La Magnifica Humanitas di Papa Leone XIV sull’IA
C’è una frase della prima enciclica, Magnifica Humanitas, di Papa Leone XIV che sono stata davvero felice di leggere.
Ma prima, un po’ di contesto.
Papa Leone è il primo papa statunitense della storia cattolica. E un’enciclica è il documento più importante emesso dal Vaticano sostanzialmente per due ragioni: rispondere ai problemi e ai dubbi più cruciali del momento storico in cui viene emesso o per chiarire o affrontare temi relativi alla dottrina cattolica.
Ed eccoci arrivare a maggio 2026: Papa Leone XIV sceglie il primo motivo ed emette la sua enciclica. Il tema? L’intelligenza artificiale.
E non l’affronta in modo alto e teorico, ma molto pragmatico.
L’IA come questione politica
Come ti dicevo in apertura, c’è un punto di questa enciclica che mi ha colpita:
Non è possibile dare una definizione univoca e completa dell’IA. Ciò che possiamo affermare è che occorre evitare l’equivoco di equiparare questa “intelligenza” a quella umana.
Sono due frasi che dicono più di quanto sembri. Perché riconoscono la potenza dell’IA e, proprio per questo, comprendono l’importanza di usare le parole giuste e di riportare tutto a ciò che è: artificiale.
Nei momenti dell’enciclica in cui papa Leone affronta l’intelligenza artificiale e il suo impatto nel nostro tempo, ogni frase, anche la più semplice, non è mai una frase tecnica e non è neanche una frase religiosa. È una frase politica.
In questa ottica, l’enciclica appare come uno dei documenti più politici, pronunciati sull’intelligenza artificiale negli ultimi mesi.
Mentre il dibattito pubblico continua a oscillare tra entusiasmo e paura, Leone XIV ha scelto di parlare di qualcosa di molto più scomodo: il potere.
Questione di responsabilità
Chi decide come funzionano gli algoritmi? Chi decide quali valori incorporano? Chi decide che cosa viene premiato, mostrato o escluso?
Nella sua prima enciclica, il Papa parla apertamente del rischio che l’IA venga guidata da aziende private transnazionali, che in alcuni casi sono addirittura più potenti della capacità regolatoria dei singoli Stati.
Detto così, non sembra nemmeno un’enciclica. Sembra un’analisi lucida sulla governance dell’intelligenza artificiale.
Ma c’è di più.
Per lavorare su questi temi, il Vaticano ha dialogato anche con Anthropic, una delle aziende americane più importanti nello sviluppo dell’IA e tra le poche che hanno fatto della sicurezza e dei limiti dell’intelligenza artificiale una priorità, tanto da entrare in conflitto con la presidenza statunitense per essersi rifiutata di mettere i propri modelli al servizio di applicazioni militari.
Se non ne hai sentito ancora parlare, hai sicuramente sentito invece di Claude, l’IA generativa che è ormai la vera rivale di ChatGPT (nata in OpenAI).
E Anthropic non è rimasta dietro le quinte: Christopher Olah, co-fondatore dell’azienda, ha incontrato il papa ed era presente alla lettura dell’enciclica.
Tra le cose che ha detto Olah, ti segnalo una che suona così: Ogni laboratorio di frontiera AI opera dentro incentivi che possono entrare in conflitto con ciò che è giusto fare.
Noto che lo dice un ricercatore di una di quelle aziende.
È qui che l’enciclica diventa davvero interessante. Perché non parla dell’IA come di una tecnologia neutra. Parla dell’IA come di una struttura di potere.
E uno dei passaggi più netti riguarda la guerra: Nessun algoritmo può rendere moralmente accettabile la guerra.
In un momento in cui si discute sempre più apertamente di armi autonome e sistemi decisionali automatizzati, queste parole in un’enciclica non sono simboliche. Sono un segnale culturale enorme.
Leone XIV non sta dicendo Fermiamo l’IA!
Sta dicendo qualcosa di molto più difficile e di molto più urgente: impediamo che l’efficienza diventi il valore supremo.
Questa, secondo me, è la vera questione del nostro tempo. Non che le macchine diventino troppo intelligenti, ma che gli esseri umani smettano di interrogarsi su che cosa non dovrebbe essere automatizzato, su quali decisioni debbano restare umane, su che cosa vogliamo proteggere mentre costruiamo il futuro.
Che smettano di usare il proprio pensiero critico.
Lavoro da anni all’incrocio tra intelligenza artificiale, etica e informazione. E raramente ho letto, fuori da quei contesti, un contenuto che le nomini con tale chiarezza.
Per questo ho deciso di portarli oggi a te, in questa newsletter.
Dobbiamo risvegliarci e comprendere a chi stiamo delegando le scelte che definiscono il nostro futuro e se siamo disposti a rivendicare il diritto di farle noi.
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