Il Podcast nella narrazione costruttiva

Riflessione per la Giornata nazionale dell’informazione costruttiva 2024  #GNIC2024

Ogni anno si è sempre detto che sarebbe stato l’anno del video, il che è vero ma in pochi sanno che da 20 anni, e in particolar modo, dal 2020, è anche l’anno del podcast che non è mettere degli spezzoni di trasmissioni radiofoniche on line, o almeno, non è solo quello ma affonda le sue origini nel 2003 quando Adam Curry e Dave Winer inventano il Podcast come viene ben raccontato sul sito di Assipod.

La storia di una genesi che arriva i giorni nostri

A quel tempo Adam è un ex VJ di MTV con la passione per la tecnologia, e vuole trovare un modo semplice e automatico per far scaricare e ascoltare i file audio, da lui pubblicati sul Web. La soluzione è la tecnologia RSS feed (Really Simple Syndication) inventata da Dave Winer: un semplice file sul Web consente di creare radio libere online, offrendo contenuti on-demand.
Con qualche linea di codice, Adam Curry ne rende possibile l’ascolto su iPod, lanciato da Apple nel 2001.

Il giornalista Ben Hammersley scrive, nel febbraio 2004, un articolo sul The Guardian coniando la parola “podcast”, che è scelta dall’American Dictionary “parola dell’anno” 2005.

Da allora nasce un nuovo media, un media indipendente, fatto dalle persone, per lo più e poi dalle aziende ed organizzazioni dove la creatività trova un altro canale di divulgazione ma non solo, lo trovano anche gli argomenti e le narrazioni più scottanti, come quelli su cui i giornalisti e comunicatori freelancer blogger d’informazione e comunicazione e content creator, anche di Instagram e Tik Toker, vogliono accendere un faro di luce.

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Il Podcast in Italia

Il programma di Rai2 “Galatea” è quello che nel 2005 ha lanciato la podcastcreation in Italia dedicandovi un servizio: “La Radio del Futuro”. Si delinea uno scenario aperto a due fronti: gli editori radiofonici, come Radio 105, usano i podcast per distribuire i programmi già andati in onda, per l’ascolto on-demand. e dall’altra i podcaster indipendenti come Franco Solerio di Rockcast Italia, che pubblicano podcast per passione. Ben presto a questi due ambiti di produzione si aggiunge quello universitario con la professoressa Enrica Salvatori, dell’Università di Pisa, pubblica il podcast “Historycast” e il professor Massimo De Santo, dell’Università di Salerno, che organizza il primo raduno dei podcaster italiani.

Le piattaforme di podcasting e la genesi di un nuovo mercato

Nel 2010, Francesco Baschieri, fonda Spreaker per consentire a chiunque di fare radio sul Web, ma i podcaster usano questa piattaforma per creare, pubblicare e distribuire il proprio podcast.

Nel 2012 nasce la app Apple Podcast (spin-off di iTunes) e, dal 2014, viene preinstallata su qualsiasi iPhone e iPad. Nel 2015 nasce la app Anchor, per scambiare messaggi audio, ma diventa presto un modo per creare podcast da smartphone.

Nel 2016 il giornalista Carlo Annese crea Piano P, primo editore di podcast giornalistici in Italia. Nello stesso anno, Giulio Gaudiano organizza la prima edizione del Festival del Podcasting, occasione di formazione e incontro tra podcaster, editori e piattaforme di distribuzione.

Un nuovo business è alle porte dei player di mercato che iniziano ad inserire podcast accanto alla produzione di audiolibri come lo fanno Storytel e Audible, consapevoli del potere attrattivo dei contenuti da ascoltareSpotify decide di ampliare la propria offerta accostando alla musica i podcast e viene presto seguita da altre aziende d’intrattenimento digitale. Inizia così una politica di acquisizione dei produttori di podcast: nel 2019 Spotify acquisisce Gimlet; nel 2020 Amazon acquisisce Wondery.

