Constructive Day 2026: giornalismo ed eco-psicologia a confronto

Cosa succede quando il giornalismo ambientale si confronta con l’ecopsicologia? Stiamo parlando della disciplina nata negli anni Ottanta che studia la mente all’interno dell’ecosistema. Ne sono incluse anche le sue diramazioni più recenti come la psicologia climatica che osserva l’impatto degli eventi estremi sulla salute mentale. Al Constructive Day 2026 ne hanno parlato Marco Merola, giornalista e divulgatore scientifico e di Camilla Gamba, psicologa psicoterapeuta ed ecopsicologa.

Il punto di partenza dei due relatori è stato terminologico: chi comunica temi ambientali, hanno detto, deve prima di tutto avere chiaro il contesto. Gamba ha distinto l’ecoansia, riferita in senso più ampio alle preoccupazioni per il degrado ambientale, dall’ansia climatica vera e propria, legata a chi subisce direttamente gli effetti del cambiamento climatico o ne è esposto attraverso l’informazione, con quella proiezione verso un futuro percepito come irreversibile. Un punto centrale dell’intervento è stato sgombrare il campo da un equivoco diffuso: l’ecoansia non è di per sé una patologia da curare, ma spesso una reazione emotiva sana, anzi necessaria all’azione collettiva. Diventa un problema clinico solo quando si associa ad altri sintomi che compromettono il funzionamento quotidiano della persona.

La ruota delle emozioni climatiche

Tra i fenomeni emergenti discussi, alcuni meno noti al grande pubblico: l’eco-colpa, un vissuto simile al lutto per la distruzione di ambienti amati o la scelta di non avere figli per non “aggiungere” un impatto ambientale; l’effetto delle ondate di calore sull’umore, sui ricoveri psichiatrici e sulla violenza domestica; e persino un legame osservato tra crisi climatica e alcuni casi di disturbi alimentari, quando la ricerca di un’alimentazione sostenibile (vegana, bio, a chilometro zero) si irrigidisce fino a diventare una restrizione estrema. Più controversa la domanda posta sull’ecoattivismo radicale: se cioè le azioni più estreme di alcuni attivisti vadano lette come un disagio da trattare o come una forma, per quanto forte, di scelta politica legittima.

A supporto della cornice teorica, Merola e Gamba hanno richiamato la ruota delle emozioni climatiche elaborata dalla ricercatrice finlandese Panu Pihkala, che distingue rabbia, tristezza, paura e positività come reazioni tutte funzionali, e alcuni dati di sentiment che mostrano come in Italia il 43% delle persone si collochi già nella fascia degli allarmati rispetto alla crisi climatica, contro una minoranza marginale di negazionisti. Da qui l’indicazione, rivolta soprattutto a chi fa informazione, di non trattare la questione climatica come un tema ancora dibattibile scientificamente, evitando di dare spazio mediatico a posizioni negazioniste in nome di un falso bilanciamento.


Guarda la versione integrale dell’intervento di Marco Merola e Camilla Gamba al Constructive Day 2026

Redazione News48

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