Cumadoro. Il southworking parte dall’agricoltura

Negli ultimi tempi, in particolar modo, a seguito anche agli effetti della pandemia, si parla spesso, grazie al sostegno delle tecnologie digitali, di SouthWorking e aumentano sempre di più le aziende intenzionate ad aprire degli Hub al Sud. Altro fenomeno è la nascita di community sul tema. Dunque, si assiste ad una inversione di trend, una emigrazione al contrario, di rientro che nel corso dei precedenti anni, con il viaggio di andata aveva favorito lo spopolamento dei luoghi e l’abbandono della coltura dei terreni agricoli. Oggi vi è una forte volontà di creare posti di lavoro sul territorio locale, partendo dall’agricoltura, leva economica e volano anche per una forma di turismo enogastronomico, più lento, delle aree anche più interne, tra degustazioni e siti archeologici, specialmente in alcune zone del territorio italiano.

La piena consapevolezza di quanto sia fertile il territorio campano anche nell’area flegrea, vicino Cuma, ha portato a recuperare la coltivazione del pomodoro cannellino, tipico prodotto locale i cui campi sono dislocati tra i resti archeologici della Città Bassa.

Il Parco Archeologico di Cuma ha ospitato un tour dedicato al Pomodoro Cannellino Flegreo, l’ecotipo locale che rischiava di andar perduto e invece, negli ultimi anni, è tornato a impegnare gli orti flegrei.

«Il coinvolgimento anche degli enti territoriali è infatti sostanziale» sostiene Giovanni Tammaro dell’azienda Cumadoro– organizzatore dell’evento e oggi anche Presidente Confagricoltura Napoli, nonché membro della Associazione Pomodoro Cannellino Flegreo che, dal 2018, riunisce diversi produttori dell’eccellenza rossa flegrea. «Stiamo lavorando a un percorso» – ha precisato Tammaro – «che sta prendendo forma grazie alla messa a punto di un Comitato promotore per il riconoscimento della DOP – Denominazione di Origine Protetta-che metta insieme produttori e trasformatori, ma vuole coinvolgere anche i comuni quali Bacoli, Pozzuoli, Monte di Procida e Quarto e l’area flegrea del comune di Giugliano in Campania che ospitano le aree di produzione».

Il percorso del progetto di recupero del cannellino flegreo

Dal 2018 a oggi, l’area di produzione del Pomodoro Cannellino Flegreo è passata da 10 a quasi 40 ettari anche grazie all’ampliamento dei terreni coltivabili con precise azioni di riqualificazione e rigenerazione urbana, previste nell’ambito del Progetto Monterusciello Agro City (MAC), finanziato dall’Unione Europea, e attivate dal Comune di Pozzuoli che ha puntato al recupero di aree urbane abbandonate che dal 2020 sono state messe a coltura con il coordinamento di Stefano Grasso.  

«Il pomodoro cannellino flegreo è una tipologia che viene coltivata nell’area flegrea dal 1800. La coltivazione si è tramandata di generazione in generazione, per anni, fino ad arrivare ad oggi nonostante sia una lavorazione difficile e che si stava abbandonando perché manuale. Lo scopo della nostra associazione, costituita da più agricoltori dell’area è quella di far rivalutare questo pomodoro all’interno dell’area flegrea per cercare di arrivare alla certificazione» spiega Giovanni Tammaro, presidente di ConfAgricoltura Napoli e continua: «Come ogni frutto e ortaggio, le caratteristiche si ereditano dal territorio di appartenenza, che in questo caso è un territorio vulcanico e per cui questo pomodoro ha determinate caratteristiche come equilibrio tra acidità e zuccheri e una buccia molto sottile e questo permette di utilizzarlo sia sulla pizza che su piatti tipici senza essere pelato e tutto ciò lo rende un prodotto unico».

