Alla scoperta della connessione tra arte e sostenibilità, a partire dalla mostra RESTART

RESTART, una mostra terapeutica per le persone e per il Pianeta

La connessione tra arte e sostenibilità negli ultimi anni si è rafforzata molto. Sono sempre di più infatti le opere d’arte sostenibili, realizzate con elementi naturali, materiali di riciclo o addirittura rifiuti. È proprio dalla trasformazione dei rifiuti che è nata la mostra RESTART, curata da The Rooom e inaugurata lo scorso novembre a Villa Bellombra, a Bologna. L’artista protagonista è Eugene Ebipade Konboye, che ha trasformato ciabatte e infradito di plastica, uno dei rifiuti più presenti nel suo paese di origine, la Nigeria, in vere e proprie opere d’arte.

In questa mostra permanente, oltre ad arte e sostenibilità, si aggiunge un terzo elemento chiave: il benessere, delle persone – come ad esempio i pazienti di Villa Bellombra – ma anche del Pianeta. Ecco quindi che la trasformazione avviene non solo per i rifiuti, che da scarti assumono una nuova vita e un nuovo significato, ma anche per i pazienti stessi, che traggono benefici diretti dalle opere d’arte e si preparano alla nuova vita che li aspetta.

Un momento dell’inaugurazione della mostra a Villa Bellombra.

L’importanza del riciclo

Nella mostra RESTART è evidente che il riciclo ha un duplice significato: da un lato infatti è metafora della restituzione di una nuova vita, dall’altro mostra il concreto recupero della plastica delle ciabatte. Konboye infatti ha recuperato le calzature in plastica da discariche e canali di scolo della sua città, Abeokuta, in Nigeria. Per l’artista la scelta delle ciabatte in plastica non è stata casuale anzi – come ci ha raccontato lui stesso in un’intervista – sono tre i motivi per cui le ha volute usare:

  1. sono universali: tutti al mondo le conoscono e le possiedono;
  2. rappresentano un legame con la sua infanzia: ci è cresciuto. Aveva sempre delle ciabatte, che fosse per andare a scuola, in chiesa, o per giocare…
  3. sono un simbolo di protezione: sia dal caldo, il terreno infatti in Nigeria arriva a toccare temperature molto elevate, che dai serpenti.

Ecco quindi i rifiuti in Nigeria diventano opere d’arte in Italia (e non solo).

Una delle opere di Konboye Ebipade Eugene.

Il riciclo in Italia

È stato presentato proprio lo scorso dicembre il Rapporto Rifiuti Urbani 2024 di Ispra in cui si evidenza una crescita complessiva della raccolta differenziata nazionale, che si attesta al 66,6%, con percentuali del 73,4% al Nord, del 62,3% al Centro e del 58,9% al Sud.

La città che ha registrato la crescita della percentuale di raccolta differenziata più alta, passando dal 63,2% del 2022 al 72,9% del 2023, è proprio Bologna. Non solo: è anche la prima città con popolazione superiore ai 200.000 abitanti a superare l’obiettivo del 65% di raccolta attestandosi non solo oltre la percentuale media nazionale, ma ben al di sopra del 70%.

Bologna però non è l’unico esempio virtuoso, quasi il 71% dei comuni italiani ha conseguito una percentuale di raccolta differenziata superiore al 65%.

Questi dati, sebbene incoraggianti, devono rappresentare comunque uno sprone a migliorarsi, affinché tutta la comunità possa trarne benefici in termini ambientali, sociali ed economici.

Eugene Ebipade Konboye, tra arte e sostenibilità

L’arte è da sempre sinonimo di bellezza, ma per Konboye l’arte ha significato sempre qualcosa di più profondo, e con la mostra RESTART è riuscito a dimostralo. L’abbiamo raggiunto virtualmente nel suo studio in Nigeria e abbiamo fatto una chiacchierata. L’obiettivo di questa mostra – ci racconta Konboye – come si può intuire anche dal titolo, era proprio quello di ridare speranza alle persone che si trovano a Villa Bellombra, che prima di essere pazienti sono esseri umani. Con le sue opere d’arte voleva mostrare loro che se anche i rifiuti hanno avuto la possibilità di godere di una nuova vita, chi sono loro per non poterlo fare?

Un aspetto molto importante nel lavoro di Konboye, che ha cercato di tramettere anche in RESTART, è proprio quello di sentirsi un agente di cambiamento: vuole essere parte della trasformazione, che si tratti delle sue opere o dei pazienti di Villa Bellombra.

