Il ruolo del giornalista del Ventunesimo secolo: tra social network, contesti e nuove esigenze

Non abbiamo ancora smesso di aver paura di un virus di cui non conoscevamo l’esistenza e già sentiamo il peso di un’altra paura. Un terrore che abbiamo sentito a volte vicinissimo, a volte lontanissimo e adesso davvero concreto. I media, nelle ultime settimane, hanno trasmesso un escalation di informazioni: chi attaccava, chi ritirava le truppe e chi le sistemava al confine. Un assurdo braccio di ferro, sfociato in quello che tutti temevamo: la guerra tra Russia e Ucraina.

Da una parte Vladimir Putin, Presidente della Federazione Russa (protetto dell’alleanza con la Cina appena rinnovata) e i sudditi ucraini del Donbass delle Repubbliche secessioniste, e dall’altra Volodymyr Zelens’kyj, un comico diventato Presidente dell’Ucraina. In tutto questo i grandi protagonisti sono:  l’America di Biden, la Gran Bretagna di Boris Johnson, la Francia di Emmanuel Macron e l’Italia di Mario Draghi. Ovviamente, la Nato che ha attivato i piani di difesa e che sta cercando di capire come muoversi. Tutti hanno cercato di arrivare ad un accordo di pace e questa pace non è arrivata.

E così ci siamo svegliati la mattina del 24 febbraio con la notizia che Vladimir Putin ha dato il via a quella che ha chiamato “un’operazione militare speciale” in Ucraina, che pian piano si è mostrata un vero attacco. È stato lo stesso presidente russo renderlo noto in un discorso in tv, dopo che gli innumerevoli tentativi diplomatici per scongiurare la guerra erano venuti meno. Putin ha comunicato al mondo che vuole “denazificare” l’Ucraina, avvertendo la Nato con queste parole: “Chiunque provi a interferire o a minacciarci, deve sapere che la risposta della Russia sarà immediata e porterà a conseguenze mai sperimentate nella storia”. Le bombe hanno iniziato a colpire i punti strategici dell’Ucraina e le truppe hanno cominciato la loro marcia dal confine Nord (Bielorussia) e Sud (Crimea). Attacchi pesantissimi nei porti  di Mariupol e Odessa.

La Russia ha invaso l’Ucraina: il ruolo dell’informazione

Mentre scriviamo sappiamo che le forze russe si trovano a Kiev. Tantissime le esplosioni nella capitale e anche la centrale di Chernobyl è in mano ai russi. Un’avanzata con un ritmo costante e di ora in ora si susseguono gli aggiornamenti. Un momento difficilissimo che vede il mondo, già estremamente provato, preoccupato per le proprie sorti. È impossibile guardare le immagini che arrivano dall’Ucraina perché, il dolore nei volti della gente e la scia di morte e distruzione, colpiscono dritto al cuore. Le Nazioni si chiedono che ruolo avranno in questa assurda guerra e quali saranno le tremende conseguenze che dovranno aspettarsi. Gli italiani sanno già che il governo Draghi ha garantito l’appoggio completo dell’Italia alla NATO a difesa dei confini europei.

In tutto questo ha un ruolo anche l’informazione e il ruolo del giornalismo costruttivo.  Gli ultimi due anni hanno evidenziato un chiaro incremento delle fake news e la pandemia da Covid 19 ha mostrato il fenomeno in tutta la sua gravità, in un altalenante ciclo di informazioni spesso contraddittorie che hanno pesato enormemente nell’opinione pubblica. La globalizzazione, l’accesso sempre più facile alle informazioni non ha costituito il presupposto per la costruzione di una comunicazione politica capace di creare  una relazione solida con i cittadini, al contrario l’avvento dei social media sta rappresentando il terreno ideale dove sfruttare la disintermediazione per gestire la comunicazione come strumento di consolidamento del potere.

Il ruolo del giornalista oggi

La politica dunque sembra sfruttare la disintermediazione per una costruzione del potere fondato sull’annullamento del processo di costruzione della conoscenza dove non trova spazio la cultura partecipativa, come sostiene Jenkins, per lasciare spazio alla polarizzazione e ad una opinione pubblica fondata sulla misinformation. Questo nel 2022 non è certamente tollerabile.

