Studenti e sfratto: qualcuno ne sa qualcosa?

Facciamo un viaggio a Tulsa, Oklahoma. Una città di mezzo milione di abitanti con uno dei tassi di sfratto più alti degli Stati Uniti. Oggi è circa il 13% mentre dieci anni fa era l’8%. Una città dove la legge dà al locatario cinque giorni per decidere se saldare il debito o andarsene e tre giorni per comparire in tribunale dopo aver ricevuto la notifica.

Fuori dall’aula 6 del Tulsa County Family Center for Juvenile Justice, una giovane madre siede da sola, controlla il telefono e aspetta che chiamino il suo nome. Lei è Courtney. Ha due figli di cinque e sei anni, che ha mandato da sua madre per tenerli al riparo da quello che sta per succedere. «Vogliono stare con me», dice. Ma è meglio così, per ora.

Tra la perdita di un lavoro e l’inizio del successivo, deve ancora 1.004 dollari di affitto arretrato. Non sa se ce la farà. Due settimane dopo, viene sfrattata. Quando The 74, il giornale noprofit che ha raccontato questa storia, ha provato a ricontattarla, lei non ha più risposto.

I bambini che attraversano uno sfratto mancano a scuola per giorni, a volte settimane. A Oklahoma City, il 65% degli studenti le cui famiglie avevano ricevuto un avviso di sfratto risultava cronicamente assente, anche solo per la minaccia, prima ancora dello sfratto effettivo. In matematica, il rendimento scende del 25% rispetto ai compagni. In lettura, del 56%. Un anno dopo lo sfratto, tre quarti degli studenti identificati erano ancora cronicamente assenti.

Il ruolo della scuola

Nel 2020, il distretto scolastico di Tulsa ha deciso di non aspettare che questi numeri arrivassero in forma di bocciature e abbandoni. Ha cominciato a collaborare con ImpactTulsa, un noprofit locale, per costruire qualcosa di semplice nella sua logica: incrociare gli indirizzi degli studenti con i fascicoli degli sfratti depositati al tribunale. Quando l’indirizzo di uno studente compare in un atto di sfratto, la famiglia riceve un’email dal distretto che offre aiuto. Quello di un avvocato o di un assistente sociale oppure l’accesso a fondi per l’affitto arretrato.

«I bambini sono obbligati per legge a stare qui», dice Ana Barros, che coordina il progetto per ImpactTulsa ed era insegnante alla East Central Middle School. «E noi sfruttiamo questo fatto».

Tra il 2020 e il 2023, il sistema ha identificato circa 4.400 studenti coinvolti in procedimenti di sfratto. L’anno scorso, 621 famiglie hanno ricevuto l’email. La maggior parte non ha risposto. Barros spiega che «C’è una cultura della resa. Se lo sfratto sembra già una cosa fatta, perché chiedere aiuto?»

Funziona ma…

Il sistema mostra i suoi limiti, naturalmente: l’Oklahoma ha una delle timeline di sfratto più rapide del paese, il che significa che l’alert arriva spesso quando è già troppo tardi per intervenire. Le risorse disponibili, a oggi, coprono circa il 30% dei casi. E due proposte di legge che avrebbero allungato i tempi a disposizione dei locatari sono state bloccate: una dal veto del governatore, l’altra in commissione.

Eppure il modello di Tulsa ha attirato l’attenzione di organizzazioni in sette altre città: Dallas, Dayton, Rochester, Grand Rapids, Memphis. Ognuna con i propri ostacoli. «Non esiste un sistema», dice Aqua Porter, che lavora sulla povertà a Rochester. «Ci sono solo cose che le persone devono vivere da sole».

Brooklyn Cloud ha vissuto sei mesi in un SUV Mazda con le sue due figlie, dopo lo sfratto da un appartamento gestito da una società texana. La più grande, sette anni, aveva smesso di mangiare e dormiva tutto il giorno. «Non sapevo che una bambina di sette anni potesse vivere una depressione». Hanno trovato un posto temporaneo attraverso un programma di prevenzione degli sfratti. Oggi la bambina «ha il suo spazio. È tornata solare, la sua personalità è rientrata».

Italia: apriamoci a una domanda

Mentre leggevo questa storia, ho cercato i numeri italiani. Nel 2024, secondo il rapporto dell’Agenzia europea per i diritti fondamentali, in Italia sono stati emessi 40.158 provvedimenti esecutivi di sfratto. Tra le persone coinvolte, più di 12.800 erano minorenni. La causa prevalente è la morosità famiglie che non ce la fanno a pagare l’affitto in un mercato immobiliare che continua a salire.

La dispersione scolastica ufficiale in Italia è scesa all’8,2%, ma Invalsi segnala che quella che chiamiamo “dispersione implicita” (studenti che frequentano ma non apprendono) rimane alta, soprattutto nelle grandi città del Sud. A Catania, un quarto dei giovani tra 18 e 24 anni ha lasciato la scuola prima del diploma. A Palermo il 19,8%. A Napoli il 17,6%. Quanta parte di questa dispersione nascosta ha un indirizzo abitativo instabile alle spalle? Non lo sappiamo, perché nessuno lo ha ancora misurato.

La storia di Tulsa apre a una una domanda che può trovare dati e soluzioni.

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Assunta Corbo
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Assunta Corbo

Giornalista e autrice. Dal 2012 si occupa dello studio e della divulgazione del giornalismo costruttivo in Italia. È Lede Fellow e formatrice certificata del Solutions Journalism Network. Collabora con testate giornalistiche nazionali e internazionali. È fondatrice del Constructive Network e autrice di Empatia Digitale, saggio sulla comunicazione. Direttrice responsabile di NEWS48.

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