Nascono nuovi ecosistemi che comprendono la produzione (nel 2019 Spotify acquisisce Anchor), l’hosting dei podcast e la pubblicità. Nel 2020 Spotify acquisisce MegaphoneiHeart Media acquisisce Voxnest, che a sua volta aveva comprato Spreaker; nel 2021 Amazon acquisisce Art19 dopo aver integrato i podcast in Amazon Music. Infine anche Apple Podcast introduce un’importante innovazione per gli editori: i podcast in abbonamento. E si apre così una nuova era di corsa all’oro nel mondo del podcasting.

Francesca Ferrara

Francesca Ferrara è Newsmaker, Mobile Journalist & Communication Consultant. Uno spirito entusiasta che non perde mai il focus sulle persone.

Per News48 scrive storie dall’Italia e dal mondo che raccontano soluzioni, iniziativa a favore della comunità e esperienze costruttive.

Podcast e la società post pandemica

Il distanziamento sociale obbligato dalla pandemia da COVID-19 cambia le abitudini e la vita quotidiana delle persone in tutto il mondo divenendo un grande trampolino di lancio per la scoperta del media. Solo in Italia, fino al 2019, i podcast sono 3462; mentre nel 2020 diventano quasi 11000. Oggi sono molti di più.

Arriva il social network Clubhouse, e il suo analogo Greenroom lanciato da Spotify, le voice chat su Telegram. Per molti giovani la parola “podcast” diventa sinonimo di talk show su YouTube o su Twitch, forse anche grazie al celebre podcast video “Joe Rogan Experience”. Le grandi piattaforme di streaming audio pubblicano contenuti originali e in esclusiva, per attirare nuovo pubblico. Il caso di Joe Rogan, podcaster indipendente acquisito e poi censurato da Spotify, mette in luce un fatto: i podcast distribuiti tramite il proprio RSS feed possono essere gestiti in maniera indipendente; quelli acquisiti o prodotti dalle piattaforme, debbono necessariamente essere sottoposti a esigenze aziendali e commerciali.

La narrazione costruttiva indipendente con il podcast

Il podcast è solo uno strumento in più per veicolare una narrazione costruttiva, per abbracciare nuovi pubblici e community per gusti e temi di preferenza d’ascolto, tipo il Crime che spopola su qualsiasi piattaforma e per qualsiasi produzione e, indipendentemente che sia realizzato da giornalisti, documentaristi o cittadinii attivi, riesce a fare, metriche alla mano, molti ascolti.

Il podcast è anche un tipo di contenuto della mobile e media content creation che nella sua concezione, di base, ha uno spirito innovativo e indipendente e che può dar voce, in assenza di immagini, più facilmente a chi ha qualcosa da dire di forte e scottante ma gradisce più riservatezza e una delicatezza e accuratezza maggiore per la tutela della propria identità e questo accade perchè il podcast, nella sua nativa natura è intimo, è solo voce e suoni, semmai le immagini sono descritte a voce e con una buona struttura di scrittura alla base. Anche se oggi il video è è entrato a far parte della cultura e dialettica del podcast tanto che si parla di videopodcast su YouTube e su Twitch ad esempio.

Su qualsiasi piattaforma di distribuzione ci sono podcast di natura giornalistica come interviste e documentari e inchieste: alcuni indipendenti al 100%, ossia autoprodotti dal podcaster in persona, altri, realizzati con un supporto di consulenza e altri ancora invece realizzati dalle aziende con l’impiego di un intero staff tra autori, voce narrante, microfonista e sound designer e producer, tutte figure che durante la Settimana del Podcast di Roma e gli Assipod Day mensili organizzati da Assipod, s’impara a saper ricoprire in autonomia.

