In questi anni, gli esperti hanno studiato i fenomeni di dipendenza patologica dalle connessioni digitali. Le mie ricerche confermano che una delle caratteristiche principali della dipendenza da internet è la distorsione temporale: la persona si connette e perde la cognizione del tempo. Ma non solo. Chi vive sempre connesso dorme poco. In un crescendo di gravità c’è anche una diminuzione del rendimento scolastico o lavorativo e un peggioramento delle capacità sociali del soggetto. Adesso, ancora una volta, si cerca di vietare i social media ai minori di 16 anni.
L’Australia vieta Social agli under 16
L’opinione pubblica in Italia continua a discutere sulla decisione del governo australiano di vietare i social media ai minori di 16 anni.
La giornalista Stefania Garassini ha scritto un articolo, pubblicato su l’Avvenire, in cui spiega quanto accaduto in Australia.
Il 28 novembre è stata approvata un legge in Australia, da una maggioranza bipartisan, per vietare i social media agli under 16 anni. Le piattaforme avranno il compito di verificare l’età di chi accede, in caso contrario saranno previste multe nell’ordine dei 30 milioni di dollari.
Si tratta, scrive l’Avvenire, della «regolamentazione più restrittiva che sia stata mai messa in campo e la sua realizzazione pone non pochi problemi tecnici, a partire dal metodo che si sceglierà per censire l’età degli utenti, con evidenti rischi di violazione della privacy». La sperimentazione delle nuove regole inizierà a gennaio e il divieto entrerà in vigore tra un anno.
Il primo ministro australiano, Anthony Albanese, ha spiegato le motivazioni che hanno convinto il governo a varare questa nuova legge: «Si tratta di un problema globale e noi vogliamo che i giovani nel nostro Paese abbiano una vera infanzia. E vogliamo che i genitori recuperino la serenità».
La ministra australiana delle Comunicazioni, Michelle Rowland, è intervenuta sostenendo che: «Quasi due terzi degli australiani di età compresa tra 14 e 17 anni hanno visualizzato contenuti estremamente dannosi sui social media, che riguardavano l’abuso di droga, il suicidio o l’autolesionismo». E ha aggiunto: «I social media hanno una responsabilità sociale ecco perché stiamo apportando grandi cambiamenti per chiedere alle piattaforme di rispondere della sicurezza degli utenti».
La legge avrà un impatto sui social network, tra cui Instagram e Facebook, TikTok, X e Snapchat. La richiesta dei proprietari delle piattaforme, di rinviare il provvedimento, è rimasta inascoltata.
Le obiezioni al provvedimento
Ci sono state diverse obiezioni al provvedimento come ad esempio c’è chi sostiene che i divieti esistono già, ma non vengono mai rispettati. Infatti, scrive ancora l’Avvenire, «la Francia aveva proposto il divieto ai social media per i minori di 15 anni, ma molti utenti sono riusciti a bypassarlo con il consenso dei genitori».
Negli Stati Uniti da anni, «viene richiesto alle grandi aziende tecnologiche di chiedere il consenso dei genitori per accedere ai dati dei bambini di età inferiore ai 13 anni, ma questo non del tutto ha garantito la protezione della loro privacy».
Anne Genetet, ministra francese dell’Istruzione, ha dichiarato che nell’UE: «Ci sono Paesi che hanno un divieto molto severo, come l’Ungheria, e poi Paesi come l’Estonia che sono molto più aperti e che ritengono non sia necessario controllare, lasciando che l’apprendimento si svolga anche attraverso l’uso dello smartphone», sostenendo che occorre combattere la “dipendenza” dai social e dai telefoni cellulari.
La dipendenza da internet si divide in base ai contenuti che si visitano in rete. I social, le chat, WhatsApp compreso, i giochi online, le scommesse, il trading e lo shopping online che vanno sotto il nome di «net compulsion» e, infine, la bulimia informativa o «information overload» ovvero la ricerca continua e incessante di informazioni sempre aggiornate. Non poter navigare, molto spesso, provoca sofferenza dovuta alla completa dipendenza dal web.
Bauman affermava che: «Le reti sono molto utili, danno servizi molto piacevoli, però sono una trappola». I social diventano luoghi di “confortevole solitudine”, dove ciascuno è chiuso nel suo network da cui può escludere chi è diverso ed eliminare tutto ciò che è meno piacevole.

Instagram e TikTok, i più amati dai bambini e ragazzi: ma perchè?
I dati della mia più recente ricerca indicano che Instagram e TikTok sono i due social network in assoluto più abitati da bambini, pre-adolescenti e adolescenti. In particolare, TikTok è prevalente fino a 14 e Instagram dopo i 14. Ci sono anche piattaforme che gli adulti conoscono poco che i ragazzi e le ragazze utilizzano come ad esempio Onlyfans.
Molti giovani, in assenza di relazioni forti e profonde, cercano un sostituto nella quantità, nel numero di follower nei social network e nella velocità con cui diffondono i loro messaggi. Non sono in grado di stabilire legami solidi e cambiano rapidamente amici e partner. Purtroppo, ci sono alcuni fenomeni che stanno prendendo sempre più il sopravvento e mi riferisco alla pornografia, al revenge porn, al sexting, al cyber bullismo e ai rischi ad essi legati. Esiste una cross-medialità dei contenuti, veicolati sui social network, che non può essere assolutamente sottovalutata. Proprio per questi motivi, gli adulti devono proteggere i giovani e devono guidarli ad uso corretto delle nuove tecnologie. Tutti dobbiamo comprendere come sta cambiando la nostra società e quali sono le nuove esigenze educative.
Staremo a vedere se la sperimentazione dell’Australia funzionerà. Qualcuno ha anche detto che ogni Paese ha il suo popolo e che gli italiani non sono australiani. Noi siamo molto capaci, fatta la legge, ad inventare qualcosa per bypassarla.
Credo che, invece di aggirare la legge, occorra la giusta formazione per acquisire la corretta consapevolezza dei rischi e delle opportunità della rete.
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