In Italia il primo impianto europeo per recuperare le terre rare dai magneti dei rifiuti elettronici

A Ceccano, in provincia di Frosinone, nascerà il primo impianto industriale europeo capace di estrarre e purificare le terre rare dai magneti dei rifiuti elettronici. Il progetto si chiama INSPIREE, è guidato dall’azienda italiana Itelyum e punta a ridurre la dipendenza strategica dell’Europa dalla Cina, trasformando i RAEE in una vera risorsa industriale.

Le terre rare sono un gruppo di 17 elementi chimici della tavola periodica – tra cui neodimio, disprosio, lantanio e ittrio – che nonostante il nome non sono affatto scarse nella crosta terrestre. Il problema non è la disponibilità, ma la concentrazione: si trovano disperse in piccolissime quantità e mescolate ad altri minerali, il che rende la loro separazione un processo chimico complesso, costoso e spesso inquinante. Ciononostante, sono elementi insostituibili: costituiscono i magneti permanenti alla base dei motori elettrici, delle turbine eoliche e di gran parte dei dispositivi tecnologici che usiamo ogni giorno. Senza di loro, la transizione verso un’economia a basse emissioni non potrebbe procedere.

Il dominio cinese e la risposta europea

Oggi la Cina controlla la stragrande maggioranza della filiera globale delle terre rare: parliamo di circa il 70% dell’estrazione mondiale, quota che sale oltre il 90% quando si guarda alla raffinazione e alla trasformazione in prodotti finiti. Una concentrazione così forte espone l’Europa a un rischio concreto di dipendenza strategica, in un settore cruciale per l’industria tecnologica e per la transizione energetica. Per rispondere a questa vulnerabilità, l’Unione Europea ha fissato con il Critical Raw Materials Act un obiettivo preciso: entro il 2030, almeno il 25% del fabbisogno europeo di materie prime critiche dovrà provenire dal riciclo. È in questo scenario che si inserisce il progetto italiano di Ceccano.
Il progetto INSPIREE è finanziato dal programma LIFE dell’Unione Europea e ha sede a Ceccano, all’interno dello stabilimento di Itelyum, azienda italiana specializzata nell’economia circolare e nella gestione dei rifiuti industriali complessi. Il progetto riunisce un consorzio di partner pubblici e privati: oltre a Itelyum come capofila, partecipano il consorzio RAEE Erion, l’azienda Glob Eco e l’Università degli Studi dell’Aquila, che ha sviluppato la tecnologia alla base del processo. A pieno regime, l’impianto sarà in grado di trattare fino a 2.000 tonnellate l’anno di magneti permanenti esausti, recuperando circa 500 tonnellate annue di ossidi e sali di terre rare ad altissima purezza.

Il processo tecnologico

Il cuore del progetto è un processo idrometallurgico articolato in più fasi. Si parte dallo smantellamento: i magneti permanenti vengono separati dai dispositivi elettronici ed elettrodomestici a fine vita. Segue il trattamento chimico vero e proprio, in cui i magneti vengono immersi in soluzioni acide organiche a basso impatto ambientale, capaci di essere riutilizzate più volte prima di essere smaltite, limitando così gli sprechi di solventi. Nell’ultima fase, gli elementi di terre rare vengono fatti precipitare sotto forma di sali e separati dagli altri metalli presenti nei magneti, come ferro e boro, ottenendo un prodotto puro e pronto per essere reimpiegato nella produzione di nuovi magneti.

I vantaggi ambientali e strategici

Rispetto all’estrazione mineraria, questo tipo di riciclo consente di ridurre in consumi energetici ed emissioni di gas serra, evitando l’apertura di nuove miniere e l’impatto ambientale che ne deriva. Il beneficio, però, non è solo ecologico: ogni tonnellata di terre rare recuperata sul territorio europeo è una tonnellata in meno da importare, e quindi un passo concreto verso una maggiore autonomia industriale e tecnologica rispetto a fornitori esterni.
Recuperare le terre rare direttamente in Italia significa anche generare valore industriale sul territorio: un rifiuto elettronico complesso, che fino a ieri rappresentava solo un costo di smaltimento, diventa una materia prima pronta per il mercato.

Il modello di Ceccano dimostra che la filiera del riciclo può competere con quella estrattiva tradizionale, offrendo un approvvigionamento più sicuro, più vicino e più sostenibile per tutte le industrie che di queste materie avranno sempre più bisogno in futuro. 

Davide De Gennaro

Davide De Gennaro

Laureato magistrale in Filosofia con esperienza editoriale come redattore e responsabile contenuti editoriali. Collaboro con varie testate online e con il WWF, curando articoli, format divulgativi e progettazione di contenuti. Mi occupo soprattutto di transizione energetica ed ecologica. Per passione, scrivo anche di musica.

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