• Sab. Dic 6th, 2025

Gentilezza sul lavoro e nella società: generare un impatto costruttivo

Nov 13, 2025
Gentilezza

C’è una parola che sussurra dove il rumore impera. È la gentilezza. Il 13 novembre si celebra la Giornata mondiale della Gentilezza, nata in Giappone nel 1998 con il Japan Small Kindness Movement e diffusa in tutto il mondo dal World Kindness Movement. In questa giornata si ricorda il valore dei gesti gentili: non un semplice vezzo ma il fondamento delle relazioni sociali.

Gentilezza e benessere: le evidenze scientifiche

Coltivare la gentilezza fa bene sia alle persone sia alle organizzazioni. A livello cerebrale, compiere atti gentili attiva aree legate alla generosità e alla felicità. Soprattutto sul posto di lavoro la gentilezza si traduce in maggiore benessere: un recente studio pubblicato su PLOS ONE (“The influence of kindness on academics’ identity, well-being and stress” di K. Kanoho Hosoda; Mica Estrada, 2024)  ha rilevato che azioni gentili fra colleghi aumentano il senso di appartenenza all’azienda, migliorano la qualità del benessere personale e riducono i livelli di stress. Del resto, i lavoratori lo confermano: nel 2023 il 92% di loro ha dichiarato che è fondamentale lavorare in un’azienda che valorizzi il benessere emotivo. Negli ultimi decenni si sono accumulati studi che evidenziano come comportarsi in modo gentile aiuti a stare bene e a instaurare un circolo virtuoso a favore delle relazioni sociali (Tra questi: Feshbach & Feshbach, 2009; Wong et al., 2023 – Oishi & Graham, 2010; Cook et al., 2014).

La Random Acts of Kindness Foundation conferma che la gentilezza moltiplica produttività, riduce gli errori, migliora l’energia del gruppo. Viceversa, ambienti tossici senza empatia vedono aumentare il turnover e il burnout. Oggi, in un’epoca segnata da quella che viene definita una recessione emotiva (fonte: 6seconds.org), investire in gentilezza è una risposta concreta. Non si tratta solo di benessere individuale: le ricerche mostrano un crollo globale nell’intelligenza emotiva, soprattutto tra i giovani. Sempre più persone faticano a riconoscere e gestire le proprie emozioni, sentendosi sopraffatte e isolate. In questo contesto, allenare la gentilezza equivale ad allenare una competenza trasversale fondamentale per il futuro: favorisce empatia, ascolto, autoregolazione.

Coltivare gentilezza è dunque anche un atto educativo e culturale, capace di contrastare il disincanto diffuso e restituire senso di connessione e appartenenza.

Gentilezza sul lavoro: cinque strategie chiave

Secondo quanto rilevato dall’esperienza di Stimulus Italia by TELUS Health, sul luogo di lavoro la gentilezza è una leva da non sottovalutare, per il benessere individuale e per il clima organizzativo del team, ma anche perché può incidere sui risultati professionali. In proposito, Martina Cassani, psicoterapeuta e Senior Consultant dell’azienda, ha individuato cinque pratiche per introdurre comportamenti gentili nei contesti professionali.

  1. Il nudging, teorizzato dagli economisti Richard H. Thaler e Cass R. Sunstein nel loro libro del 2008, è una spinta gentile che orienta le scelte delle persone in modo naturale e non impositivo. Applicato ai contesti di lavoro, consente di promuovere comportamenti salutari e collaborativi senza ricorrere a obblighi o regole rigide. Esempi concreti: rendere visibili le buone pratiche di benessere; proporre micro-formazioni sullo stress o sull’intelligenza emotiva; disporre spazi comuni per incentivare la conversazione tra colleghi.
  2. La comunicazione non violenta e empatica abbassa i conflitti e costruisce fiducia. Ascoltare attivamente i colleghi e utilizzare parole costruttive crea un clima collaborativo anziché di divisione. Al contrario, leader e team che praticano un ascolto empatico vedono crescere motivazione e performance.
  3. Dare e chiedere il supporto sociale è un potente antidoto allo stress. Essere gentili significa offrire e saper chiedere aiuto. Spazi di ascolto e peer support diffondono una cultura del sostegno reciproco.
  4. Gestire (e insegnare a gestire) le emozioni. La competenza emotiva rende il lavoro più umano. Riconoscere le emozioni proprie e altrui favorisce apertura, empatia e inclusività. Promuovere percorsi sull’intelligenza emotiva rafforza la cultura organizzativa.
  5. La leadership gentile unisce fermezza e cura. I leader che ascoltano, valorizzano e riconoscono i talenti costruiscono appartenenza e benessere. Come afferma Martina Cassani: “La gentilezza non è solo un gesto individuale, ma anche una competenza organizzativa che può orientare comportamenti, migliorare la comunicazione e rafforzare la coesione all’interno dei team. Di fatto, è una forma di intelligenza collettiva che favorisce benessere e performance. La gentilezza può essere un elemento fondante della cultura e del successo condiviso”.