Al giornalista è in primis attribuito il ruolo di mediatore. Questa connotazione tipica non può cambiare né in funzione dell’ambito in cui la professione viene esercita né tantomeno in relazione al passare del tempo o delle modifiche che intervengono nel tessuto sociale.

Proprio nel corretto esercizio di questa funzione che si esplica il fattore credibilità. Wolfgang Blau, direttore delle strategie digitali della testata britannica The Guardian, sostiene che: “Adesso che così tanti cittadini consumano notizie attraverso i social media, compito sociale del giornalista consiste anche nello smontare false voci, una volta che superino una certa soglia di visibilità. Per raggiungere questo obiettivo è necessario che le testate giornalistiche costruiscano a poco a poco una propria comunità di lettori individuando, attraverso network di professionisti, temi sensibili per l’opinione pubblica e puntando sulla qualità dei contenuti e l’utilizzo di format innovativi da declinare con diversi strumenti: carta stampata, tv, radio e web”.

La crisi crescente del giornalismo e la perdita di credibilità e reputazione dei media tradizionali si è innestata in una crisi più ampia che sta investendo le istituzioni, i governi e le basi della democrazia per come le abbiamo vissute a cavallo tra la seconda metà del Novecento e primi anni del Ventunesimo secolo. La digitalizzazione come processo e la velocità con cui la tecnologia produce nuovi strumenti hanno fatto si che mai come in questa epoca storica siamo sommersi da una over-produzione di dati che devono essere decifrati, interpretati e compresi.

Il giornalista del Ventunesimo secolo deve avere due componenti ormai imprescindibili: essere un giornalista-analista capace di analizzare i dati e i flussi che si generano anche sui social per costruire le proprie storie e inchieste ed essere un giornalista-influencer, capace di costruire una propria immagine forte e autorevole sul web e sui social che sfrutta per diffondere in modo più ampio i contenuti e per tessere una relazione forte con il pubblico.

Una comunicazione ricca di contenuti verificati per fare chiarezza

La comunicazione deve essere ricca di contenuti e di valori e non solo non può permettersi di appiattirsi, ma il giornalista deve riacquistare il suo ruolo di “cane da guardia della democrazia”. In questa battaglia diventa fondamentale il fact checking, il controllo delle fonti un tempo rigorosa regola dei media tradizionali. In questo momento storico la diffusione di fake news diventa davvero pericolosa e destabilizza ancora di più tutta la popolazione.

Insomma, siamo tutti veramente stanchi e  Papa Francesco  ha detto nell’incontro con le Chiese orientali: “Il mondo è campione nel fare la guerra e questo è una vergogna per tutti”. E ancora: “Sembra che il premio più grande per la pace si dovrebbe dare alle guerre: una contraddizione! Siamo attaccati alle guerre e questo è tragico. L’umanità, che si vanta di andare avanti nella scienza, nel pensiero, in tante cose belle, va indietro nel tessere la pace. Dobbiamo pregare e chiedere perdono per questo atteggiamento”.

Ha telefonato anche a  Sua Beatitudine Sviatoslav Schevchuk, Capo e Padre della Chiesa greco-ortodossa in Ucraina, per assicurargli il suo sostegno. Inoltre, si era recato in visita dall’ambasciatore russo presso la Santa Sede. Sempre più forti i richiami del Pontefice perché questa guerra, oggi, è veramente da considerare inaccettabile. Ricordiamoci che stiamo cercando di valutare i danni causati dalla pandemia. Non possiamo ancora considerarci liberi e questo conflitto deve essere assolutamente fermato.