Il processo di coltivazione

Questo pomodoro si è adattato al pedoclima flegreo caratterizzato da terreni vulcanici e sabbiosi accarezzati da brezza marina tanto che è annoverato dalla Regione Campania tra i prodotti tradizionali. Il seme, che non è un ibrido, ma è custodito dall’azienda vivaistica Cumadoro del gruppo Tammaro, viene tramandato da generazione in generazione attraverso un attento processo di selezione dei pomodori migliori per recuperarne i semi che, essiccati al sole e conservati in luoghi asciutti e ventilati, vengono poi reidratati per la semina che inizia a fine febbraio. La coltivazione, rigorosamente manuale, si avvale del tradizionale supporto di canne, da cui il nome Cannellino, e spago in juta o canapa. Il raccolto va da metà luglio a fine agosto. 

L’agricoltura contro lo spopolamento delle aree limitrofe

E sulla manodopera e il suo impiego sul territorio locale, Tammaro aggiunge: «Altro intento, attraverso la ripresa della coltivazione del pomodoro, è quello di spingere tutti i giovani a riprendere in mano la coltura e la cultura dell’agricoltura, la tutela del territorio e attraverso questa attività raccontare la storia del territorio e farla conoscere. Con questo secondo evento vogliamo portare il pomodoro cannellino alla D.O.P. assieme a Confagricoltura Napoli e all’appoggio delle amministrazioni dell’area flegrea. La prima soddisfazione è che gli ettari sono aumentati per la produzione e lo scopo di questo evento è di mostrare l’impiego di questa splendida tipologia con l’intenzione di farlo conoscere anche all’estero. Spero di riuscire anche nella creazione di nuovi posti di lavoro in qualità di presidente di ConfAgricoltura Napoli».

Il turismo archeologico prima e dopo la pandemia

«Abbiamo vissuto una stagione complicata come la pandemia, un tempo che ci è servito per studiare e mettere in atto nuove strategie per metterle in atto con progetti, cantieri, lavori e nuove aperture, quindi è un piacere ritrovarsi con più forze ed energie e rivalutare anche il ritorno dei visitatori, che come gli altri anni stanno scegliendo di visitare il Parco Archeologico» racconta il direttore del Parco Archeologico dei Campi Flegrei, Fabio Pagano e specifica: «Rispetto al 2019 offriamo qualcosa di più: ci sono dei luoghi che prima erano chiusi, come Centocamerelle, Piscina Mirabilis, Il Tempio di Serapide. Penso a percorsi che prima non esistevano, come i percorsi del parco sommerso  di Baia ma penso anche alle tante mostre che abbiamo organizzato e fatto e al nostro museo al Castello Aragonese che, finalmente, da qualche mese, è aperto tutto il giorno».

Il matrimonio tra le eccellenze del territorio

«Siamo qui per celebrare questo matrimonio tra e con il nostro lavoro di cultura e promozione dei beni materiali e immateriali e le strutture del territorio e l’agricoltura dei prodotti tipici locali. L’etimologia di cultura è la stessa di ‘agri-coltura’ nel senso di coltivazione. Noi vogliamo unire queste due cose per far uscire fuori le eccellenze del territorio che sono storiche, archeologiche ma anche contemporaneamente da un punto di vista agricolo come eccellenze» sottolinea Pagano e aggiunge: «Il pomodoro cannellino è una eccellenza del territorio. Io amo questa simbiosi, questa dialettica dei campi agricoli che lambiscono i campi coltivati dell’archeologia, trovo se da un lato si toglie la terra per trovare la conoscenza, il nostro DNA e riscoprire le nostre radici, mi piace pensare che a pochi metri ci sono altre radici che producono altro tipo seme di cultura che produce una ricchezza sostenibile sulla quale noi guardiamo anche allo sviluppo del futuro».

Francesca Ferrara

Francesca Ferrara è Newsmaker, Mobile Journalist & Communication Consultant. Uno spirito entusiasta che non perde mai il focus sulle persone.

Per News48 scrive storie dall’Italia e dal mondo che raccontano soluzioni, iniziativa a favore della comunità e esperienze costruttive.

La Campania Felix dei Campi Flegrei

Cumadoro è dunque il nome del brand del pomodoro locale: il cannellino flegreo, sempre più ricercato nella cucina degli chef, anche stellati, per le sue caratteristiche tipiche che restituiscono al palato un gusto equilibrato per l’impiego nella creazione di qualsiasi ricetta e condimento della pietanza. Una tradizione recuperata, assieme alla sua memoria, per dar vita ad un progetto più ampio che passa dalla certificazione del prodotto fino alla sua esportazione oltre i confini italiani, per far conoscere, attraverso il gusto, la cultura del territorio grazie anche alla messa in rete ed unione degli agricoltori locali e l’impegno nella cura del territorio e alla creazione di nuove posizioni di lavoro.