Gentilezza come collante sociale: l’esempio del caffè sospeso

La gentilezza ha effetti positivi anche oltre il contesto professionale. Recenti iniziative di public health, come la “Meet Six Neighbors Challenge” in California, si basano proprio sull’idea che piccoli atti verso il prossimo contrastano l’isolamento sociale: uno studio internazionale del 2024 ha dimostrato che eseguire gesti gentili per i vicini migliora il benessere soggettivo e diminuisce stress, solitudine e isolamento. Ripensando ai gesti gentili per la comunità, come non citare il caffè sospeso nato a Napoli: il rituale di pagare un caffè in più per uno sconosciuto che sappiamo essere in difficoltà. Tradizione nata durante la Seconda Guerra Mondiale, quando chi aveva i mezzi pagava una tazzina di caffè in più da offrire a chi non poteva permettersela, oggi viene percepita come un segno di cura verso gli altri. L’indagine “Se è italiano… si sente! – Gli Italiani e il Caffè” condotta nel 2024 da AstraRicerche per il Consorzio Promozione Caffè, ha rilevato che per il 91,2% degli intervistati è un gesto di gentilezza verso chi ci sta intorno. Da Napoli, la cultura del caffè sospeso ha raggiunto tutto il mondo: si parla di “suspended coffee” negli USA/UK, “café pendiente” in Spagna, “café suspendu” in Belgio, “Uppskjuten” in Svezia.

La gentilezza per educare e curare

Dal 2020, la My Life Design ONLUS, associazione di volontariato che promuove una radicale trasformazione sociale attraverso un’educazione più consapevole ed empatica, ha lanciato l’iniziativa Scuola Gentile. Si tratta di un progetto di innovazione rivolto specificatamente all’educazione che si impegna a portare la gentilezza nelle scuole rendendola materia scolastica. Oggi il progetto conta circa 25 istituti coinvolti. Un altro esempio virtuoso arriva dal mondo dell’assistenza agli anziani. Il Gruppo KOS e le RSA Anni Azzurri, in collaborazione con Parole O_Stili, hanno lanciato il progetto “La cura delle parole”, un percorso di formazione pensato per promuovere una comunicazione consapevole e gentile all’interno delle residenze sanitarie assistenziali.

L’iniziativa nasce dalla consapevolezza che il linguaggio non è mai neutro: ogni parola, ogni tono, ogni gesto comunicativo può influenzare la relazione di cura e il benessere psicofisico delle persone fragili. Nel quotidiano delle RSA – dal saluto del mattino all’introduzione di un gesto assistenziale, fino al modo in cui si accoglie una richiesta o una fragilità - le parole diventano strumenti di presenza, fiducia e rassicurazione. È un cambio di paradigma importante, che collega la comunicazione non solo alla professionalità, ma anche all’etica della cura.

Chiara Carla Monti, direttrice medica di Anni Azzurri KOS, sottolinea: “Quando le parole sono scelte con consapevolezza e rispetto, sostengono l’emotività della persona anziana, rafforzano la fiducia e generano benessere psicofisico. Con questa iniziativa, vogliamo promuovere un approccio gentle care, che valorizzi i ritmi individuali, le capacità residue e la relazione come parte centrale della cura”.

 Dal progetto sono nate dieci linee guida ispirate al Manifesto della Comunicazione Non Ostile, incentrate su parole-chiave come cura, empatia, rispetto, conforto, dialogo. Una vera e propria grammatica relazionale per operatori, educatori e familiari, che riconosce la comunicazione come strumento terapeutico a tutti gli effetti.

La gentilezza come risorsa

In un panorama che spesso premia la competizione più che la collaborazione, ci sono realtà che scelgono un’altra strada: quella della gentilezza come competenza trasformativa.

Gentletude, fondata nel 2011 dalla psicologa svizzera Cristina Milani, è un’organizzazione non profit attiva tra Italia e Svizzera che ha fatto della gentilezza un motore di cambiamento educativo e sociale. Dai corsi contro il bullismo al Festival della Gentilezza, fino al Gentletude Award che ogni anno raccoglie oltre 500 progetti di design da tutto il mondo, Gentletude promuove azioni concrete per costruire un mondo più rispettoso e solidale. Non a caso è partner UNESCO e rappresentante ufficiale del World Kindness Movement per la Svizzera: un riconoscimento che sottolinea l’impatto culturale e globale del suo lavoro.

La visione di Claudio Silvestri ha dato vita a The Gentle Academy, istituzione italiana che applica i valori gentili alla formazione aziendale e scolastica. Con sedi in Italia e uffici internazionali a Manchester e Bucarest, l’Academy propone corsi, strumenti pratici e consulenze strategiche per portare la gentilezza nei luoghi decisionali. Il suo obiettivo è chiaro: trasformare la gentilezza in un asset competitivo, capace di generare innovazione sostenibile e leadership inclusiva. Non a caso, nel 2025 ha siglato un accordo con l’ENIA per integrare competenze umane e IA nei percorsi educativi del futuro.

Diverse per approccio e target, queste due realtà condividono una visione comune: rendere la gentilezza un fattore di progresso collettivo, un linguaggio nuovo per abitare il presente con più consapevolezza, dignità e umanità.

La gentilezza sta dimostrando sempre più di essere una vera intelligenza collettiva e organizzativa. Chi investe in gentilezza coltiva fiducia e coesione, traducendosi in ambienti più sani e performance elevate. I dati parlano chiaro: creiamo un circolo virtuoso dove il benessere individuale rafforza il successo collettivo. Anche sul lavoro, piccoli gesti gentili possono inaugurare un effetto domino di positività. L’invito è di prendere questa giornata di celebrazione come un momento per riflettere sul valore di questa attitudine che può davvero generare un grande impatto nella società.

Assunta Corbo