Cultura e comunità contro l’isolamento: il Sud che riscrive le emozioni
Secondo i dati ISTAT quasi il 25% della popolazione italiana ha più di 65 anni e, nel Mezzogiorno, questo dato si intreccia a reti familiari più fragili e a condizioni economiche difficili. Il 28,4% delle persone con limitazioni gravi vive da solo, e sempre al Sud, oltre il 30% degli anziani over 65 è in isolamento sociale. Anche tra i più giovani cresce il senso di solitudine cresce: oltre il 20% dei ragazzi tra i 16 e i 34 anni dichiara di sentirsi solo almeno una parte del tempo
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C’è un silenzio che si fa largo tra le strade di molti quartieri del Sud: non è fatto di rumore assente, ma di mancanza. Mancanza di dialoghi, di incontri, di spazi dove le persone possano sentirsi viste. È la solitudine sociale, quella che non sempre si nota ma che cresce laddove le relazioni si assottigliano e il senso di comunità si perde tra precarietà e disillusione.
La solitudine sociale: la fotografia dell’ISTAT
Secondo i dati ISTAT più recenti, in Italia quasi il 25% della popolazione ha più di 65 anni, e nel Mezzogiorno questo dato si intreccia a reti familiari più fragili e a condizioni economiche difficili. Il 28,4% delle persone con limitazioni gravi vive da solo, e in alcune regioni del Sud oltre il 30% degli anziani over 65 è in isolamento sociale. Anche tra i più giovani, il senso di solitudine cresce: oltre il 20% dei ragazzi tra i 16 e i 34 anni dichiara di sentirsi solo almeno una parte del tempo. Numeri che raccontano un disagio profondo, spesso invisibile, ma sempre più diffuso.
In questi territori, dove storicamente il contatto umano è parte del DNA quotidiano, nascono esperienze che scelgono di rimettere al centro le emozioni. In territori spesso raccontati solo attraverso marginalità e svantaggi, emergono luoghi che accolgono, ascoltano e accompagnano.
Parlare di emozioni nel Sud Italia oggi non è un esercizio astratto: è un gesto necessario. È il tentativo di ricucire ciò che si è lacerato. È un modo per ricordare che, anche nelle fragilità, si può costruire bellezza. Insieme.
Come ricorda Daniel Goleman, psicologo e autore del saggio “Intelligenza Emotiva”, «le emozioni giocano un ruolo fondamentale nella nostra capacità di pensare, pianificare, risolvere problemi e agire con efficacia». Esse attraversano la nostra vita quotidiana e ne influenzano ogni ambito, ma si esprimono in modi diversi, modellate dal contesto sociale, culturale e ambientale.
Il Sud Italia e l’espressione delle emozioni
Il nostro Sud è da sempre crocevia di culture, tradizioni e umanità stratificate. Vive le emozioni in modo identitario. L’apertura, il gesto, il contatto fisico, il linguaggio visivo ed espressivo delle persone che abitano questa parte del Paese sono tratti distintivi di un sentire che si manifesta con forza, senza troppi filtri. Le emozioni qui non sono solo esperienze individuali, ma si intrecciano alle relazioni, diventano costrutti sociali, collettivi, profondamente radicati nella quotidianità.
Ed è proprio a partire da questo patrimonio emotivo che alcune iniziative culturali stanno provando a dare nuove forme e nuove risposte a un bisogno sempre più evidente: ritrovare sé stessi attraverso la relazione, la narrazione e la cultura. Sono le librerie che vanno oltre la vendita dei volumi e offrono spazi in cui fermarsi, riconoscersi, ascoltare. E, in qualche modo, ricominciare ogni volta.
SognaLibro: crescita personale e incontro di anime in libreria
La libreria SognaLibro di Angela Maggio, giornalista freelance, esperta di pubbliche relazioni e comunicazione, e di Filomena Maggio, insegnante, è un esempio di questa relazione emotiva tra i libri e il contesto circostante.
Siamo a Potenza dove due sorelle, circa otto fa, hanno deciso di costruire uno spazio in cui coltivare e nutrire il tema della crescita personale. Si tratta di una libreria motivazionale pioniera in Italia nel suo genere, nata da un progetto ambizioso e di grande spessore umano: creare un’agorà culturale dedita a programmi di sviluppo personale.
«L’obiettivo – spiega Angela Maggio – era quello di avere un locus che fosse qualcosa di più e che permettesse un incontro di anime».
L’attività progettuale che viene portata avanti all’interno della libreria è quella di una serie di incontri che hanno come centro la scoperta del proprio talento, la conoscenza di sé stessi e delle strategie per realizzare il proprio sogno. Lo spiega attraverso una metafora la giornalista Maggio:
«Se si decide di intraprendere un viaggio, prima di partire, bisogna organizzarsi, è così anche per i sogni, bisogna fare la conoscenza di sé per poterli realizzare».

