogni giorno, ma non si fida ancora di quello che trova.
Devo confessarti che ho trovato preoccupanti i dati del report, soprattutto quel 32% di fiducia. Poi però ho applicato i principi del giornalismo costruttivo e ho visto in questi dati delle sfumature in cui si inserisce perfettamente il lavoro che stiamo facendo con il Constructive Network e con News48.it.
Noi ci proviamo ogni giorno a passare un messaggio diverso che fa leva sull’ascolto, sulla condivisione di visione e sul sostegno di chi l’informazione costruttiva l merita. Il nostro pubblico. Tu.
Il report ci dice che dobbiamo andare avanti e lo faremo.
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