La narrazione attraverso il podcast può essere estremamente costruttiva in diversi modi:

  1. Comunicazione efficace. I podcast offrono una forma di comunicazione diretta e intima. Gli ascoltatori possono connettersi con il contenuto in un modo che va oltre la semplice lettura di un articolo o la visione di un video. Questo permette agli autori di trasmettere messaggi complessi in modo più efficace.
  2. Approfondimento e analisi. I podcast offrono spesso spazio per approfondire argomenti complessi. Gli ospiti possono esplorare temi in modo dettagliato e analizzare le varie sfaccettature di un argomento. Questo può aiutare gli ascoltatori a sviluppare una comprensione più completa dei temi trattati.
  3. Empatia e connessione. I podcast possono essere potenti strumenti per creare empatia e connessione tra gli ascoltatori e gli ospiti. Le storie personali possono ispirare e motivare gli altri, mentre le discussioni aperte su argomenti sensibili possono aiutare a ridurre lo stigma e a promuovere una maggiore comprensione reciproca.
  4. Formazione ed educazione. I podcast educativi possono insegnare nuove competenze, fornire informazioni aggiornate su argomenti specifici e offrire opportunità di apprendimento continuo. Molte persone utilizzano i podcast come fonte di informazioni e risorse per l’autoformazione.
  5. Intrattenimento informativo. Anche se il divertimento è uno degli obiettivi principali dei podcast, molti di essi forniscono anche informazioni preziose su argomenti interessanti. Questo permette agli ascoltatori di imparare nuove cose mentre si godono il loro tempo libero.

Tutti questi elementi portano la narrazione attraverso il podcast ad essere costruttiva perchè informa, educa, ispira e connette le persone in modi unici e significativi.

Contributo per la Giornata nazionale dell’informazione costruttiva 2024  #GNIC2024

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credit photo: Jean Balzan su Pexels

Francesca Ferrara

Francesca Ferrara

Newsmaker, Mobile Journalist & Communication Consultant Si occupa di Internet dal 2007. Oggi è giornalista multimediale e consulente in comunicazione. Nel 2009-2010, ha ideato e organizzato “Sentieri Digitali” la prima rassegna di culture digitali nel ventre di Napoli ed è founder e organizzatrice del "VesuvioCamp", del "XmasCamp Roma" e del "BackLinkCamp". Nel 2010, ha portato a Napoli il format "GGD Campania (Girl Geek Dinners) le cene delle donne appassionate di internet, new media e tecnologia". Nel 2011, è stata coach, in public speaking, per il Tour dei Mille di Telecom Italia, a Napoli. Videomaker, Photojournalist, Podcaster, Media Relator e Brand Journalist collabora con varie realtà editoriali sui temi delle culture digitali, tech, innovation, start-up e del solution journalism. Nel 2019, è stata trainer per il progetto #SHEMEANSBUSINESS di Facebook Italia in collaborazione con Fondazione Mondo Digitale occupandosi della formazione delle donne in merito all'uso dell'ecosistema Facebook e Instagram per il personal e il corporate branding. È autrice di contributi come il capitolo "Gli strumenti del comunicatore digitale" in 'Social Media Marketing', Franco Angeli 2012; di "Reputazione nell'era della mobile communication" in 'Digital Marketing Extra Alberghiero', Hoepli 2019 e di “Mobile Communication e Mobile Journalism. Due risorse strategiche per lo smart working” in 'Smart Working – Tool e attitudini per gestire il lavoro da casa e da remoto', Hoepli 2020. Ricopre il ruolo di Head of Communications per eventi e festival e di Digital Trainer per la formazione. Ha vinto per la sezione web la V° edizione del Premio Campania Terra Felix con l’articolo” Beach Volley Napoli crea una nuova cartolina della città tra gioco e sostenibilità ambientale” (https://www.news48.it/beach-volley-napoli/) È autrice di “NEWS CONTENT DESIGN – brand journalism e digital pr per comunicatori e aziende” Ed. Dario Flaccovio, 2022 In rete è @netnewsmaker

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