La scelta di una foto per accompagnare una notizia sulla violenza di genere è un compito delicato e di grande responsabilità. L’uso di immagini inappropriate può rafforzare stereotipi, rivittimizzare le persone coinvolte e ridurre l’impatto della notizia, alimentando una narrazione distorta del fenomeno. Vediamo insieme quali sono gli aspetti su cui riflettere per una scelta consapevole e rispettosa.
I pregiudizi più comuni
Uno degli errori più comuni nella rappresentazione della violenza di genere attraverso le immagini è la perpetuazione di stereotipi. La comunità giornalistica sta aprendo diversi dibattiti al riguardo per riflettere su nuove strade che mostrano rappresentazioni diverse da queste.
- Vittima passiva e debole: foto che ritraggono la vittima come completamente impotente, spaventata o sottomessa. Questo tipo di immagine riduce la persona alla sua condizione di vittima e ignora la sua capacità di resilienza e di reagire.
- Carnefice invisibile o stereotipato: rappresentare l’aggressore come una figura oscura o minacciosa rafforza l’idea che la violenza sia perpetrata solo da “mostri” o estranei, ignorando che spesso avviene in contesti familiari e da persone conosciute.
- Romanticizzazione del conflitto: alcune immagini tendono a rappresentare la violenza come un conflitto tra una coppia, quasi giustificandolo come un’espressione estrema di passione o amore, minimizzando così la gravità dell’abuso.
- Oggettivazione della vittima: alcune immagini possono inavvertitamente sessualizzare o oggettivare la vittima, con pose o abbigliamenti che distolgono l’attenzione dal tema della violenza. Le immagini che pongono l’accento sull’aspetto fisico o sull’abbigliamento possono perpetuare la colpevolizzazione della vittima.
Promuovere una narrazione costruttiva
Il giornalismo costruttivo offre un’alternativa potente alla tradizionale narrazione basata sulla sofferenza. Pone ciascuno di noi di fronte a delle domande che esplorano nuove possibilità e punti di vista diversi. Pertanto, potrebbe essere utile partire da cosa manca al dibattito pubblico su questo tema. È il punto di partenza da cui scaturiscono una serie di domande che possono guidarci verso la costruzione di una fotografia più etica e rispettosa.

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Una fotografia costruttiva
Jan Grarup è un fotografo di guerra ultra-premiato che ad un certo punto della sua vita ha detto:
“Ho pensato che vedere bambini uccisi da una granata avrebbe spinto le persone a reagire. Mi sono reso conto, invece, che le persone restano in silenzio. Non accade nulla. O almeno non accade ciò che mi sarei aspettato accadesse”.
Grarup ha fatto uno swich off e ha aggiunto dei nuovi elementi nelle sue foto, cambiando il punto di vista, inserendo la speranza. In una sua foto in cui uno sfondo di guerra e devastazione fa da padrone, lui cattura il momento in cui una giovane coppia ben vestita, mano nella mano cammina tra le macerie. Grarup è del parere che anche se non possiamo cambiare ciò che è già accaduto, possiamo trovare un riflesso di speranza in ciò che accade. È la speranza che incoraggia a credere nel potere del cambiamento, che alimenta la felicità e rinforza il desiderio di continuare a lottare.
Cosa chiedersi prima di scegliere un’immagine
Sulla scia di Grarup, si può provare a rispondere a domande che alimentano nuovi punti vista sulla rappresentazione della violenza di genere? Prima di selezionare una foto è utile porsi alcune domande prendendo spunto dall’approccio del giornalismo costruttivo:
- Che emozioni voglio suscitare nel pubblico? Evitare di puntare solo sulla paura e la tristezza. Considerare se la foto può trasmettere anche un senso di speranza e cambiamento.
- Quali sono le soluzioni proposte per affrontare la violenza di genere? Si potrebbe pensare di raffigurare le azioni intraprese per prevenire o affrontare la violenza, come momenti di dialogo, gruppi di supporto, rifugi sicuri o iniziative educative.
- Sto contribuendo a una narrazione rispettosa? Assicurarsi che l’immagine scelta non rivittimizzi la persona coinvolta o non ne riduca la dignità.
- Cosa hanno fatto negli altri Paesi del mondo? Fare una ricerca per capire esempi virtuosi nel mondo che possono fungere da spunto su realtà simili.
- Cosa dicono le ricerche sull’efficacia delle soluzioni contro la violenza di genere? Si potrebbe riflettere se includere simboli che rappresentano dati o studi, come libri, laptop o un contesto educativo, per far emergere il lato della consapevolezza e della conoscenza.
- Come posso evitare di rappresentare la vittima solo come debole o impotente? La foto deve mostrare dignità e forza, evitando rappresentazioni che riducano le persone a semplici vittime. Focalizzarsi sulle risorse che le persone utilizzano per affrontare e superare la violenza.
- Rappresento tutte le sfaccettature del problema? La violenza di genere non colpisce solo un tipo di vittima. Scegliere immagini che riflettano la diversità delle esperienze di tutte le persone coinvolte, indipendentemente dal genere, dall’etnia o dall’età.

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Evitare il sensazionalismo
Una delle note fondamentali comune a tutti gli approcci e che dovrebbe guidare ogni giornalista a prescindere dalla deontologia, riguarda l’importanza di non alimentare la spettacolarizzazione della violenza. L’obiettivo del giornalista deve essere informare, non intrattenere o scandalizzare. Immagini troppo cruente possono indurre una sorta di anestesia emotiva nel pubblico, riducendo la capacità di empatia e di reazione.
La scelta delle immagini è un passaggio cruciale nella comunicazione giornalistica della violenza di genere. Un uso attento e consapevole delle foto può contribuire a una narrazione più rispettosa e costruttiva, che non solo denuncia il problema, ma evidenzia anche la resilienza delle vittime e le soluzioni possibili. Come professionisti dell’informazione, abbiamo la responsabilità di trattare questi temi con la massima etica e rispetto, aiutando a costruire una società più consapevole e impegnata nella lotta contro la violenza di genere.
Contest fotografico per tutti i giornalisti, lanciato per raccogliere nuove idee su come rappresentare attraverso una foto la violenza di genere. Scadenza 31 ottobre 2024.

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