Si conclude così il nostro 2024 secondo l’Enciclopedia Treccani: con la parola rispetto.
Un invito, una riflessione, una speranza?
La parola dell’anno è stata scelta con questa motivazione:
«Va oggi rivalutato e usato in tutte le sue sfumature, proprio perché la mancanza di rispetto è alla base della violenza esercitata quotidianamente nei confronti delle donne, delle minoranze, delle istituzioni, della natura e del mondo animale».
Una parola che, secondo l’Istituto autorevole, è di estrema attualità e rilevanza sociale nell’ambito della campagna di comunicazione #leparolevalgono, che vuole promuovere un uso corretto e consapevole della nostra meravigliosa lingua.
Se diamo uno sguardo al dizionario ci viene restituito questo significato della parola rispetto:
«sentimento e atteggiamento di stima, attenzione, riguardo verso una persona, un’istituzione, una cultura, che si può esprimere con azioni o parole».
E noi, abbiamo avuto rispetto?
Quando tutto è iniziato, nel 2013, la cosa che più mi ha colpito rintracciando il giornalismo costruttivo e delle soluzioni è stato proprio il suo profondo rispetto. Per le storie, per le persone, per il pubblico, per la comunità. Ma anche per le parole scelte, per le notizie da non dare, per quelle da enfatizzare. E il rispetto per la lentezza e l’approfondimento.
In questo 2024, 11 anni dopo, questa parola rappresenta ancora una scelta consapevole e una sfida al tempo stesso. Siamo a dicembre e, come ogni fine anno, è inevitabile provare a tirare la linea per fare i conti con ciò che è stato. A livello globale, è stato un anno segnato da numerosi cambiamenti, sfide e incertezze, ma anche da un’incredibile resilienza e capacità di adattamento. Abbiamo assistito a grandi trasformazioni e visto emergere nuove sfumature nel mondo che viviamo.
Ma abbiamo avuto rispetto di tutto questo? Abbiamo trovato un equilibrio sano tra individualità e collettività, tra opinioni diverse e convergenze necessarie? Sento che il percorso è ancora lungo ma qualcosa è accaduto e sta accadendo.
Viviamo un mondo in perpetuo cambiamento.
Probabilmente nell’ultimo anno abbiamo fatto amicizia con l’evoluzione tecnologica e digitale che abita il nostro mondo. Qualcuno ancora prova a combatterle ma per lo più si dialoga su come stringere un’alleanza costruttiva. Noi del Constructive Network e di News48, facciamo parte del secondo gruppo. Cerchiamo e favoriamo il dialogo elevandolo per portarlo là dove ancora non si esprime al meglio: nelle soluzioni.

Rispetto: una necessità concreta, e non un concetto astratto
Crediamo che la parola rispetto non sia solo un concetto astratto, ma una necessità concreta. Una sfida culturale. È un valore etico ma soprattutto la chiave che può aiutarci a superare le barriere ideologiche, a dialogare senza distruggere, a convivere senza smarrire la nostra identità. Più che mai, la parola del 2024 invita a riflettere sulla responsabilità che ognuno di noi ha nel costruire una società più armoniosa, inclusiva e tollerante.
Rispetto: il pilastro delle relazioni
La sfida più grande che la società di oggi affronta riguarda le relazioni. Non solo quelle interpersonali, ma anche quelle professionali, politiche e internazionali. Il rispetto in un contesto di crescente polarizzazione non è solo il riconoscimento dell’altro, ma anche il saper ascoltare, il saper accogliere il diverso, il non giudicare senza comprendere.
In ambito politico, il rispetto dovrebbe essere la base di ogni dialogo costruttivo. Anche nel 2024, abbiamo visto crescere le tensioni tra ideologie opposte, la retorica della “lotta” che spesso sfocia nell’impossibilità di arrivare a soluzioni condivise. Eppure, è proprio nel rispetto per le idee altrui, nel riconoscimento delle ragioni e dei punti di vista differenti che si cela la possibilità di ricostruire una politica che non divida, ma unisca.
I conflitti, le crisi climatiche, i movimenti migratori: tutti temi che richiedono un trattamento basato sul rispetto della dignità umana, sull’accettazione delle differenze e sul dialogo pacifico.
Il primo passo è il proprio vissuto quotidiano.
Non possiamo ignorare come, ogni giorno, la parola rispetto si intrecci con il nostro quotidiano. È un atto di cura verso gli altri, ma anche verso noi stessi. È un’educazione alla civiltà che deve partire dai piccoli gesti. Non c’è un ambito della vita in cui il rispetto non possa fare la differenza.
In famiglia, in un contesto di lavoro, nelle scuole, nei luoghi di incontro, questo valore diventa il fondamento su cui costruire relazioni sane, solide, produttive e significative. Il rispetto non è una concessione, ma un diritto reciproco che va esercitato con consapevolezza.
Guardiamo al futuro con speranza
Ognuno di noi può fare molto per contribuire a diffondere questa cultura del rispetto, non solo nelle parole, ma anche nei fatti. Se gli ultimi anni ci hanno insegnato qualcosa, è che il riguardo per le idee, le persone, le culture è l’unica via per costruire un futuro più equo, solidale e prospero per tutti.
«La speranza è importante perché può rendere il momento presente meno difficile da sopportare. Se crediamo che il domani sarà migliore, possiamo reggere la difficoltà di oggi». (Thich Nhat Hanh)
Noi questa speranza l’abbiamo. È costruttiva e ci aiuta a rinnovare ogni giorno il nostro impegno nell’informazione.
A breve entriamo nel 2025, ci auguriamo, e vi auguriamo, che sia l’anno in cui, davvero, inizi a prevalere la consapevolezza che solo attraverso l’attenzione reciproca possiamo fare un passo avanti. E che, finalmente, il rispetto per la nostra umanità possa portarci a un futuro più luminoso, dove le differenze non siano più motivo di divisione, ma occasione di crescita comune.
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