«Anche quest’anno il Parco Archeologico di Cuma, luogo simbolo del territorio flegreo, ha ospitato l’evento in quello che è il sito di coltivazione più suggestivo del Pomodoro Cannellino Flegreo» – ha dichiarato Fabio Pagano – direttore del Parco Archeologico dei Campi Flegrei – che ha poi continuato «ma se l’archeologia è il nostro filone principale, lo sviluppo di percorsi integrati con le splendide risorse ambientali ed enogastronomiche è centrale nelle nostre strategie. La collaborazione con gli operatori che coltivano in questa area rappresenta una risorsa preziosa che il Parco intende sempre più valorizzare».

In questa direzione anche il Sindaco di Pozzuoli – Luigi Manzoni che si è detto disponibile e ha fatto sapere che «l’Amministrazione, per quanto di competenza, sarà sempre al fianco di chi intende valorizzare i prodotti del territorio, collaborando alla crescita sana del sistema economico locale».

In chiusura, l’intervento di Nicola Caputo – Assessore all’Agricoltura della Regione Campania che ha sottolineato come «la valorizzazione delle produzioni autoctone sia una riscoperta da promuovere anche attraverso un’indicazione geografica che possa rivitalizzare queste produzioni». «Quella di oggi – ha proseguito – è una bella festa in cui abbiamo ritrovato una commistione forte tra cultura e agricoltura, la qual cosa rappresenta una delle forze del nostro sistema agricolo in cui credere sempre più».  Infine, a testimonianza del rapporto stretto tra il Pomodoro Cannellino Flegreo, e l’economia del suo territorio, l’evento ha visto la partecipazione di enti e associazioni di settore quali Confagricoltura e Ebat – Ente Bilaterale Agricolo Territoriale. 

Francesca Ferrara

Francesca Ferrara

Newsmaker, Mobile Journalist & Communication Consultant Si occupa di Internet dal 2007. Oggi è giornalista multimediale e consulente in comunicazione. Nel 2009-2010, ha ideato e organizzato “Sentieri Digitali” la prima rassegna di culture digitali nel ventre di Napoli ed è founder e organizzatrice del "VesuvioCamp", del "XmasCamp Roma" e del "BackLinkCamp". Nel 2010, ha portato a Napoli il format "GGD Campania (Girl Geek Dinners) le cene delle donne appassionate di internet, new media e tecnologia". Nel 2011, è stata coach, in public speaking, per il Tour dei Mille di Telecom Italia, a Napoli. Videomaker, Photojournalist, Podcaster, Media Relator e Brand Journalist collabora con varie realtà editoriali sui temi delle culture digitali, tech, innovation, start-up e del solution journalism. Nel 2019, è stata trainer per il progetto #SHEMEANSBUSINESS di Facebook Italia in collaborazione con Fondazione Mondo Digitale occupandosi della formazione delle donne in merito all'uso dell'ecosistema Facebook e Instagram per il personal e il corporate branding. È autrice di contributi come il capitolo "Gli strumenti del comunicatore digitale" in 'Social Media Marketing', Franco Angeli 2012; di "Reputazione nell'era della mobile communication" in 'Digital Marketing Extra Alberghiero', Hoepli 2019 e di “Mobile Communication e Mobile Journalism. Due risorse strategiche per lo smart working” in 'Smart Working – Tool e attitudini per gestire il lavoro da casa e da remoto', Hoepli 2020. Ricopre il ruolo di Head of Communications per eventi e festival e di Digital Trainer per la formazione. Ha vinto per la sezione web la V° edizione del Premio Campania Terra Felix con l’articolo” Beach Volley Napoli crea una nuova cartolina della città tra gioco e sostenibilità ambientale” (https://www.news48.it/beach-volley-napoli/) È autrice di “NEWS CONTENT DESIGN – brand journalism e digital pr per comunicatori e aziende” Ed. Dario Flaccovio, 2022 In rete è @netnewsmaker

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