Francesco Pira

Francesco Pira

Siciliano che ama definirsi nordafricano perché è cresciuto ed ama tantissimo la sua città d’origine Licata, in provincia di Agrigento. Professore Associato di Sociologia dei processi culturali e comunicativi e insegna Teorie e Tecniche del giornalismo digitale, Social Media e Comunicazione d’Impresa, Giornalismo Sportivo nel Corso di Laurea Triennale e Giornalismo Digitale nel Corso di Laurea Magistrale presso il Dipartimento di Civiltà Antiche e Moderne, e Tecniche Comunicative in Sanità Pubblica nel Corso di Laurea in Tecniche della Riabilitazione Psichiatrica presso il Dipartimento Dipartimento di Scienze Biomediche, Odontoiatriche e delle Immagini Morfologiche e Funzionali, BIOMORF dell’Università degli Studi di Messina. E’ stato nominato nel 2025 componente del Comitato Scientifico dell’Intergruppo Parlamentare sul Digitale presieduto dall’on. Naike Gruppioni. Sempre nel 2025 è entrato a far parte di un gruppo per un importante progetto di ricerca sulla Famiglia Digitale del Centro de Investigation Social Applicada dell’Università di Malaga (Spagna). A marzo 2024 è stato nominato Presidente della branch Comunicazione Media e Informazione dii Confassociazioni, di cui era stato Vice Presidente e dal giugno 2020 è Presidente anche dell’Osservatorio Nazionale sulle Fake News. Insegna in Master universitari e in corsi destinati a docenti e dipendenti pubblici. E‘ componente del Collegio dei Docenti del Dottorato in Scienze Politiche dell‘omonimo Dipartimento dell’Università di Messina. Collabora come Docente del Corso di Corporate Communication del Corso di Baccalaureato in Advertising e Marketing dell’Istituto Universitario Salesiano di Venezia e Verona aggregato all’Università Pontificia Salesiana. E’ Visiting professor presso l’Università Re Juan Carlos di Madrid in Spagna e Docente Erasmus presso l’Università Marie Curie di Lublino in Polonia. Membro del Comitato Accademico del Observatorio Euromediterráneo de Democracia y Espacio Público de la Universidad Rey Juan Carlos (Madrid). E’ stato Coordinatore e Responsabile Scientifico per l’Italia, fino al giugno 2023, del Progetto OIR, sulla didattica inclusiva – Erasmus + (Open Innovative Resources) finanziato dall’Unione Europea che vede insieme le Università di Lublino (Polonia), Oviedo (Spagna) e Messina. Visiting Marie Curie Staff Member presso il Center for Social Science, Tiblisi (Georgia), nell'ambito del Progetto SHADOW (MSCA-RISE call H2020-MSCA-RISE-2017. E‘ stato Direttore del Master in Esperto della Comunicazione Digitale nelle PA e nell’Impresa. Saggista è autore di oltre 80 tra monografie, contributi in volumi e articoli scientifici (in italiano, inglese e spagnolo). . È condirettore della rivista Addiction & Social Media Communication e fa parte del comitato scientifico di riviste scientifiche e convegni, in Italia e all'estero. Nel giugno 2008 per l’attività di ricerca e saggistica è stato insignito dal Capo dello Stato, on. Giorgio Napolitano, dell’onorificenza di Cavaliere dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana. Nel corso della sua carriera gli sono stati conferiti numerosi riconoscimenti. Ha intrapreso una battaglia personale con il bullismo, il cyberbullismo, il sexting, le fake news e la violenza sulle donne. Su questi temi ha svolto ricerche e tenuto seminari in Italia e all’Estero per studenti, docenti e genitori. Il quotidiano Avvenire l’ha definito uno dei maggiori analisti italiani del fenomeno Fake News. E stato dall’ottobre 2023 al febbraio 2025 Garante dei Diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza del Comune di Realmonte (Agrigento) ed è attualmente Presidente della Commissione Toponomastica del Comune di Licata (Agrigento). Giornalista scrive tutte le domeniche la rubrica PIRATERIE nelle pagine culturali del quotidiano La Sicilia e firma il Video Editoriale settimanale sul giornale on line Scrivo Libero. Collabora con la rivista I LOVE SICILIA, il quotidiano statunitense IL NEWYORKESE, e con le testate News 48, Lo Spessore e Voce dello Jonio e i blog Il Salto della Quaglia e Il Gustosino. E' opinionista per il portale nazionale dell'UCSI (Unione Cattolica Stampa Italiana) e dell'emittente nazionale Cusano Tv con interventi puntuali nel corso della trasmissione Psiche Criminale.

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