Se il suo legame con l’arte è chiaro, Konboye ci ha raccontato molto anche del suo rapporto con la sostenibilità. È cresciuto in Nigeria, in un quartiere molto povero, dove la spazzatura era sempre presente. Le priorità nella sua famiglia sono sempre state chiare e di alcuni oggetti era inevitabile possederne solo uno: in quest’ottica era quindi fondamentale imparare a prendersene cura e farlo durare il più a lungo possibile. Come ci racconta Konboye, è stato anche per questo che ha conosciuto fin da piccolo l’importanza del riciclo, che ha ben presto applicato ad ogni sfera della sua vita, a partire proprio dai giochi quando era bambino. Ad esempio? Scarti di nylon venivano “assemblati” e diventavano palle con cui poter giocare. Anche arrangiarsi con quello che si ha è una forma d’arte.

Ritratto di Bambino – Konboye Ebipade Eugene.

Konboye: la nascita dell’artista

Fin da piccolo Konboye ha amato l’arte, in tutte le sue forme, compresa quella del riciclo creativo. Non ha mai  potuto studiare davvero, ma ha sempre cercato di apprendere tutto quello che poteva. È stato solo quando si è allontanato dal quartiere che ha scoperto cosa c’era fuori, quali erano davvero le possibilità. E così, nel 2018, ha cominciato una scuola d’arte e ha provato a portare con sé tutto il suo bagaglio, culturale e artistico, a partire proprio da tutto quello che sapeva sul riciclo.

Il fil rouge nelle sue opere, mostra dopo mostra, resta comunque il riciclo con questo duplice significato: riciclo dei materiali impiegati nell’opera, per il benessere dell’ambiente, e riciclo come metafora di una nuova vita, per il benessere delle persone.

Mentre la mostra RESTART a Villa Bellombra prosegue, Konboye sta già lavorando alla prossima. È stato proprio lui ha raccontarci quanto, ancora oggi, in Nigeria, le persone con i dreads siano vittime di pregiudizi. Vengono etichettate come “bad people” senza una reale giustificazione. È nato così in lui il bisogno di raccontare una storia diversa di queste persone, una storia libera dai pregiudizi e una storia dove, ancora una volta, il riciclo avrà una parte importante.

Un’altra opera di Konboye Ebipade Eugene.

Villa Bellombra: tutti i benefici dell’arteterapia

È stato proprio il messaggio di positività e di speranza delle opere di Konboye a far sì che queste diventassero una mostra permanente a Villa Bellombra. Il presidio ospedaliero bolognese infatti ha capito fin da subito il potenziale dell’arteterapia: prima di Konboye, sono state esposte le opere di Angelo Maisto e Elahm M. Aghili che avevano in comune con l’artista nigeriano la forte connessione tra arte e ambiente.

Come ci racconta Averardo Orta, amministratore delegato del Consorzio Colibrì, di cui Villa Bellombra è fondatrice, l’idea di portare l’arte all’interno della struttura ospedaliera viene dall’estero, dove in molte strutture l’arteterapia è già ampiamente diffusa.

«Se il coinvolgimento del paziente è al massimo, si avrà un massimo recupero. Se il coinvolgimento è minimo, tutti gli sforzi dell’equipe saranno vanificati», sottolinea Orta.

Averardo Orta, amministratore delegato del Consorzio Colibrì.

Ci sono esempi illustri all’estero, come allo Spaulding Rehabilitation Hospital di Boston, struttura con la quale Villa Bellombra è in contatto da tempo. Il progetto però è molto ampio: se da un lato infatti l’arte ha un ruolo essenziale nella riabilitazione, conta molto anche la struttura stessa.

In questo contesto l’arte si inserisce alla perfezione, rappresentando un forte stimolo per i pazienti.

«L’arte di Konboye – prosegue Aorta – suggerisce il concetto per cui non c’è rifiuto che non possa essere trasformato in qualcosa di bello e in qualcosa di utile».

Anche il concetto di trasformazione è molto importante per i pazienti: non tutti infatti riusciranno a tornare a com’erano prima e devono essere spronati a trovare una nuova vita, un nuovo equilibrio, una nuova normalità.

Villa Bellombra sta testando l’arteterapia ancora da troppo poco tempo per avere dati alla mano, ma confrontandosi anche con il personale sanitario è emerso che rispetto ad altri pazienti, i risultati arrivano più rapidamente e sono anche migliori. Non solo: i benefici sono evidenti anche per chi a Villa Bellombra ci lavora. Lavorare in un ambiente luminoso, stimolante, ben organizzato, efficiente e rilassante fa bene a tutti.

