Papà e Mamma “Medusa”: una genitorialità positiva
La famiglia sta cambiando e il rapporto genitori-figli è sempre più complesso da interpretare.
La genitorialità deve fare i conti con l’avvento delle nuove tecnologie.
I genitori cercano costantemente il giusto equilibrio nel rapporto con i loro figli ma, purtroppo, si ritrovano a dialogare con i figli attraverso lo smartphone.
La sociologa Sherry Turkle ha scritto che: “Le persone riconoscono prontamente che nella conversazione vis-à-vis comprendono meglio i loro figli, coniugi, genitori e partner e imparano come relazionarsi con gli altri.
Eppure vi diranno anche che sono contente di usare la tecnologia per evitare quelle conversazioni. Perché? Perché le conversazioni vis-à-vis sono difficili. (…)
Quando ci viene offerto qualcosa che può semplificarci la vita, dimentichiamo i nostri scopi umani.
Ci lasciamo affascinare dall’idea di un mondo relazionale che potrebbe essere «senza frizioni», un po’ come il mondo delle macchine”.
La famiglia nell’era del digitale
La famiglia, nell’era della comunicazione digitale, deve fare i conti con le piattaforme tra rischi e opportunità. I racconti di genitorialità fragili senza supporti che tentano la comunicazione con i figli, divisi tra soggiorno e camera da letto e collegati attraverso le chat dei social network, sono davvero tanti.
Il Professore Pier Cesare Rivoltella ha spiegato alcune ipotesi di intervento per creare una stabilità all’interno di quella che, di fatto, è la famiglia digitale. “Evitare il surriscaldamento affettivo.
Essere troppo teneri, protettivi, remissivi, colloquiali non paga.
Evitare l’effetto-tenaglia.
Non paga nemmeno costringere all’angolo, stressare, ripetere fino alla nausea raccomandazioni e divieti che poi magari non si ha la forza di far rispettare.
Promuovere una pedagogia del contratto. Una pedagogia del contratto non è sintomo di una resa, ma una strategia dialogica che consente al genitore di riaffermare il suo diritto all’asimmetria educativa, ma allo stesso tempo di promuovere la responsabilità dei figli attraverso il dialogo”.
Le ipotesi di intervento, proposte dal Professore Rivoltella, non vengono riprese e approfondite da tutti. Infatti, troviamo genitori “spazzaneve”, “elicottero”, “curling”, “guscio d’uovo” e tante altre tipologie di genitori.
Il fenomeno dell’overparenting
A preoccupare è soprattutto il fenomeno dell’ “overparenting” ovvero quei genitori che intervengono nella vita dei propri figli e controllano tutto per paura che possano sbagliare o farsi del male. Addirittura, ci sono mamme e papà che sfruttano le nuove tecnologie per tenersi informati sui dettagli delle giornate dei loro bambini. Questo atteggiamento alimenta i timori dei bambini.
Recenti studi hanno evidenziato l’importanza della madre e del padre “accudenti” ovvero genitori presenti nella vita dei figli, ma mai iperprotettivi o invadenti.
I genitori medusa
In questi ultimi giorni, ho letto un articolo davvero interessante dedicato ai genitori “medusa”. Il giornalista Niccolò De Rosa ha scritto un articolo, pubblicato su fanpage.it, in cui ha descritto le caratteristiche dei genitori “medusa”.
De Rosa ci informa che il genitore “medusa” è entrato a far parte del lessico un po’informale di chi si occupa di famiglia e stili educativi. Il genitore “medusa”, al contrario di quanto si potrebbe immaginare, ha un approccio “molto permissivo e conciliante, che favorisce la libertà e l’autonomia dei figli rispetto a regole rigide e imposizioni”.
Il genitore “medusa” ascolta i figli e cerca di capire le loro necessità emotive. “Il concetto del Jellyfish Parent (jellysfish è la parola inglese che sta per “medusa”) è stato coniato nel 2022 dall’editorialista del quotidiano britannico The Guardian Emma Brockes. L’autrice si è è infatti lasciata ispirare dalla leggerezza con cui la medusa si fa trasportare dalla corrente per indicare uno stile genitoriale fluido e poco rigido, pronto a “fluttuare” tra le necessità del proprio figlio, adattandosi senza imporre limiti fissi o contorni netti”.
Un genitore “medusa” non è severo e accetta la volontà del figlio di “esprimersi e autodeterminarsi”.
Proprio per questo motivo, il genitore “medusa” riesce a dialogare con serenità e dolcezza con il proprio figlio. Il clima rilassato e tranquillo dà sicurezza ai figli dei genitori “medusa”.
Il genitore “medusa”, per quanto riguarda le regole, cerca di puntare “all’autonomia del bambino, il quale viene guidato dalle parole e dall’esempio del genitore nell’auto-determinare i propri limiti, arricchendosi di esperienze e, eventualmente, imparando dai propri sbagli”.
Questo tipo di rapporto ha dei vantaggi come ad esempio: “lo sviluppo del legame emotivo tra genitore e figlio e la possibilità di instaurare una relazione basata sulla fiducia e sulla comunicazione aperta”.
Esiste anche qualche rischio e qualche pericolo. “L’assenza di una struttura solida potrebbe creare confusione e insicurezza” nel bambino e la costante flessibilità del genitore medusa potrebbe ostacolare lo sviluppo di capacità di autoregolazione”.
Diversi esperti si sono pronunciati sul genitore “medusa” e la psichiatra Shimi Kang ritiene che sia fondamentale trovare un equilibrio tra “flessibilità e struttura”.
I genitori “medusa” devono delineare i contorni del loro comportamento per non commettere errori. Bisogna definire le regole e farle comprendere al bambino per “stabilire un equilibrio tra permissività e fermezza”.
Insomma, i genitori devono imparare a confrontarsi per comprendere come supportare i propri figli. Devono essere disposti ad accettare le proprie paure e a risolverle per poter fronteggiare le insicurezze dei loro figli.
Mi piace citare lo scrittore José Saramago che ha descritto il grande amore che i genitori nutrono per i figli: “Figlio è un essere che Dio ci ha prestato per fare un corso intensivo di come amare qualcuno più che noi stessi, di come cambiare i nostri peggiori difetti per dargli migliore esempio, per apprendere ad avere coraggio.
Sì. È questo! Essere madre o padre è il più grande atto di coraggio che si possa fare, perché significa esporsi ad un altro tipo di dolore, il dolore dell’incertezza di stare agendo correttamente e della paura di perdere qualcuno tanto amato. Perdere? Come? Non è nostro. È stato solo un prestito. Il più grande e meraviglioso prestito, siccome i figli sono nostri solamente quando non possono prendersi cura di sé stessi. Dopo appartengono alla vita, al destino e alle loro proprie famiglie. Dio benedica sempre i nostri figli, perché a noi ci ha benedetto già con loro”.
Allora, i genitori lascino fare ai figli le loro esperienze. Sicuramente, i bambini, i preadolescenti e gli adolescenti non dimenticano l’impronta degli insegnamenti ricevuti.
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