E’ di queste settimane la notizia di massicci licenziamenti negli uffici statunitensi di Amazon, UPS, Target (catena di grandi magazzini). Banche come Citigroup e JP Morgan Chase, leader digitali come Meta-Facebook e Salesforce, big del commercio e dell’auto come Walmart e General Motors avvertono che taglieranno impiegati e manager o, comunque, smetteranno di assumere: per le loro nuove esigenze lavorative basta l’intelligenza artificiale. 128 mila licenziamenti, su un totale di 172 mila, hanno colpito aziende tecnologiche.
Tralasciando le visioni apocalittiche dei tecnofobici, proviamo ad analizzare il problema: il mondo del lavoro sta cambiando più in fretta delle competenze, a causa dell’intelligenza artificiale (AI) che sta trasformando radicalmente il mercato. Secondo il World Economic Forum, entro il 2027 quasi il 44% delle competenze dei lavoratori dovrà essere aggiornato, mentre l’OCSE stima che il 27% dei posti di lavoro subirà impatti diretti o indiretti dall’automazione.
Molte professioni stanno scomparendo, altre si stanno trasformando, e nuove figure stanno nascendo a una velocità che i sistemi educativi e formativi faticano a seguire. Non si tratta solo di una rivoluzione tecnologica: è una rivoluzione culturale e cognitiva. La vera domanda, allora, non è “quali lavori spariranno”, ma quali competenze resteranno umane e come possiamo svilupparle.
L’AI non sostituisce, ma cambia il lavoro
L’AI non è (solo) una minaccia. È un potente amplificatore di intelligenza, capace di automatizzare compiti ripetitivi e liberare tempo per attività più creative e strategiche, ma per sfruttarla serve un nuovo equilibrio tra tecnologia e umanità.
Tre tendenze stanno già emergendo:
- I lavori tecnici crescono, ma servono competenze sempre più ibride. Oggi non basta programmare: bisogna capire i dati, interpretarli e trasformarli in decisioni etiche e consapevoli.
- Le competenze umane tornano al centro. Empatia, pensiero critico, comunicazione, collaborazione: sono abilità che le macchine non possono replicare.
- Le professioni del futuro nascono dalla contaminazione. L’AI crea nuove figure miste, come i prompt engineer, gli AI content designer, i data ethicist, ma anche formatori e comunicatori capaci di tradurre la complessità in linguaggio umano.

Vuoi leggere altri articoli di Vito Verrastro?
Vito è co-fondatore del Constructive Network e di Lavoradio. Giornalista e comunicatore, si occupa di osservare e raccontare il mondo del lavoro con un occhio sempre puntato sulla comunicazione e l’informazione.
Le possibili soluzioni: educazione, formazione e cultura dell’apprendimento continuo
Se la sfida è grande, la soluzione è nelle nostre mani – e parte dalla scuola, dall’Università, dalle imprese, da noi e dalle nostre scelte.
1. Ripensare la scuola. Serve un modello educativo che non insegni solo a “usare” le tecnologie, ma a pensare con le tecnologie. La scuola dovrebbe sviluppare:
- curiosità attiva (imparare a sperimentare),
- pensiero critico (saper leggere e mettere in discussione le risposte dell’AI),
- collaborazione uomo-macchina (capire cosa lasciare alle macchine e cosa mantenere umano).
2. Formazione continua nelle imprese. Le aziende devono diventare luoghi di apprendimento costante. Non basta un corso di aggiornamento una tantum: servono percorsi di reskilling e upskilling continui, che aiutino le persone a restare al passo con l’innovazione.
3. Sviluppare una cultura dell’etica digitale. Ogni innovazione porta responsabilità. Capire come usare i dati, tutelare la privacy e garantire un uso equo e trasparente dell’AI è fondamentale per costruire fiducia e sviluppo sostenibile.
Indicazioni e consigli per affrontare il futuro
Ecco cinque direzioni concrete per prepararsi a convivere (bene) con l’intelligenza artificiale:
- Allenare la curiosità. Prova nuovi strumenti digitali, esplora, gioca. La curiosità è la migliore difesa contro l’obsolescenza.
- Coltivare il pensiero critico. Non fidarti ciecamente delle risposte dell’AI: analizza, contesta, verifica.
- Puntare sull’adattabilità. Cambiare mestiere o metodo non è una sconfitta, ma un atto di intelligenza, in un mercato che sarà sempre più magmatico.
- Saper collaborare con l’AI. Usa le macchine come alleate per migliorare produttività e creatività.
- Rafforzare empatia e comunicazione. In un mondo di algoritmi, la vera differenza resta e resterà nelle qualità umane.
Dal futuro temuto al futuro costruito
Lo scenario che stiamo osservando ci dice che il futuro del lavoro è in rapidissima evoluzione, ed è fortemente influenzato dagli effetti dell’intelligenza artificiale: uno strumento straordinario, ma il suo valore dipende da come lo usiamo. Se sapremo unire competenze tecnologiche e intelligenza emotiva, costruiremo un mondo del lavoro più intelligente, ma anche più umano.
Per conoscere 100 professioni del futuro, è disponibile questa guida gratuita: https://www.thefutureplay.it/pages/download-guida-23535
- Lavoro e Intelligenza Artificiale: come prepararci al futuro (senza paura) - Novembre 27, 2025
- Media education: come non essere manipolati - Ottobre 20, 2025
- Scuola senza voti: pro e contro di un esperimento che divide - Settembre 15, 2025

