Cosa ci fa un amministrativo al servizio del giornalismo costruttivo?
Già il titolo evidenzia un apparente controsenso: che ci fa una persona che, per una vita, ha redatto bilanci, in una associazione di giornalisti e professionisti della comunicazione che propugnano un giornalismo più etico e corretto?
L’apparente controsenso si spiega col fatto che quel redattore di bilanci è, da una vita, un accanito lettore di quotidiani e ascoltatore di telegiornali, con particolare interesse per il dibattito politico, e che, sempre quel redattore, è molto deluso e scontento dal come oggi i media – tanto online quanto offline – trattano le notizie e gli approfondimenti.
Cosa non mi piace dell’informazione:
- Violenza: oggi chi la pensa diversamente dalla linea politica del giornale, e quindi dai partiti ad esso affini, non è più un degno interlocutore che propone ricette diverse, ma un pericoloso delinquente che porterà sicuramente alla rovina il paese, il mondo e finanche l’universo. Devo dire che questa degenerazione del dibattito politico sui giornali, i social network e le tv è andata di pari passo col dibattito politico in generale, ormai schiavo di inutili e violente polarizzazioni di idee.
- Ricostruzioni faziose dei fatti: oggi il giornalista deve giustificare un teorema politico a priori, cioè ha un preciso mandato dalla sua testata; per fare questo trascina, distorce, mistifica i fatti o le dichiarazioni, per pervenire al suo obiettivo finale. Alle volte, anzi spesso, assistiamo ad arrampicate sugli specchi che definire “vergognose” e “ridicole” mi sembra il minimo.
I precedenti sono solo due punti ma, a mio avviso, contengono l’essenza della attuale degenerazione del giornalismo, politico in primis e, in generale, del giornalismo. Io vorrei invece, venendo al primo punto, cercare di capire bene, senza demonizzazioni o incensamenti, le varie opzioni e opinioni in campo, con una rigorosa e onesta descrizione di fatti e dichiarazioni, per potermi poi fare la mia idea sul tema. Fatta questa analisi oggettiva, dalla quale non deve emergere nessun delinquente e nessun angelo, non mi infastidisce che spunti anche l’opinione del giornalista: perché no, ha tutti i diritti di esprimerla e renderla nota.
Il lavoro onesto e rigoroso che occorre per ovviare al problema della violenza ideologica, si collega direttamente al secondo tema.
Contestualizzare i problemi
Non vorrei teoremi predeterminati, ma una analisi, la più oggettiva possibile, su cosa “bolle in pentola” per formarmi la mia opinione. Vorrei che i problemi venissero contestualizzati con cura, che si fornissero eventuali soluzioni, indagandole sia negli aspetti che funzionano sia in quelli critici. Quindi: ricostruzione rigorosa di fatti, fenomeni, opinioni e dichiarazioni, senza la minestra già pronta da scodellare ai lettori.
Oltretutto, immagino la difficoltà e la frustrazione del “povero giornalista” costretto ad omettere, “dimenticare”, esagerare, manipolare fatti e opinioni in modo oltretutto non rispettoso della propria professionalità.
Ecco: io vorrei tornare a leggere un giornalismo più giusto, rispettoso, completo e professionale, che mi faccia andare con piacere e curiosità all’edicola tutti i giorni o mi faccia aprire un sito d’informazione con interesse; perché credo, davvero, alla fondamentale funzione sociale di un buon giornalismo, quale stimolo e volano per la crescita e la consapevolezza delle persone.
È per questo, venendo alla domanda iniziale, che ho deciso, da non giornalista, di aiutare, quale socio fondatore, l’associazione Constructive Network. Credo che i suoi scopi e obiettivi siano in perfetta sintonia con i miei desiderata: avere un’informazione che, educando alla riflessione e al senso critico, accompagni davvero la nascita e il consolidarsi di una società civile migliore.

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- Cosa ci fa un amministrativo al servizio del giornalismo costruttivo? - Febbraio 23, 2026