Nella libreria sono presenti libri che guardano proprio verso questo orizzonte di possibilità.
Durante la pandemia da Covid-19, le due professioniste hanno aggiunto un altro tassello alla propria formazione personale e professionale. Sono infatti diventate coach di crescita personale.
«Da questo nuova esperienza formativa è nata l’idea di “Ascoltiamoci”, uno spazio presente nella libreria, in cui, attraverso quattro incontri, viene data alle persone la possibilità di accendere una luce per illuminare le proprie risorse interiori, segnali che indicano la strada da percorrere», spiegano le due sorelle.
Il percorso non è a pagamento, ma implica un acquisto di tre libri. Oltre a questo progetto, nella libreria SognaLibro è stata attivata una biblioteca umana ispirata al modello danese: ogni mercoledì, persone che non si conoscono parlano tra di loro vis à vis. Spesso i partecipanti scoprono di avere risorse simili o anche vissuti di un certo tipo, oppure caratteristiche che possono essere di aiuto agli altri. Questo tipo di esperienza può essere molto importante per chi sta vivendo un momento di disagio e per chi si sente solo o in crisi. A seguito di quest’ora di ascolto e condivisione, le due coach invitano coloro che hanno partecipato a tale attività a raccontarsi in libertà.
Per coinvolgere i più giovani, Filomena Maggio organizza delle iniziative presso le scuole incentrate sull’ auto-aiuto. Vengono stimolati piccoli gesti spontanei quali un darsi la mano o un guardarsi negli occhi mossi da un pensiero che è molto caro alle due sorelle: “Nessuno si salva da solo!”

La risposta dei cittadini ai progetti della libreria è cresciuta man mano nel corso del tempo: «Ciò che è importante è il contagio positivo, quando si fa qualcosa per l’altra persona va bene. Una rosa nel deserto è l’immagine che più rappresenta il mio pensiero», afferma Angela Di Maggio.
SognaLibro è uno spazio in continua evoluzione che offre anche un angolo caffetteria e un giardino. Non si tratta di meri ambienti di design ma di angoli dove l’anima si ferma, dove si ascolta e ci si ascolta e dove si sta con il proprio sé e con gli altri.
Informazioni: libreriasognalibro.potenza
La cultura che illumina un quartiere di Napoli
Un altro esempio di Libreria Emotiva presente sul territorio italiano è Luce di Napoli. Situata nella Piazzetta Durante, è un luogo culturale che illumina il quartiere e in cui la letteratura e la scrittura vivono di una profonda energia, che si propaga al cuore e alla mente dei suoi visitatori.
Da Luce è possibile trovare numerosi volumi suddivisi per emozioni e argomenti. Pagine che parlano all’interiorità dei lettori che possono consultarli in base al proprio sentire del momento. Il progetto nasce dalla creatività dello scrittore Lorenzo Marone e della sua socia Co-fondatrice Roberta Nicodemo, counselor e mediatrice familiare.
«La mia idea era quella di mettere al centro il sentire, rallentare, entrare in un luogo che possa diventare un luogo dell’anima dove ci si sente accolti. C’è una divisione dei libri (narrativa, saggistica, letteratura dell’infanzia) in base alle emozioni principali, che noi dividiamo in quattro categorie, con tutte le sottocategorie: gioia, tristezza, rabbia e ansia. […] L’atto del leggere non è solo un atto solitario, ma anche un atto che serve a stare insieme e a entrare in connessione […] vogliamo diventare una luce per il quartiere», afferma Marone.
«Luce non è solo un nome. È un’idea, un simbolo, un’ispirazione. È il nome di uno dei due miei personaggi più amati, una donna che i lettori hanno imparato a conoscere e a portare nel cuore. È una donna determinata, indipendente, che non si lascia mettere i piedi in testa, che non si lascia calpestare. Una donna che lotta per la legalità, che illumina un quartiere difficile con la sua forza e la sua presenza», si legge sull’account Instagram della libreria.
Luce rappresenta quindi una sorta di locus amoenus culturale in cui fermarsi e donarsi del tempo per prendere consapevolezza delle proprie emozioni, in cui presentare la forza illuminatrice delle donne, in cui accogliersi e accogliere l’Altro, in cui trovare elementi di supporto all’interno di un contesto in cui ci si incontra e ci si confronta.

La libreria non si occupa solo di vendita di libri ma propone anche mostre fotografiche, angolo caffetteria, laboratori, workshop e gruppi di lettura, corsi di scrittura terapeutica e sul diario della gratitudine, corsi su come imparare a scorgere la bellezza, spazio genitori.
Librerie come habitat emotivi
Le librerie di Potenza e Napoli non sono solo luoghi in cui si vendono libri. Sono habitat emotivi, rifugi relazionali, piccoli laboratori di senso in cui le persone si scoprono parte di una comunità che ascolta, accoglie e condivide. Rispondono a un bisogno profondo e universale: quello di sentirsi meno soli, ma anche quello, ancora più raro, di sentirsi visti.
In un tempo che ci vuole efficienti, performanti e spesso disconnessi da noi stessi e dagli altri, questi spazi propongono un’alternativa gentile: quella di rallentare, di abitare le emozioni, di riannodare i fili della nostra umanità. In territori segnati da fragilità strutturali e isolamento crescente, come molti del Sud Italia, la cultura si fa strumento concreto di coesione, relazione, rinascita.
E allora sì, si può ancora immaginare un Sud che non è solo cronaca di difficoltà, ma terra di possibilità emotive e sociali. Un Sud che illumina, che cura, che costruisce connessioni là dove tutto sembrava disgregato. Un Sud che, attraverso librerie come SognaLibro e Luce, ci ricorda che la cultura – quando è vissuta, condivisa e accessibile – non è un lusso. È un diritto. Ed è, più che mai, una necessità.
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