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Crisi e resilienza: le emozioni degli italiani e le sfide future

Apr 10, 2025
Società inquieta, tra crisi economica ed emozioni negative

Il report recentemente pubblicato dal ricercatore Enzo Risso, attraverso l’osservatorio economico e sociale di Ipsos, dipinge un quadro preoccupante della situazione socio-economica in Italia. I dati, che si basano su un’indagine effettuata a marzo 2025 su un campione di 800 italiani maggiorenni, evidenziano come le difficoltà economiche stiano colpendo in modo sempre più incisivo le famiglie e la vita emotiva degli italiani. A fronte di un crescente rischio di povertà, il paese sembra essere attraversato da un malessere sociale, alimentato da emozioni negative come rabbia, disgusto, ansia e incertezza. Questo scenario va ad accrescere le disuguaglianze e a minare la speranza e la fiducia nel futuro.

«L’Istat ha appena certificato l’aumento del numero delle famiglie a rischio povertà, con una lievitazione del 22,8 per cento del 2023 al 23,1 del 2024. Si tratta di famiglie a rischio povertà o in grave deprivazione materiale e sociale oppure bassa intensità di lavoro».

L’Istat ha certificato l’aumento del numero delle famiglie a rischio povertà.

Ma non è tutto.

«Nel corso dell’ultimo anno la sensazione di rabbia vissuta dalle persone è passata dal 17 al 27 per cento, con un balzo di ben 10 punti percentuali. La dimensione di disgusto ha fatto un salto ancora superiore ed è salita dall’8 al 21 per cento, con una crescita di 13 punti percentuali. La prima emozione in cui galleggiano gli italiani è l’incertezza. […] Se l’incertezza guida lo spettro della maggioranza del paese, la dimensione dell’ansia la insegue da vicino. Questa emozione è segnalata dal 38 per cento degli italiani, ma il dato sale al 43 per cento tra le donne, al 45 per cento tra i giovani della Generazione Z e al 49 per cento nei ceti popolari».

Tristezza e poca speranza nel futuro

Purtroppo, ad essere in netto calo sono la speranza e le attese per il futuro. Al contrario, «resta stabile, invece, la dimensione della tristezza (26 per cento), mentre la fiducia diventa un bene sempre più prezioso e raro: frana dal 26 per cento al 18 , facendo registrare un calo di 8 punti percentuali».

L’aumento della percentuale di famiglie a rischio povertà rappresenta un segnale allarmante di come la crisi economica si stia radicando sempre più nel tessuto sociale del paese.

Le difficoltà economiche, infatti, non solo determinano un peggioramento delle condizioni materiali, ma incidono anche sulle dinamiche emotive dei cittadini. Le emozioni di rabbia e disgusto, in crescita esponenziale, sono manifestazioni evidenti di un malcontento profondo che affonda le radici nell’incertezza economica e nelle disuguaglianze sempre più accentuate.

Un aspetto particolarmente preoccupante riguarda il calo della fiducia e della speranza, segno di una società che sembra aver perso la convinzione che le cose possano migliorare. La dimensione della tristezza, pur restando stabile, rivela comunque una società che affronta quotidianamente un pesante ostacolo emotivo, accresciuto da un futuro che appare sempre più incerto.

Le difficoltà economiche incidono anche sulle dinamiche emotive delle persone.

Una società inquieta tra crisi economica ed emozioni negative

L’analisi di Enzo Risso ci offre uno spaccato chiaro di una società che vive un momento di considerevole di inquietudine. L’incertezza economica e la crescita delle disuguaglianze alimentano una spirale di emozioni negative che stanno erodendo la credibilità delle istituzioni e minando la stabilità sociale.

Il sociologo Zygmunt Bauman ha descritto i tratti della “Società della Paura”, dove la paura, l’incertezza e l’ansia derivano dalla perdita di stabilità sociale e sicurezza economica, fenomeni che la società contemporanea fatica a gestire. Questi elementi si riflettono nelle emozioni negative diffuse tra i cittadini.

Richard Wilkinson e Kate Pickett, nel loro volume La misura dell’anima. Perché le disuguaglianze rendono le società più infelici, hanno dimostrato come l’aumento delle disuguaglianze sociali abbia effetti deleteri sul benessere psicologico, alimentando sentimenti di rabbia e insoddisfazione nella popolazione.

Le reazioni emotive degli italiani non sono solo il riflesso di una recessione economica, ma rappresentano un disagio che si esprime in una percezione diffusa di frustrazione e preoccupazione.

La sfida per il futuro sembra essere quella di affrontare non solo le problematiche materiali, ma anche di restituire agli italiani una visione di speranza e fiducia che possa contrastare la crescita delle emozioni negative e delle disuguaglianze sociali.

Le possibili soluzioni e vie di uscita

Nonostante il quadro complesso che emerge dai dati, esistono possibili soluzioni e vie di uscita dalla crisi socio-economica italiana.

La risposta a questa situazione non può limitarsi a interventi economici isolati, ma deve essere accompagnata da un impegno strutturale per ridurre le disuguaglianze sociali, favorire la coesione comunitaria e rafforzare il capitale sociale.

Investire nell’istruzione e nella formazione per dare alle nuove generazioni gli strumenti per affrontare le prove della vita. Le politiche giovanili devono mirare a stimolare l’occupazione, supportare l’inclusione sociale e promuovere l’innovazione.

Istruzione e formazione possono dare alle nuove generazioni gli strumenti per affrontare le prove della vita.

La speranza per il futuro può rinascere solo se la società riesce a fare fronte comune per costruire un domani più equo e sostenibile, dove il benessere collettivo sia il frutto di un impegno condiviso.

Il cambiamento è possibile se tutti lo vogliamo davvero. La solidarietà, la partecipazione attiva e la volontà di modificare le strutture economiche e sociali possono contrastare il malessere e ridare fiducia agli italiani. Il percorso non è semplice, ma è attraverso l’azione concreta che sarà possibile superare le complicazioni e creare una società più giusta.

Ogni uomo ha il diritto di nutrire aspettative e guardare al futuro con la speranza di poter realizzare i propri sogni e le proprie ambizioni.

Proprio per questo motivo, non possiamo non ricordare le parole di Papa Francesco: «La speranza non è passivo ottimismo ma, al contrario, è combattiva, con la tenacia di chi va verso una meta sicura». (Angelus, 6 settembre 2015).

Francesco Pira