Innovazione e sostenibilità al servizio dei pazienti

«La nostra è una struttura che ha delle vetrate imponenti, quindi la luce del sole è più presente di quello che è in un normale edificio. – racconta Orta – La scelta è stata fatta proprio perché questa continua connessione con l’esterno e può, per alcuni pazienti, determinare uno stimolo. Così come per i giardini: interni, esterni, e c’è anche un giardino giapponese. Sono strumenti che servono ad attrarre i pazienti che sono interessati alla natura, al verde, allo stare all’aria aperta»

Oltre al verde, si aggiunge anche una piscina riabilitativa avanzata e una palestra robatica innovativa. E non è solo una questione di spazi a cui i pazienti possono accedere durante il loro percorso nella struttura, ma si tratta anche di ambiente accoglienti, come i giardini o come il bistrot, in cui i pazienti possono socializzare tra loro e ricevere i loro cari.

È necessario, anche attraverso la struttura stessa, far capire ai pazienti che la malattia è finita e che stanno cominciando il loro percorso di guarigione. A livello inconscio aiuta molto di più concentrarsi su ciò che di positivo ci aspetta (la guarigione) piuttosto che restare ancorati nel passato (la malattia). “Il paziente non si trova in una struttura di cura, ma in una struttura di guarigione”.

Con le opere di Konboye, la struttura condivide anche i valori, primo tra tutti quello della sostenibilità. Avendo costruito la struttura da zero, ci racconta Orta, gli studi di sostenibilità sono stati fatti a monte. A questo poi si sono aggiunti i pannelli fotovoltaici e tutte le pratiche necessarie per migliorare l’efficientamento energetico. Ogni dettaglio è stato seguito con grande cura, come ad esempio le luci, che si accendono dove possibile solo al passaggio e si regolano, anche grazie alle grandi vetrate, con la luminosità esterna. A testimoniare l’impegno, c’è anche la certificazione di Accreditation Canada, una certificazione all’eccellenza che risponde ad alti standard qualitativi e organizzativi per la sanità riconosciuti a livello internazionale e sviluppati in collaborazione con HSO (Health Standards Organization).

Alla sostenibilità ambientale, Villa Bellombra unisce anche quella sociale: come ci ricorda Orta infatti, non solo da 13 anni in qualità di consorzio producono il bilancio sociale, ma hanno cominciato anche a fare – da quest’anno – un bilancio di genere. Villa Bellombra infatti è stata certificata per la parità di genere. Esiste una norma internazionale al riguardo, molto complessa, ma questo non li ha spaventati.

Il ruolo dell’arteterapia in Italia

L’arteterapia è sempre più riconosciuta come disciplina fondamentale in diversi ambiti terapeutici, dalla salute mentale alla riabilitazione fisica. Il suo obiettivo è stimolare le risorse creative, espressive, affettive e cognitive dei pazienti.

L’arte è una forma di espressione antichissima, le cui origini risalgono al Paleolitico. Per l’essere umano, comunicare è essenziale, e l’arte è uno dei mezzi più potenti.

L’arteterapia utilizza diversi linguaggi, come pittura, scultura, musica, teatro e danza. Grazie a questi strumenti, i pazienti possono non solo affrontare meglio la malattia e la riabilitazione, ma anche esplorare le emozioni, rafforzare l’autostima e ridurre stress, ansia e depressione.

All’estero – come ha sottolineato anche Averardo Orta – è molto più diffusa, ma anche in Italia, seppure con velocità diversa, sta crescendo. Per approfondire, abbiamo intervistato Roberto Pasanisi, clinico e psicoanalista del CISAT, tra i massimi esperti del settore.

La connessione tra arte e sostenibilità

La mostra RESTART rappresenta quindi un esempio concreto di come arte e sostenibilità possano intrecciarsi per generare impatto positivo, non solo sull’ambiente ma anche sul benessere delle persone. Il lavoro di Eugene Ebipade Konboye dimostra che il riciclo può essere non solo un gesto ecologico, ma anche un potente simbolo di rinascita e trasformazione. Villa Bellombra, con il suo impegno verso l’arteterapia e la sostenibilità, evidenzia come l’innovazione possa essere al servizio della cura, creando ambienti capaci di ispirare e accompagnare i pazienti nel loro percorso di guarigione. Questa iniziativa risulta quindi essere un esempio virtuoso che dimostra come piccoli gesti e grandi idee possano contribuire a un futuro più consapevole, inclusivo e sostenibile.

Marta Tarasconi

Comunicazione, scrittura e sostenibilità

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